È una domenica tutt’altro che pacifica quella raccontata dal sindaco Nicola Fiorita. Nell’ormai consueto post che il sindaco chiama i “pensieri della domenica”, parla della crisi politica di Catanzaro raccontando manovre di palazzo, firme raccolte e un obiettivo che il primo cittadino indica senza giri di parole: far cadere l’amministrazione per riportare Catanzaro indietro.
Fiorita parte da lontano. Da Ernst Bloch e dal suo Principio Speranza. Ma il riferimento filosofico è tutt’altro che astratto: “Opporsi con fermezza alla passiva accettazione di una realtà ‘già data’ e immutabile”, scrive il sindaco, rivendicando il diritto – e il dovere – di non arrendersi. Dietro le parole colte, però, c’è la cronaca nuda: il tentativo di arrivare allo scioglimento del Consiglio comunale interrompendo il percorso avviato nel giugno 2022 e riportando l’orologio del tempo indietro con il ritorno di Sergio Abramo: “Se loro vogliono riportarci indietro, noi faremo un passo in avanti”.
Il retroscena: la crisi per far tornare Abramo
Il cuore politico del post – e della crisi – è tutto qui. Secondo il sindaco, la manovra di palazzo avrebbe un fine preciso: chiudere l’esperienza Fiorita per riaprire quella di Abramo. Una crisi non tecnica, non amministrativa, ma squisitamente politica.
Un’operazione che punta a sfruttare stanchezze, malumori, numeri risicati e veti incrociati per far saltare il banco. “Appare ormai chiaro a tutti – scrive – che la raccolta di firme dei congiurati per ottenere lo scioglimento del Comune mirasse in realtà a riportare Catanzaro indietro di qualche anno e fosse funzionale ad interrompere il percorso iniziato nel giugno del 2022 e a favorire il ritorno di Sergio Abramo”.
Il messaggio del sindaco è netto: non sarà un passaggio indolore. E soprattutto non sarà silenzioso. “L’uscita dal declino è lenta, il cambiamento è un percorso faticoso e non privo di inciampi”, ammette. “Ma non permetteremo mai che quello che è stato avviato venga cancellato”.
Giovani, università e fatti contro le polemiche
Nel flusso dei “Pensieri”, Fiorita apre anche spiragli positivi. A partire dai ragazzi del Fermi, protagonisti di un video sul ciclone Harry e di una raccolta fondi solidale. “La nostra speranza sono i nostri giovani”, scrive.
Poi il capitolo polemiche, con un attacco diretto a Forza Italia, accusata di strumentalizzare persino l’annuncio delle navette per il campus universitario, nonostante accordi, protocolli e interlocuzioni avviate da anni con l’Università Magna Graecia. “Alle polemiche inutili preferisco i fatti utili”. Ed ecco l’elenco dei cantieri: strade, asili, segnaletica, costoni, Catanzaro Servizi. Tutto per ribadire che l’amministrazione governa, mentre altri – il sottotesto è evidente – tramano.
Lo stadio, la guerra, la democrazia sotto assedio
C’è spazio anche per il mea culpa sullo stadio Ceravolo, per la preoccupazione internazionale legata alla guerra che blocca due ragazze catanzaresi a Dubai e, soprattutto, per un passaggio politico nazionale tutt’altro che secondario.
Fiorita attacca le nuove leggi elettorali proposte dal centrodestra: “Trovo gravissimo che si proceda senza il coinvolgimento delle minoranze”, scrive, denunciando il rischio di leggi costruite per favorire chi governa. Un parallelo nemmeno troppo velato con quanto sta accadendo anche a Catanzaro.
Il lume di Dante e la politica che verrà
Il finale è affidato a Dante e a una visione della politica che guarda oltre il presente. “Camminiamo con il lume attaccato alla schiena”, scrive Fiorita, “non per illuminare noi stessi, ma chi verrà dopo”. E snocciola il dato forse più politico di tutti: il disavanzo comunale passato da 61,5 milioni nel 2022 a una proiezione di 38 milioni nel 2026.
Un risultato che il sindaco rivendica come eredità, non come propaganda. Perché – questo il messaggio finale – Catanzaro non è di chi governa oggi, ma di chi la vivrà domani. E la battaglia politica, a quanto pare, è appena cominciata.









