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2 Aprile 2026
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La ferrovia ionica e il grande teatro della politica: Rapani chiede, Scutellà (e non Salvini) risponde

Il senatore di Fratelli d’Italia interroga il ministro delle Infrastrutture sui tempi dei lavori. La consigliera regionale del M5S risponde quasi al posto suo mentre i calabresi ionici aspettano l'autobus sostitutivo. I treni possono aspettare. I comunicati stampa no

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C’è una linea ferroviaria che non è ancora elettrificata, ma in compenso è già ampiamente alimentata a dichiarazioni politiche. È la ionica, asse strategico per la Calabria, che aspetta treni moderni mentre vede sfrecciare – velocissime – interrogazioni parlamentari e note stampa.
Succede così che il senatore di Fratelli d’Italia, Ernesto Rapani, presenti un’interrogazione al ministro Matteo Salvini per sapere, in sostanza, a che punto siamo e quando si finisce. Una domanda che, detta brutalmente, si pongono da anni pendolari, studenti, lavoratori e turisti armati di pazienza e autobus sostitutivi.
Ma il tempo della politica, si sa, è relativo: passano poche ore ed ecco che la consigliera regionale del Movimento Cinque Stelle, Elisa Scutellà, quasi anticipando la risposta ministeriale, diffonde una nota in cui il quadro è già servito.
Spoiler: non prima del 2027. Salvini, a questo punto, può anche risparmiarsi la fatica.

Domande, risposte e ruoli invertiti

Il punto, però, non è stabilire chi abbia ragione, chi ne sappia di più. Un senatore chiede lumi al Governo su un’opera pubblica. Una consigliera regionale dell’opposizione fornisce quei lumi, quasi in tempo reale, come se stesse correggendo i compiti a un collega distratto. Nel mezzo, il ministro — quello che teoricamente dovrebbe sapere — prima o poi risponderà.

Tutti hanno ragione, i treni no

Entrambi hanno ragione nei contenuti. I lavori procedono, ma i tempi slittano. La scadenza Pnrr di giugno è un problema reale. Il territorio ionico paga da decenni un gap infrastrutturale che non ha eguali in Europa occidentale. Sibari–Crotone senza treno è come Parigi senza metropolitana, con la differenza che a Parigi tutti lavorerebbero per risolvere velocemente il problema.

Il vero gioco: presidiare la notizia

Ma quello che sfugge — o forse no, forse è esattamente il punto — è che questo ping-pong di note stampa, interrogazioni e dichiarazioni serve soprattutto a presidiare la notizia, a piazzare la propria bandierina sul cantiere altrui, a far vedere che si è i primi ad aver detto una cosa.
Come se ai calabresi della Sibaritide o del Crotonese importasse davvero chi ha parlato prima, anziché quando potranno tornare a prendere un treno decente per andare a Lamezia o a Reggio senza cambiare su un bus alle sei di mattina.

Nel frattempo, la realtà

La ferrovia ionica è ferma — o quasi — dal 2024. I servizi sostitutivi su gomma coprono il tratto Sibari–Crotone. Il 2027 è la nuova data promessa. Nel frattempo, la politica calabrese si interroga, si risponde, si anticipa e si contraddice con una vivacità che sarebbe ammirevole se fosse applicata alla risoluzione dei problemi anziché alla loro narrazione.
Del resto, in Calabria si sa: i treni possono aspettare. I comunicati stampa no.

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