“L’attacco che l’assessore Brunetti mi rivolge su Arghillà è inaccettabile”. Con parole nette, la senatrice della Lega Tilde Minasi replica alle dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi dall’assessore del Comune di Reggio Calabria, che avrebbe attribuito alla sua esperienza amministrativa dei primi anni Duemila responsabilità dirette sulla situazione di degrado e criminalità del rione collinare.
Minasi respinge quella che definisce una ricostruzione strumentale e propagandistica, sostenendo di conoscere nel dettaglio quanto fatto prima, durante e dopo il suo mandato da assessore alle Politiche sociali.
La genesi del “ghetto” di Arghillà
Nel merito, Minasi contesta l’affermazione di Brunetti sulla “delocalizzazione indiscriminata” delle famiglie rom dall’ex Caserma 208 di Sbarre verso Arghillà. “Così dimostra di non conoscere i fatti”, afferma la senatrice, richiamando anche la ricerca IReF/Cestim.
Secondo lo studio citato, la prima delocalizzazione risalirebbe al 1998, quando 25 famiglie rom furono trasferite ad Arghillà, dove già vivevano altri 20 nuclei. Nel 2001, con la costruzione dell’ospedale Morelli, ulteriori 40 famiglie vennero spostate nella stessa area con una soluzione definita “provvisoria”, poi divenuta definitiva. All’epoca, sottolinea Minasi, governava un’amministrazione di centrosinistra guidata da Italo Falcomatà.
Le scelte dell’amministrazione di centrodestra
La senatrice rivendica invece l’azione della giunta di cui faceva parte, parlando della prima delocalizzazione programmata, avviata nel 2003 con lo spostamento di 12 famiglie, l’assunzione di 12 assistenti sociali e accordi con l’Opera Nomadi, oltre all’utilizzo di fondi regionali e del Ministero dell’Interno per l’emergenza abitativa.
Tra i risultati indicati anche lo sgombero, la demolizione e la bonifica dell’ex Caserma 208, oltre all’avvio di progetti per i minori, servizi sanitari e la presenza di un presidio di polizia.
Il nodo dei fondi PinQuA e del Pnrr
Minasi interviene poi sui finanziamenti PinQuA destinati alla riqualificazione di Arghillà, contestando la versione fornita dall’amministrazione comunale. Dopo una verifica presso il Ministero, riferisce che il finanziamento complessivo ammontava a 17.998.319,40 euro, comprensivi di 2.999.719,90 euro di FOI.
Poiché due dei tre lotti non presentavano obbligazioni giuridicamente vincolanti, il contributo Pnrr sarebbe stato ridotto a 4.999.533,17 euro con un decreto di definanziamento. L’avanzamento finanziario risulterebbe pari all’1%, nonostante il Ministero abbia già erogato l’anticipo massimo del 30%.
Secondo Minasi, il Comune avrebbe inoltre dichiarato di non essere in grado di completare i lavori entro i termini previsti dal Pnrr, nemmeno per il lotto rimasto finanziato.
“Servono presenza dello Stato e continuità”
“Arghillà non ha bisogno di slogan – rimarca la senatrice – ma di continuità amministrativa, presidio dello Stato e capacità di far vivere i servizi sul territorio”. A suo avviso, l’interruzione delle politiche sociali e degli strumenti di accompagnamento avrebbe favorito degrado, illegalità e marginalità.
Minasi chiede quindi una cabina di regia stabile tra Comune, Aterp, Prefettura e Governo, annunciando di aver già interloquito con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che avrebbe garantito una visita sul posto.








