9 Ottobre 2026
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Fuga di gas al liceo di Vibo, il fato ha evitato una nuova Crans Montana. Il Comune sotto accusa: chi doveva controllare il cantiere?

Transenne, ostacoli all’evacuazione e lavori spostati al pomeriggio soltanto dopo l’emergenza: le contestazioni alla gestione del caso da parte dell'Amministrazione comunale. Tutto ciò che non torna

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Un duro scambio di accuse tra forze di opposizione e di maggioranza ha caratterizzato le ore successive all’incidente verificatosi nel cantiere prospiciente il liceo scientifico, che ha provocato un’imponente fuga di gas. Non è difficile immaginare cosa sarebbe potuto succedere in caso di deflagrazione, una strage che avrebbe fatto impallidire quella verificatasi a Crans-Montana in Svizzera; fortunatamente prima il fato e successivamente il sangue freddo dimostrato dalla dirigente dell’istituto, Licia Bevilacqua, nel gestire sia i fisiologici momenti di panico che hanno preceduto l’evacuazione di oltre 1300 persone tra studenti e personale, sia le difficoltà connesse all’inaccessibilità delle vie di fuga esterne alla scuola, ostruite dalle transenne e materiale di cantiere, hanno evitato che succedesse quello il cui sol pensiero fa tremare i polsi.

Le contestazioni sul cantiere e le accuse di sciacallaggio

Scampato il pericolo, restano le responsabilità di quanto accaduto che, contrariamente al tentativo delle forze di maggioranza di derubricare il tutto ad un evento accidentale, sono inconfutabili. Infatti il danneggiamento di una condotta non può essere catalogato come un evento fortuito, essendo l’evidente risultato di un lavoro eseguito non a regola d’arte; diversamente opinando si arriverebbe all’assurda conclusione di ritenere normale che, durante un intervento per ripristinare una condotta, se ne danneggi un’altra perfettamente funzionante.

Prima di entrare nel merito delle responsabilità bisogna occuparsi delle accuse di sciacallaggio rivolte alle forze di opposizione le quali, a nostro avviso, non hanno fatto altro che il loro mestiere nel denunciare le mancanze dell’amministrazione. L’impressione è che quelle accuse siano un maldestro tentativo di buttarla in caciara per spostare il dibattito su un piano diverso; il tema non è quello inerente alle modalità di denuncia delle forze di opposizione bensì quello attinente a tutto ciò che avrebbe dovuto predisporre l’assessorato competente per creare le condizioni affinché l’attività didattica di un istituto scolastico si potesse svolgere in piena sicurezza.

Le responsabilità politiche di Romeo e Monteleone

Quanto ai titolari delle responsabilità politiche dell’accaduto, riteniamo che sbaglino coloro i quali pongono sul banco degli imputati il solo assessore ai lavori pubblici Salvatore Monteleone, in quanto accanto a quest’ultimo va collocato il sindaco Romeo. E’ vero che a Monteleone spetta in modo specifico la supervisione dell’apparato tecno-burocratico demandato al controllo della sicurezza dei cantieri ed alla qualità dell’esecuzione dei lavori, ma è pur vero che il sindaco “vigila” sull’operato dei propri assessori e risponde dei risultati conseguiti. E’ dal momento dell’insediamento dell’esecutivo che in ogni cantiere emergono delle criticità sia in ordine alla durata infinita dei lavori che in relazione alla qualità dei risultati, e adesso anche per quanto concerne l’incolumità dei cittadini. Se di fronte ad una serie continua di fallimenti Romeo continua a difenderne l’operato attraverso una nota stampa, di cui diremo più avanti, necessariamente deve essere ritenuto il principale corresponsabile.

Noi comprendiamo perfettamente che in una città delle dimensioni di Vibo possano esistere dei rapporti personali tra il sindaco ed un assessore, ma, se governi una città, al primo posto devi porre il bene comune e gli interessi dei cittadini e se un assessore si dimostra non all’altezza, amico o non amico, lo devi sostituire.

Il precedente della nomina di Minniti

D’altro canto questo “eccessivo buonismo” di Romeo non si riscontra solamente nei confronti dell’assessore Monteleone ma era già emerso, in maniera ancor più marcata, nei confronti del capo di gabinetto Giampiero Minniti, costretto poi a dimettersi nello scorso mese di agosto poiché indagato in un procedimento penale aperto nei suoi confronti dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia. Una nomina, quest’ultima, avvenuta nel marzo 2025 a conclusione di un travagliato iter procedurale che aveva scatenato aspre critiche da parte delle opposizioni, dei cittadini e del maggior partito della sua maggioranza, quel PD i cui assessori presero le distanze dalla decisione del sindaco.

La nota del Comune e i nuovi orari dei lavori

Chiuso il capitolo relativo ai titolari delle responsabilità politiche e ritornando alla nota stampa di cui sopra, sottoscritta da sindaco ed assessore, va subito detto che essa s’è dimostrata inidonea a raggiungere l’intento sperato (scaricare ogni responsabilità su impresa esecutrice e scuola) anzi fornisce la prova che le cose andavano gestite diversamente.

A tal uopo basta evidenziare che i due politici -dopo aver puntualizzato che l’ente aveva già diffidato l’impresa ed avviato contestualmente verifiche per accertare l’accaduto ed informato inoltre che il piano di evacuazione predisposto dalla scuola non era in linea con il Piano di Protezione civile comunale -hanno comunicato di aver disposto, a partire da mercoledì 14 ottobre, la sospensione dei lavori durante l’orario di apertura della scuola, stabilendo che gli stessi si svolgeranno a partire dalle 14,30 alle 20,30.

Il cambio di orario e il nodo delle vie di fuga

La prima, e più ovvia considerazione da fare, e che da sola basterebbe a chiudere il discorso, è che se solo dopo la sfiorata strage viene modificato l’orario di esecuzione dei lavori ,vuol dire che prima si è agito con un grado di superficialità che va oltre l’irresponsabilità.

Potremmo fermarci qui, ma riteniamo che altre cose meritino di essere evidenziate, a partire dalla mancanza di tatto dimostrata dall’assessore Monteleone il quale, invece di scusarsi per la superficialità del suo agire nei confronti di tutti quei ragazzi la cui vita è stata messa in pericolo, ha prioritariamente pensato a tutelare la propria posizione attraverso un comunicato stampa che rappresenta la classica arrampicata sugli specchi e che raggiunge l’apogeo dell’inutilità nel momento in cui fa riferimento all’incoerenza del piano di evacuazione della scuola con il Piano di Protezione civile comunale. Il tema non è dove si siano rifugiati studenti ed insegnanti, ma l’inconfutabile fatto che le loro vite siano state messe ancor di più in pericolo dalla circostanza che le vie di fuga esterne alla scuola erano ostruite dalle transenne e dalle masserizie del cantiere che fino a quel momento operava durante gli orari consentiti dal suo ufficio.

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