Reggio Calabria, Cosenza e Crotone andranno presto al voto e Giuseppe Conte non ha nessuna intenzione di replicare la figuraccia elettorale fatta a Lamezia Terme (la quarta municipalità più popolosa della Calabria) in occasione delle comunali della scorsa tarda primavera. “Dobbiamo lavorare – si dice dietro le quinte del Movimento Cinquestelle – per garantirci una presenza importante nelle assise dei capoluoghi che andranno al voto“.
L’anticipo dei contiani e la paura dell’immobilismo
Un obiettivo che i contiani iniziano a perseguire con salutare ostinazione, e con un certo anticipo sulle date delle consultazioni cittadine, che peraltro ancora non si conoscono. La premura del leader dei pentastellati è motivata – ci riferiscono – dalla preoccupazione, per nulla infondata, che qualcuno dei suoi in Calabria stia ancora dormendo sulle macerie delle regionali di ottobre.
Il dilemma: rivoluzione o restyling
Di qui il dilemma che circola da un pezzo: rivoluzionare i vertici regionali dei pentastellati o limitarsi ad un’opera di restyling accordando nuova fiducia agli attuali assetti? Difficile fare ipotesi adesso.
Radicamento territoriale o aristocratica distanza
Cresce, tuttavia, il fronte di chi vedrebbe in un cambio di coordinamento l’occasione per lanciare un’offensiva in termini di radicamento ai territori, specie a quelli che presto saranno interessati dal turno municipale. Un’offensiva che non si può condurre con certa aristocratica puzzetta sotto il naso e con la strampalata politica telematica dei click.
I limiti del passato
Due “soluzioni” ponziopilatesche che, nel corso degli anni, sono riuscite a fare fuori preventivamente energie locali e amministratori, che avrebbero portato linfa fresca al movimento. Meno guru da quattro voti (e filosofi del cavolo) e più mastini di territorio. Questo vogliono da Roma: senso pratico, decisioni incisive, non tribunali alla Torquemada.
Aprire, accogliere, includere
Ci sono consiglieri comunali, assessori, persone di buona volontà e di cultura progressista, che non si riconoscono nell’offerta ufficiale delle sinistre, e che andrebbero abbracciate, coinvolte, accolte, senza sospetti e analisi delle urine che abbiano quale finalità la ricerca di qualche cambio di casacca del passato. Con il purismo non se ne fa strada o meglio, si rischia di imboccare quella della irrilevanza negli enti locali.
Oltre l’alibi del movimento d’opinione
Ci si obietterà : ma il M5S è una creatura di opinione, mica un partito tradizionale. Rispondiamo che questo alibi non regge più, ma soprattutto non rispecchia la nuova dottrina Conte.









