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12 Marzo 2026
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“In Friuli cercano lavoratori, in Calabria partono i giovani”: la lettera di un manager calabrese a Occhiuto

In Friuli Venezia Giulia un Recruiting Day mette in contatto in poche ore imprese e lavoratori del turismo. “Guardavo quella scena con un groppo in gola pensando alla mia terra e a quanti, come me, sono dovuti partire”

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La Calabria che parte, che si specializza altrove e che guarda alla propria terra con un misto di amore e amarezza. È questo il cuore della lettera inviata da Gianpiero Ieracitano, Food and Beverage Manager per Minor Hotels, al Presidente della Regione. Una missiva che parla di necessità, non di volontà: “Le scrivo come calabrese che ha lasciato la propria terra per necessità. Lavoro in Friuli Venezia Giulia da qualche anno, una scelta che non avrei voluto fare, ma che la vita ha reso inevitabile.”

Il confronto con il “modello Friuli”

La riflessione nasce da un evento concreto: un Recruiting Day organizzato dalla Regione Friuli Venezia Giulia per il comparto turistico. Una giornata di incrocio tra domanda e offerta che ha messo a nudo, per contrasto, le mancanze strutturali del sistema calabrese.

“In una sola giornata, centinaia di persone incontrano hotel, resort e imprese in cerca di personale per la stagione. Un sistema semplice, concreto, capace di dare risposte vere alle persone e alle imprese. Le confesso che guardavo quella scena con un groppo in gola. Perché pensavo alla Calabria. Pensavo a quante persone come me hanno fatto le valigie non perché volessero andare via, ma perché non hanno trovato motivo sufficiente per restare.”

Un potenziale inespresso che “fa male”

Il cuore della critica di Ieracitano non tocca la bellezza del territorio, indiscussa, ma la capacità gestionale e politica di valorizzarla. Il divario tra il potenziale naturale e la realtà organizzativa diventa una ferita aperta per chi osserva da lontano.

“La nostra terra ha un potenziale turistico straordinario, una bellezza che molte regioni ci invidiano. Eppure continuiamo ad arrancare, a inseguire, ad arrivare sempre un passo indietro rispetto a chi ha creduto prima di noi nel proprio territorio. Fa male, Presidente. Fa male vedere altrove quello che potrebbe esistere anche a casa nostra.”

L’appello per un ritorno possibile

La lettera si chiude con un auspicio che è anche una sfida per la classe dirigente: creare le condizioni affinché il ritorno non sia un miraggio, ma una possibilità concreta basata sul merito e sull’organizzazione.

“Glielo dico con tutto il rispetto e l’affetto che ho per la Calabria: la nostra terra meriterebbe di più. Meriterebbero di più i giovani che sono rimasti, e anche quelli che — come me — sono andati via sperando, un giorno, di poter tornare. Quel giorno vorrei poter raccontare che anche la Calabria ha deciso di credere davvero nelle sue imprese e nei suoi figli.”

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