“In politica non tutto può essere ricondotto alla convenienza elettorale. Ci sono differenze che non si possono annacquare, identità che non possono essere messe insieme soltanto perché appartengono, genericamente, alla stessa area. Vannacci rappresenta una destra fortemente identitaria, nazionalista, radicale nei toni e nelle posizioni, che si propone come alternativa persino agli stessi partiti del centrodestra. Non è la destra liberale, autonomista, popolare e di governo che ha visto Italia del Meridione federata con la Lega essere parte attiva alla guida della Regione e del Paese”. E’ quanto afferma Orlandino Greco, consigliere regionale della Lega Calabria.
Un no importante
Greco aggiunge: “Ed è per questo che considero importante il no di Matteo Salvini a una nuova alleanza con Vannacci. La Lega, con la sua storia autonomista e federalista e con la sua collocazione nel governo, non può essere confusa con un progetto che punta a occupare lo spazio della destra identitaria e iper-nazionalista.
La stessa chiarezza è arrivata da Roberto Occhiuto. Il presidente della Calabria ha parlato di uno spazio politico opposto a quello del centrodestra e ha spiegato che un’alleanza con Vannacci rischierebbe di
cambiarne il DNA. E pochi giorni fa è stato ancora più netto: “Il mio governo regionale non ha nulla a che spartire con chi sceglie Roberto Vannacci”. Il populismo vannacciano è molto simile al populismo grillino, con l’aggravante di non avere rispetto e considerazione della persona umana quando parla per esempio dei gay e delle persone diversamente abili. Ma non solo. Basti pensare alle ultime uscite sull’aborto, che, come ha osservato Salvini, invece di proiettare l’Italia verso il futuro rischiano di riportarla indietro.
Erano i nostri nonni, erano i nostri bisnonni
Dice ancora Greco: “E, in questa direzione, c’è un altro tema che rende evidente questa regressione della politica portata avanti da Vannacci: la cosiddetta remigrazione. Prima di trasformarla in una parola d’ordine politica dovremmo ricordare cosa ha significato per milioni di italiani la parola emigrazione. Chiediamolo ai calabresi partiti negli anni ’40 verso l’Australia, l’America, l’Argentina. Uomini e donne che hanno conosciuto la fatica di partire, una lingua sconosciuta, il pregiudizio e la necessità di ricominciare. Erano i nostri nonni. Erano i nostri bisnonni. Possiamo essere inflessibili sulla sicurezza, sull’immigrazione irregolare, sul rispetto delle regole e sui rimpatri di chi non ha diritto a restare. Ma non dobbiamo trasformare la paura in identità e l’identità in esclusione. La Calabria, più di altri territori, dovrebbe ricordarlo. Per questo oggi non serve ambiguità. Serve scegliere. E Vannacci, nel tempo, è venuto meno agli stessi valori che per anni ha professato con grande ardore, rimanendo accecato dal canto delle sirene di un protagonismo personale che ha finito per prevalere sulla responsabilità politica”.
Protagonismo becero
Conclude Greco: “Un protagonismo becero, alimentato da una visione sempre più individualista e da un linguaggio improntato al rancore verso alcuni segmenti della società, che, come abbiamo visto, poco ha a che vedere con l’idea di una destra moderna, capace di governare e di parlare a un Paese intero. Ed è proprio qui che passa la linea di demarcazione. Perché una cosa è difendere l’identità, la sicurezza, i confini e il rispetto delle regole. Un’altra è costruire consenso alimentando divisioni, paure e risentimenti, fino a trasformarli in una visione politica. Noi scegliamo un’altra strada. E allora sì, è arrivato il tempo di scegliere. Senza ambiguità, senza calcoli e senza compromessi. Con Vannacci, nessuna alleanza. Non per tattica, ma per cultura politica.












