× Sponsor
27 Marzo 2026
8.5 C
Calabria
spot_img

Il fantasma di Ergotrade sul porto di Vibo: chi è davvero la società che prometteva di “liberare” la città dai depositi costieri?

Il Comune la cita nelle osservazioni ufficiali alla conferenza dei servizi come possibile alternativa a Meridionale Petroli. Poi sparisce. Forza Italia chiede conto al sindaco Romeo: "Bilanci introvabili, curriculum assente, garanzie zero"

spot_imgspot_img
spot_imgspot_img

C’è un nome che aleggia come un fantasma sulla vicenda della concessione dei depositi costieri di Vibo Marina: Ergotrade. Una società che l’amministrazione comunale cita espressamente nelle osservazioni ufficiali inviate alla conferenza dei servizi — quelle a firma del sindaco Enzo Romeo, protocollate il 12 dicembre 2025 — come soggetto capace di proporre la delocalizzazione degli impianti, l’aumento delle maestranze e persino la realizzazione di una boa a mare distante 400 metri, che eliminerebbe la presenza delle petroliere nel porto.

Un progetto ambizioso, sulla carta. Quasi risolutivo. Peccato che di Ergotrade, nei giorni e nelle settimane successive, non si sappia più nulla. E che i consiglieri di Forza Italia abbiano scoperto un dettaglio che pesa come un macigno: i bilanci del 2024 della società sono introvabili.

L’interrogazione che imbarazza Palazzo Luigi Razza

Il gruppo consiliare di Forza Italia — nelle persone dei consiglieri Carmen Corrado, Vincenzo Porcelli e Serena Lo Schiavo — deposita un’interrogazione a risposta immediata scritta e orale. L’oggetto spiega l’obiettivo: chiarimenti sul “possibile investitore per la delocalizzazione della Meridionale Petroli”. Le domande che il centrodestra rivolge al sindaco Romeo sono cinque, e ciascuna vale da sola un’inchiesta. Prima: “Ci sono stati incontri con l’Amministrazione per accertare non solo la bontà del progetto, ma anche la capacità economico-finanziaria dell’offerente?” Con una postilla che brucia: non è stato possibile reperire i dati di bilancio relativi al 2024 della società. Seconda: “Quali sono le motivazioni che hanno escluso dal tavolo questa proposta“, dal momento che era stata la stessa amministrazione Romeo a citarla espressamente nelle integrazioni inviate alla conferenza dei servizi? Terza, la più devastante sul piano della credibilità: “Qual è il curriculum industriale di Ergotrade nel settore degli idrocarburi e delle infrastrutture portuali? Si tratta di una società operativa con asset consolidati o di un veicolo societario costituito ad hoc?“. Quarta: “Quali garanzie sono state depositate a supporto di un investimento che si preannuncia di svariati milioni di euro?”. Esiste un piano economico-finanziario asseverato da istituti di credito? Quinta: un progetto che prevede lo spostamento di depositi costieri e l’installazione di boe offshore richiede competenze ingegneristiche e autorizzazioni ambientali monumentali. Ergotrade ha dimostrato di possedere i requisiti tecnici necessari?

La risposta del sindaco: chiarimenti o schivate?

Romeo risponde per iscritto, con una nota su carta intestata del Comune di Vibo Valentia. Il sindaco precisa innanzitutto il filo conduttore della vicenda: l’azione dell’amministrazione “non si è mai legata a singoli soggetti privati, ma a un superiore interesse pubblico basato su tre pilastri: sicurezza, sviluppo del waterfront e tutela dell’occupazione”.

Sulla natura della proposta Ergotrade, Romeo spiega che la sua citazione nelle osservazioni del 12 dicembre 2025 “aveva esclusivamente lo scopo di dimostrare, in sede di Conferenza dei Servizi, che il mercato e gli operatori del settore considerano tecnicamente possibile e cantierabile il superamento dell’attuale assetto dei depositi”. Una “manifestazione d’interesse preliminare“, aggiunge, riportata per evidenziare che esistono alternative tecnologiche capaci di coniugare l’attività industriale con la liberazione del porto.

Sul punto più scottante — la verifica economico-finanziaria e tecnica della società — il primo cittadino scarica la palla. Il Comune, spiega, “non è l’ente aggiudicatore di concessioni demaniali, né ha sottoscritto accordi vincolanti con la società Ergotrade”. Pertanto, la verifica “spetta agli organismi tecnici competenti” — cioè all’Autorità di Sistema Portuale e al Ministero — qualora una proposta formale dovesse entrare in una fase di istruttoria definitiva. Quanto all’esclusione di Ergotrade dal tavolo, Romeo chiarisce che la proposta non è stata scartata, bensì “assorbita da un percorso molto più ampio e autorevole”: il Protocollo d’Intesa tra Ministero delle Infrastrutture, Regione Calabria, Adsp, Arsai e Corap. È dentro quel tavolo tecnico, appena avviato, che verranno valutate le migliori soluzioni tecniche.

La strategia della delocalizzazione a Porto Salvo

Il sindaco approfitta della risposta per ribadire la strategia dell’amministrazione: l’area industriale di Porto Salvo come sito d’elezione per la delocalizzazione, scelta condivisa con il Corap. Una destinazione che, secondo Romeo, “garantisce quella stabilità industriale che il Porto di Vibo Marina non può più offrire”. Qualsiasi investitore, conclude il primo cittadino, “l’unico rimasto in campo è Meridionale Petroli, dovrà confrontarsi con questo indirizzo politico-amministrativo chiaro previsto dal Consiglio Comunale”.

Chi è davvero Ergotrade?

La domanda delle domande resta senza risposta pubblica: chi è Ergotrade? La società compare in un atto ufficiale del Comune di Vibo Valentia, viene citata davanti all’Autorità di Sistema Portuale in sede di conferenza dei servizi, poi scompare. I bilanci 2024 non si trovano. Il curriculum nel settore degli idrocarburi è ignoto. Le garanzie finanziarie — nessuna traccia. Il piano economico asseverato da banche — non pervenuto.

Il sindaco Romeo specifica di non aver mai avuto incontri con Ergotrade: “Ne abbiamo preso atto nel corso della conferenza dei servizi apprendendo nel contempo della sua esclusione per ragioni formali”. Un dettaglio non secondario: la società che avrebbe dovuto “liberare” il porto di Vibo Marina è stata esclusa per ragioni formali ancor prima di entrare nel vivo della partita. Resta in piedi una domanda scomoda: se Ergotrade era una semplice “manifestazione d’interesse preliminare” — come la definisce oggi il sindaco — perché l’amministrazione l’ha citata in un atto ufficiale di tale rilevanza, senza prima verificarne solidità finanziaria, requisiti tecnici e storia societaria? E soprattutto: chi ha fatto il nome di Ergotrade, e come è arrivato sul tavolo del Comune? Il porto di Vibo Marina aspetta risposte. Per ora, il fantasma di Ergotrade continua a girare tra le banchine.

spot_imgspot_img

ARTICOLI CORRELATI

ULTIME NOTIZIE