28 Settembre 2026
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Suppletive a Reggio Calabria, il vincitore che la politica non vuole vedere

Forse anni di politica gridata, di social trasformati in comizi permanenti, di annunci e ricerca continua del consenso immediato hanno finito per restringere la partecipazione invece di allargarla

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Ieri alle 23, nel collegio Reggio Calabria-Locri, aveva votato appena il 14,97% degli aventi diritto. Anche escludendo dal calcolo i residenti all’estero, siamo soltanto al 18,03%. A Platì il dato è addirittura del 2,3%.Oggi si voterà ancora fino alle 15 e soltanto allora conosceremo il risultato definitivo. Ma non occorre aspettare lo spoglio per porre una domanda che domani, probabilmente, riempirà giornali, televisioni e dichiarazioni politiche: perché così tanti cittadini non sentono più il bisogno di partecipare?

Troppo semplice parlare di disaffezione

Sarebbe troppo semplice liquidare tutto con la parola disaffezione. La disaffezione non nasce dal nulla. E soprattutto non può diventare l’alibi della politica per spiegare l’astensionismo senza interrogarsi sulle proprie responsabilità. La riflessione riguarda tutti, opposizione compresa. Ma una responsabilità politica maggiore nell’analisi spetta inevitabilmente a chi governa e rivendica continuamente la durata del proprio consenso come dimostrazione di buon governo e di fiducia dei cittadini. Questo vale a livello nazionale e ancora di più in Calabria, dove la continuità politica viene frequentemente raccontata come certificazione dei risultati raggiunti. E allora la domanda diventa inevitabile: se la longevità al governo dimostra la fiducia dei cittadini, cosa dimostra una partecipazione che in alcuni territori arriva a percentuali quasi simboliche?

No alle letture semplicistiche

Non significa che chi non vota stia necessariamente votando “contro” qualcuno. Sarebbe una lettura altrettanto semplicistica. Significa però che una parte enorme della popolazione ha scelto di rimanere fuori dalla competizione politica. Ed è questo il dato che dovrebbe preoccupare tutti. Forse anni di politica gridata, di social trasformati in comizi permanenti, di annunci, slogan, inaugurazioni, presenzialismo, contrapposizioni quotidiane e ricerca continua del consenso immediato hanno finito per restringere la partecipazione invece di allargarla. Rimangono sempre più coinvolti gli apparati, i militanti, gli amministratori, i candidati e quel mondo che, direttamente o indirettamente, ruota stabilmente intorno alla politica. Fuori da quel perimetro sembra crescere invece una società che osserva, si allontana e alla fine non vota. Oggi qualcuno vincerà questa elezione e conquisterà legittimamente un seggio alla Camera.

Dopo le 15 sentiremo parlare molto di astensionismo

Ma c’è un risultato che sarebbe sbagliato nascondere dietro la festa del vincitore: quando la stragrande maggioranza degli elettori rimane a casa, la politica può assegnare un seggio, ma non può comportarsi come se nulla fosse accaduto. Dopo le 15 sentiremo parlare molto di astensionismo. Sarebbe più utile cominciare finalmente a parlare delle ragioni per cui tanti cittadini hanno smesso di credere che partecipare possa fare la differenza.

* Osservatorio per il Socialismo Riformista “Anna kulishoff”

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