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10 Marzo 2026
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La Provincia tradita: come il centrosinistra ha perso Cosenza nei borghi che credeva suoi

Un'elezione che sembrava scritta, finita nel silenzio di mille voti ponderati. Anche per colpa del Pd. Il neo consigliere di opposizione Uva: “Alla conta manca qualcosa”

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C’è una crudeltà particolare nel perdere una partita che si credeva già vinta. Un po’ come accade nei derby tra Milan e Inter, coi nerazzurri sempre convinti di vincere, ma poi si ritrovano contro un Estupiñán qualunque.
Se quella sconfitta poi non è netta, brucia. Ma c’è anche di peggio: la sconfitta per distrazione, quella che nasce da un episodio, dall’incuria verso i dettagli, dalla fiducia mal riposta in quel calciatore pompato dai giornali perché ha un procuratore potente ma che in campo non la vede mai o in chi — accantoniamo le metafore calcistiche e torniamo alle elezioni — si supponeva amico e invece, nel segreto dell’urna, ha scelto un’altra strada. È quello che sembra essere accaduto domenica 8 marzo 2026 nella Provincia di Cosenza, dove Biagio Faragalli, sindaco di Montalto Uffugo e candidato del centrodestra, ha battuto Franz Caruso — primo cittadino del capoluogo e alfiere del centrosinistra — con 46.123 voti ponderati contro 44.743 e una sconfitta maturata per appena 1370 voti di differenza.

La geometria del tradimento

Le elezioni provinciali non sono una democrazia di popolo. Sono un’aristocrazia amministrativa: a votare sono solo i sindaci e i consiglieri comunali, e il loro voto non vale lo stesso — il peso di ciascuna preferenza dipende dalla fascia demografica del comune di appartenenza —. È il voto ponderato, un marchingegno che trasforma ogni scheda in una frazione di sovranità proporzionale alla popolazione rappresentata. Un sistema che, in teoria, avrebbe dovuto favorire il centrosinistra che governa Cosenza, Rende e Corigliano Rossano, i tre grandi comuni della provincia, i più popolosi, quelli con il coefficiente ponderale più alto (da 325 voti ciascuno a consigliere comunale).
Eppure non è bastato. Anzi, è servito a poco. Nei comuni medio-piccoli della provincia, il candidato del centrodestra ha costruito la base decisiva del successo. È lì, nelle piazze silenziose dei borghi, nei consigli comunali delle realtà minori dove il centrosinistra supponeva di avere alleati fedeli o almeno neutrali, che la partita si è consumata. Il centrodestra ha percorso la provincia metro per metro — quasi 800 chilometri al giorno, come ha orgogliosamente dichiarato Faragalli — chiamando a raccolta ogni sindaco, ogni consigliere, ogni voto che potesse essere convinto, persuaso, conquistato anche dall’altra parte della staccionata. Il centrosinistra, forte dei suoi grandi comuni come di un castello inespugnabile, ha dimenticato che le battaglie spesso si vincono fuori casa, non dentro.
Il risultato per fasce è impietoso: nella fascia verde, quella dei comuni più popolosi, Caruso ottiene 6.500 voti ponderati, mantenendo il vantaggio nelle realtà urbane. Ma Faragalli guadagna 1.456 voti ponderati nella fascia grigia, 3.874 nella fascia rossa, 704 in quella arancione, e ulteriori voti nelle fasce dei comuni medio-piccoli; un accumulo paziente e sistematico, mattone su mattone, che ha costruito una diga contro la quale l’onda dei grandi centri si è spezzata.

L’aritmetica del rimpianto

Ci sono sconfitte che si misurano in chilometri, e sconfitte che si misurano in centimetri. Questa appartiene alla seconda categoria — ed è forse per questo ancora più lacerante. Bastava così poco. Pochissimo, in realtà: tre voti ponderati dai grandi comuni, una manciata in quelli medio-piccoli e il risultato sarebbe stato ribaltato. È la matematica della sconfitta evitabile, il calcolo del “se solo”, il conto del “quasi”.
A raccontarlo con la lucidità di chi era in gioco ed ha visto i numeri scorrere è Tonino Uva, consigliere comunale di Corigliano Rossano, neo-eletto all’opposizione: “Lo scarto tra Faragalli e Caruso è di circa milletrecento voti ponderati, con tre schede nulle. Il centrodestra ha lavorato meglio sul territorio. I tre grandi comuni avevano un vantaggio di sei-settemila voti ponderati, che però non è bastato a compensare il lavoro capillare fatto nei piccoli comuni dagli avversari. Se si fosse lavorato meglio su certi territori, o se ci fosse stato qualche candidato in più, il risultato sarebbe stato diverso. Il centrodestra ha chiamato tutti”.

L’analisi di Uva

Uva ho ottenuto il sostegno di undici dei suoi quindici “colleghi” di maggioranza. “Mi ritengo soddisfatto anche perché nella mia città sono stato supportato da tutta la maggioranza Stasi ad esclusione di un assente e dei rappresentati dei partiti, Pd e M5S che hanno seguito gli ordini di scuderiaA Corigliano Rossano siamo stati coerenti, perché tutta la maggioranza Stasi ha votato compatta per Caruso”.
L’analisi di Uva prosegue: “Sugli 83 elettori dei grandi comuni — Corigliano Rossano, Cosenza e Rende — abbiamo registrato un assente, due schede bianche e una nulla che riportava comunque il voto per Caruso: con queste dispersioni, gli sarebbero mancati circa cento voti. Sostanzialmente, se — per esempio — un elettore di Crosia, uno di Cariati, più uno di Longobucco avessero votato Caruso, per il gioco dei voti ponderati il centrosinistra avrebbe vinto. Servivano solo tre voti in più dai grandi comuni, un paio dai medi e uno dai piccoli per vincere le elezioni”.
“Il centrodestra? Ha giocato la sua partita e chi è in campagna elettorale utilizza tutti gli strumenti a disposizione.”

Il paradosso della democrazia di secondo livello

C’è qualcosa di profondamente simbolico, insomma, in questa sconfitta. Franz Caruso è il sindaco di Cosenza, la seconda città più grande, il simbolo visibile del centrosinistra di “provincia” — in tutti i sensi —. Eppure proprio questa centralità si è rivelata una trappola: governare la città non significa governare la provincia. Le province, nella loro anatomia politica, sono fatte di periferie, di borghi, di consigli comunali in cui quattro o cinque consiglieri decidono chi ha il diritto di amministrare un ente da 674mila abitanti. Tra l’altro, quello del voto ponderato è un sistema che premia il lavoro capillare, la diplomazia dei paesi, la fatica di percorrere strade provinciali alle sei di mattina per stringere la mano a un consigliere di minoranza in un comune di duemila anime. Il centrodestra lo ha capito. Il centrosinistra, evidentemente, meno.

La lezione dei borghi

Questa sconfitta ha un nome preciso: deficit territoriale. Il
centrosinistra ha perso non perché i suoi avversari fossero più forti nelle città — Corigliano Rossano, Cosenza, Rende, hanno votato sostanzialmente come previsto —. Ha perso perché nei piccoli comuni, in quei borghi in cui il Pd c’è solo formalmente ma dove le alleanze locali seguono logiche proprie, la fedeltà alla coalizione nazionale si è dissolta davanti alla convenienza del momento, alla telefonata giusta. Ed anche di quella teoricamente amica, ma refrattaria all gestione altrui, come nel caso di tutti quei dem, che sollecitati da potenti non più potenti, ha votato Faragalli per dispetto.
La storia, insomma, si ripete. È il paradosso del Partito democratico calabrese che preferisce l’autodistruzione o l’autolesionismo — fate vobis — alla “corrente” interna ma nemica.
Biagio Faragalli ha percorso 800 chilometri al giorno. Franz Caruso aveva dalla sua tre grandi comuni con oltre seimila voti ponderati di vantaggio. Alla fine, ha vinto chi ha camminato di più.
L’Inter — come spesso capita — era favorita, ma poi ha vinto il Milan.

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