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3 Aprile 2026
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Calabria
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La Calabria dei privilegi, tutti i costi nascosti della legge “illeggibile” che arricchisce la politica regionale

Approvata il 30 marzo, pubblicata la vigilia di Pasqua. La Legge n. 12/2026 della Regione Calabria estende contributi auto, rimborsi e indennità a quasi una dozzina di politici, crea due nuovi sottosegretari con staff pagato dai cittadini e costa almeno un milione e mezzo di euro l'anno

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Mentre i calabresi preparavano i bagagli per le ferie pasquali, la Regione Calabria firmava un regalo da un milione e mezzo di euro alla propria classe politica. È successo il 1° aprile 2026, quando il Bollettino Ufficiale Regionale ha pubblicato la Legge n. 12/2026, approvata dal Consiglio regionale appena due giorni prima, il 30 marzo. Titolo anonimo, testo indecifrabile, impatto economico tutt’altro che trascurabile. Non è uno scherzo di aprile. E’ tutto vero.

La legge, presentata come un semplice intervento di coordinamento normativo — “Disposizioni per l’attuazione della legge regionale 3 marzo 2026, n. 9 e manutenzione normativa” — produce in realtà effetti molto concreti e molto costosi. Estende di fatto il contributo auto da 3.114 euro mensili, finora riservato solo a presidente e vicepresidente, a tutti gli assessori regionali. Allarga – sempre per effetto del richiamo al trattamento dei consiglieri – la forfettaria missioni da 1.034 euro al mese a una platea di undici tra assessori e nuove figure politiche. Istituisce due nuovi sottosegretari alla Presidenza della Giunta, ciascuno retribuito con quasi 14.500 euro al mese e dotato di uno staff personale interamente a carico del bilancio pubblico.

Il conto complessivo, ricostruito attraverso le relazioni tecniche e gli effetti della normativa vigente, supera il milione e mezzo di euro annui. Una cifra destinata a crescere ulteriormente se si considerano gli oneri previdenziali e fiscali — che pesano tra il 32 e il 35 percento sul costo del lavoro — che la legge non conteggia esplicitamente. Con quei riflessi, si sfiorano o superano i due milioni di euro l’anno. Tutto questo in una regione che occupa stabilmente gli ultimi posti nelle classifiche nazionali per reddito disponibile, qualità dei servizi sanitari e tasso di occupazione. E tutto questo nascosto, con cura quasi chirurgica, dentro un testo scritto in modo tale che — senza conoscere nel dettaglio la normativa preesistente — è semplicemente impossibile capire cosa stia davvero cambiando.

Il trucco del rinvio: come nasce una legge illeggibile

Per capire la portata reale di questa operazione bisogna fare un passo indietro. La tecnica utilizzata è quella del cosiddetto rinvio normativo a cascata: invece di scrivere una legge che dica chiaramente cosa cambia, si modificano articoli di leggi precedenti — in questo caso risalenti addirittura al 1996 — inserendo commi aggiuntivi che a loro volta rimandano ad altri commi di altre leggi. Il risultato è un testo che, per essere compreso davvero, richiede di tenere contemporaneamente aperte almeno quattro leggi regionali diverse e di incrociarne i contenuti. Non è un caso. È una tecnica che chi conosce bene la prassi della politica regionale calabrese descrive come consolidata: le norme più sensibili — quelle che riguardano emolumenti, indennità e benefit della classe politica — vengono quasi sempre confezionate in questo modo. In modo da non fare notizia, abbastanza solide da produrre effetti concreti e duraturi.

La proposta di legge n. 58/XIII, licenziata dalla Prima Commissione Affari Istituzionali il 27 marzo 2026 e approvata in aula tre giorni dopo, reca ancora in calce la dicitura “testo sottoposto a drafting” – ovvero ancora in fase di revisione formale. Eppure è già legge dello Stato regionale, in vigore da oggi, 2 aprile 2026, il giorno dopo la pubblicazione sul Burc. Un iter fulmineo, per una norma dichiarata urgente.

Il contributo auto: da due a tredici beneficiari

Il primo costo nascosto riguarda il contributo auto. Prima dell’entrata in vigore della Legge n. 12/2026, questa voce di spesa — che ammonta a 3.114,40 euro al mese per persona — spettava esclusivamente al presidente della Giunta e al vicepresidente. Si trattava di un benefit riservato alle due cariche apicali dell’esecutivo regionale, con una logica istituzionale difendibile.

Con la nuova legge, attraverso il richiamo al trattamento economico previsto per i consiglieri e agli emolumenti complessivi degli assessori, il beneficio viene di fatto esteso a tutti i componenti della Giunta regionale, compresi gli assessori non consiglieri nominati dall’esterno. Il numero dei beneficiari passa così da due a una cifra che, considerata la composizione attuale della Giunta, si avvicina alla dozzina. La spesa aggiuntiva generata solo da questa voce supera – secondo le ricostruzioni – abbondantemente i 150.000 euro l’anno.

La forfettaria missioni: mille euro in più al mese per tutti

Il secondo meccanismo riguarda la indennità forfettaria per missioni e spese di mandato, pari a 1.034,40 euro mensili. Questa somma era originariamente prevista per i consiglieri regionali che, pur non ricoprendo cariche specifiche come la presidenza di una commissione o la guida di un gruppo consiliare, svolgevano funzioni delegate. Un istituto pensato per compensare chi, pur senza incarichi formali aggiuntivi, sosteneva spese nell’esercizio del proprio mandato.

Con la nuova legge, questa forfettaria viene estesa — per effetto del rinvio normativo — anche agli assessori regionali e ai nuovi sottosegretari. In base alla composizione attuale della Giunta, i soggetti i soggetti coinvolti aumentano sensibilmente. Il costo aggiuntivo annuo generato da questa sola estensione si aggira intorno ai 100.000 euro.

I sottosegretari: la voce più cara

La novità più onerosa dell’intera operazione è però quella dei Sottosegretari alla Presidenza della Giunta regionale, istituiti dall’art. 1-ter introdotto nella legge regionale 3/1996. In attuazione di una modifica statutaria approvata con la legge regionale n. 9 del marzo 2026, il presidente Occhiuto acquisisce la facoltà di nominare fino a due sottosegretari, scelti anche al di fuori del Consiglio regionale.

Il loro trattamento economico è articolato in quattro voci distinte. Ciascun sottosegretario percepirà il 70% dell’indennità di carica degli assessori — pari a 3.570 euro mensili — più l’80% dell’indennità di funzione, che equivale a 1.600 euro al mese, più le spese di esercizio del mandato per 6.000 euro mensili, più le altre spese e indennità previste per gli assessori per ulteriori 3.300 euro mensili. Il totale mensile per singolo sottosegretario è di 14.470 euro, pari a 173.640 euro l’anno. Per due sottosegretari, la sola voce delle indennità personali ammonta a 347.280 euro annui, cifra indicata nero su bianco nella relazione tecnico-finanziaria allegata alla proposta di legge.

Lo staff: il costo che nessuno vede

Le indennità personali dei sottosegretari, però, sono solo la parte visibile dell’iceberg. Ogni sottosegretario ha diritto, per legge, a una struttura di diretta collaborazione — in sostanza uno staff personale interamente a carico del bilancio regionale. L’art. 2 della legge modifica in tal senso la normativa sulle strutture di collaborazione degli organi politico-istituzionali, prevedendo per ciascun sottosegretario un contingente di personale composto da un’unità di supporto più due dipendenti interni con relativa indennità.

Il costo di questo apparato è stato stimato dal Settore “Gestione Economica del Personale” della Regione in una forbice che oscilla tra un minimo di 434.692 euro e un massimo di 625.269 euro l’anno per entrambe le strutture, a seconda che gli addetti interni siano dipendenti regionali oppure personale comandato da altre amministrazioni. Per il 2026, calcolando che gli incarichi potranno essere attribuiti per un massimo di dieci mesi, la spesa è stata rideterminata nel limite massimo di 521.057,50 euro.

Gli assessori aggiuntivi: altri 296.000 euro

Al quadro si aggiunge un ulteriore capitolo di spesa, ancora meno visibile. Contestualmente all’entrata in vigore della Legge n. 12/2026, la Regione Calabria ha ampliato il numero degli assessori dotati di struttura speciale di collaborazione. Per ogni nuovo assessore con staff, il costo stimato è di quasi 300mila euro l’anno.

Il totale e la copertura

Le cifre ufficiali nella relazione tecnica coprono solo una parte degli oneri. Sommando tutte le voci ai costi derivanti dagli effetti della norma sul su sistema indennitario vigente – tra contributi auto, missioni e ampliamento delle strutture politiche – si arriva alla cifra complessiva di circa un milione e mezzo di euro l’anno. Una stima che, secondo chi ha analizzato il dossier, è per difetto: non include i riflessi previdenziali e fiscali — Irap, contributi pensionistici, accantonamenti per il trattamento di fine rapporto — che gravano per il 32-35% sui costi del personale e che porterebbero il totale reale ben oltre i due milioni di euro annui.

La copertura finanziaria indicata in legge si regge su due pilastri. I 347.280 euro per le indennità dei sottosegretari vengono prelevati dalle risorse già assegnate al Consiglio regionale nel bilancio 2026-2028. I fondi per le strutture di collaborazione — fino a 625.269 euro a regime — vengono invece reperiti attraverso la riduzione delle somme allocate alla Missione 20, Programma 03 del bilancio regionale, dirottate verso la Missione 01, Programma 10. In sostanza: si taglia da un fondo esistente per finanziare la nuova spesa politica.

Le domande senza risposta

Restano aperte almeno tre questioni rilevanti. La prima riguarda l’identità dei futuri sottosegretari: la legge è già in vigore dal 2 aprile, le nomine possono avvenire in qualsiasi momento. Chi saranno? La seconda riguarda l’accuratezza delle stime: le cifre contenute nella relazione tecnica potrebbero essere sottovalutate, e una verifica ufficiale richiedendo il dettaglio al Settore Risorse Umane del Consiglio regionale appare non solo opportuna ma necessaria. La terza è la più scomoda di tutte. La Calabria è ultima, o quasi, in ogni indicatore che misura il benessere dei suoi cittadini. Ha la sanità più in difficoltà d’Italia, i redditi più bassi, il tasso di emigrazione giovanile più alto. In questo contesto, la classe politica regionale ha scelto di destinare almeno un milione e mezzo di euro l’anno — forse due — al proprio mantenimento. E lo ha fatto con una legge che, come si è visto, è stata scritta in modo tale che capirla richiedesse un lavoro di ricostruzione normativa che nessun cittadino comune potrebbe mai fare. Il sospetto è che fosse proprio questo l’obiettivo.

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