Al distributore non accettano dichiarazioni contro il burqa. Vogliono i soldi. Eppure, guardando le prime pagine dei quotidiani del 21 settembre, sembra che la questione più urgente per chi accompagna un figlio a scuola sia la nazionalità del compagno di banco. Quanto gli costa arrivarci, a scuola, può attendere. Giorgia Meloni ha ottenuto un risultato comunicativo evidente: il suo annuncio sugli studenti stranieri occupa titoli, fotografie, commenti. Piace alla stampa amica, indigna quella avversaria. Intanto il caro carburanti rimane un argomento ai margini, relegato quasi da tutti nelle pagine interne.
Sette giornali, una sola eccezione
Abbiamo messo a confronto le prime pagine di Corriere della Sera, Repubblica, Stampa, Fatto Quotidiano, Verità, Giornale e Foglio. La prima cosa da dire, proprio perché la critica deve reggere, è che un’eccezione c’è: La Stampa pubblica in alto il richiamo “Gasolio a 3,1 euro e luce triplicata”. Il problema, dunque, non è cancellato da tutte le prime pagine ma in nessuna tra le sette esaminate da Calabria7 diventa il titolo principale. Il Corriere apre sul tetto agli stranieri in classe. Repubblica dedica alla questione il vistoso “Scuola di propaganda”. La Verità mette in apertura “Basta burqa e classi ghetto”. Il Giornale riserva alla premier un ampio spazio con fotografia e il titolo “Dal burqa alla scuola Meloni sfida gli islamisti”. Il Fatto accosta Conte a Meloni, accusata di rincorrere Vannacci. Il Foglio sceglie altri temi, fra giustizia milanese e congresso della Lega. Non aprono tutti sulla stessa notizia ma l’annuncio della presidente del Consiglio attraversa giornali lontanissimi fra loro. Il prezzo del gasolio non gode della stessa fortuna malgrado sia di gran lunga il tema più dibattuto tra i cittadini.
I tre euro vanno spiegati, non nascosti
I 3,1 euro richiamati dalla Stampa riguardano punte segnalate in alcuni distributori autostradali, non il prezzo medio italiano. Le rilevazioni riportate dal Codacons distinguono fra gasolio servito vicino ai tre euro e prodotti speciali che superano quella soglia ma è un dettaglio di un argomento che da settimane trova ampio spazio sui social, un mondo molto più reale di certe prime pagine del cosiddetto “mainstream”. Per capire quanto pesino i rincari non serve gonfiare i numeri. Dieci centesimi in più al litro sono cinque euro su cinquanta litri. A ogni rifornimento. Per chi usa l’auto per lavorare, quei soldi si sommano agli altri conti del mese. Non sono un’opinione politica e non spariscono cambiando argomento.
Dal bollo al burqa, il copione funziona
Prima il bollo auto, poi gli stranieri nelle classi e il divieto di burqa. La sequenza è efficace: una misura da rivendicare, un nuovo annuncio capace di dividere, le reazioni degli avversari. E un’altra giornata di titoli. Si può considerare giusto o sbagliato ciò che Meloni propone. Sul piano della comunicazione, però, il risultato è sotto gli occhi di tutti: persino chi denuncia la propaganda finisce per dedicarle il proprio spazio migliore. La premier incassa anche l’indignazione. I sostenitori applaudono, gli oppositori protestano, tutti discutono del tema che ha lanciato lei. Questo non dimostra un piano segreto per nascondere il gasolio. Dimostra qualcosa di molto più ordinario: la facilità con cui la politica riesce a dettare le priorità dell’informazione. Non occorre telefonare a ogni direttore. Basta offrire una polemica abbastanza rumorosa.
Il risparmio si misura sul conto, non sul palco
Il beneficio sul bollo merita di essere raccontato e valutato ma una famiglia ha diritto di sapere anche quanto spenderà per continuare a usare la macchina. Il bilancio domestico comprende entrambe le voci, non soltanto quella che viene meglio in conferenza stampa. Sui carburanti il governo è intervenuto con lo sconto sulle accise del gasolio ma la situazione ora sembra stia sfuggendo di mano e rischia di deflagrare nelle prossime settimane perché al peggio non sembra esserci ancora un limite: la riduzione fiscale, IVA compresa, è scesa a 12,2 centesimi al litro e, secondo il calendario vigente, dal 26 settembre si ridurrà a 6,1 centesimi. Lo scenario realistico è un’ulteriore impennata del gasolio ma il tema sembra interessare marginalmente chi costruisce le prime pagine dei giornali italiani.
In Calabria il pieno serve per vivere
Per chi in Calabria deve prendere l’auto per raggiungere il lavoro, accompagnare un familiare a una visita o spostarsi da un paese al capoluogo, il carburante è una spesa obbligata. Se manca un collegamento pubblico compatibile con gli orari, il consiglio di lasciare la macchina a casa vale quanto quello di smettere di lavorare. Scuola e immigrazione meritano attenzione. La merita anche chi guarda il contatore del distributore e si ferma prima di riempire il serbatoio. Un giornale dovrebbe saper tenere insieme le due cose, senza aspettare che sia il governo a indicargli ogni mattina dove guardare.













