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16 Febbraio 2026
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Cosenza, la Provincia che pesa come una Regione: Faragalli contro Caruso, resa dei conti tra coalizioni

Non è una semplice elezione di secondo livello, ma un test politico che misura la compattezza del centrodestra attorno a Faragalli e la capacità di Caruso di costruire un fronte progressista radicato nei territori

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Faragalli vs Caruso, non è solo la sfida per la conquista della presidenza di una delle province più estese d’Italia, quella cosentina, bensì un misuratore delle condizioni di forma di due coalizioni che nutrono ambizioni diverse. Da una parte il centrodestra, che prova a far quadrato attorno al proprio outsider, il sindaco di Montalto Uffugo, nella speranza di suturare qualche ferita apertasi tra big in occasione delle regionali di ottobre scorso. Biagio Faragalli è amministratore dinamico e legittimamente ambizioso, capace di interpretare meglio di altri suoi colleghi viciniori, cui pure si era pensato (ad esempio i sindaci di Bisignano, Lattarico) il protagonismo delle autonomie locali.

Il fronte progressista e la strategia territoriale

Dall’altra, Franz Caruso, che si propone, anche in prospettiva regionale, quale federatore di una area progressista obbligata a superare la logica fallimentare del campo largo, per confrontarsi con un format di coalizione più basato sui territori e meno sulla politica della rappresentanza.

In questa direzione, la saldatura alla candidatura Caruso dei sindaci di Rende, Corigliano-Rossano e Acri, Principe e Stasi e Capalbo, sia pure in un contesto di elezione di secondo livello (preclusa al voto dei cittadini) può gettare le premesse per quel centrosinistra dal basso che in molti auspicano. Attenzionato speciale, inutile dirlo, proprio Stasi, da cui ci si attende una prova di maturità politica che cancelli sul nascere il detto “che Flavio non appoggia nessuno, se non lui stesso”.

Punti di forza e fragilità

In questa fase, Faragalli e Caruso, sono il meglio che il mercato politico possa offrire. Ma ciò non significa che i due siano privi di punti deboli. Faragalli potrebbe pagare dazio alla delusione di alcuni suoi omologhi di area moderata che si aspettavano la nomination, e che da giorni si pongono la stessa domanda degli amanti feriti: “Dal momento che si è pescato nella periferia, cos’ha lui che io non ho?”.

Franz Caruso, dal canto proprio, deve stare attento alle possibili ritorsioni degli scontenti per gli esisti del recente rimpasto nell’esecutivo della città capoluogo: alcuni di essi controllano tanta periferia progressista.

Il fattore territoriale e la rabbia diffusa

Per quanto ponderato, esiste poi un bacino di voto che sfugge al bipolarismo, e che deve preoccupare l’area azzurra in particolare. Ci sono primi cittadini arrabbiati col centrodestra di governo regionale, dal quale pretendevano più impegno negli ultimi 6 anni su alcuni ambiti cruciali.

Una rabbia diffusa in quei territori che stanno pagando un prezzo altissimo alla sciatteria mostrata sui fronti della erosione costiera e del dissesto idrogeologico, dove qualcosa deve cambiare a livello regionale. Perché certe autorità, semplicemente, non funzionano.

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