Antonio Tajani voleva spiegare che il centrodestra è una scelta seria e affidabile e, per farlo, ha immaginato il consiglio da dare a un figlio: meglio la ragazza meno appariscente, con le “gonne più lunghe”, destinata a essere una “buona madre di famiglia” e a restare fedele, piuttosto che quella affascinante che un giorno potrebbe tradirlo. Non una conversazione privata sfuggita durante una cena, ma un intervento pubblico pronunciato dal vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri.
La metafora delle gonne lunghe
Il problema non è soltanto il sessismo, per quanto evidente, e non è neppure la singola uscita di Tajani. Il problema è che nel 2026 uno dei vertici dello Stato consideri ancora normale rappresentare l’affidabilità attraverso un catalogo femminile degli anni Cinquanta: la donna discreta, poco visibile, vestita in modo rassicurante, moglie fedele e madre premurosa contrapposta a quella appariscente e quindi, per qualche misteriosa associazione, potenzialmente inaffidabile.
Non è saggezza da nonno e non è una metafora innocente. Le metafore rivelano il modo in cui guardiamo il mondo e questa ci riporta in un’Italia nella quale l’uomo sceglie, la donna viene valutata e perfino la lunghezza della gonna diventa un certificato morale.
Il peso della funzione istituzionale
Lo scarto con la funzione ricoperta rende tutto ancora più surreale. Il ministro degli Esteri dovrebbe avere davanti guerre, sicurezza europea, crisi energetiche, cittadini italiani nelle aree di conflitto, diplomazia e rotte commerciali minacciate. Il suo stesso Ministero descrive un quadro internazionale segnato dall’escalation nel Golfo, da missili, droni e rischi per l’energia, mentre l’Italia sta valutando un maggiore impegno navale per proteggere la navigazione nel Mar Rosso.
Naturalmente un ministro non deve parlare soltanto di guerre e trattati, né esprimersi sempre in burocratese. Ma parlare in modo semplice non significa parlare in modo piccolo e rendersi comprensibili non autorizza a trasformare la politica in una chiacchiera alla fermata dell’autobus, in una lezione del professore alle ragazze o nel monologo dello zio durante la cena di Natale.
I problemi reali dell’Italia
Anche dentro i confini nazionali il materiale serio non manca: nascite ai minimi storici, sempre meno lavoratori chiamati a sostenere una popolazione che invecchia, salari che hanno perso potere d’acquisto, giovani che partono, liste d’attesa nella sanità, disuguaglianze territoriali, scuola, produttività e debito pubblico. Il Rapporto ISTAT descrive sfide economiche, demografiche e sociali e disuguaglianze socio-sanitarie che meriterebbero tutta l’attenzione della classe dirigente.
La politica costruita per diventare una clip
E invece troppo spesso la politica non cerca più parole capaci di spiegare i problemi, ma frasi capaci di diventare una clip. Non si domanda quale risposta offrire, ma quale immagine finirà sui social. Così la complessità viene sostituita dalla banalità e la vicinanza alle persone viene confusa con la familiarità da bar.
Tajani è soltanto l’occasione per porre una questione più generale: chi ricopre una funzione istituzionale non smette di rappresentarla quando sale su un palco informale. Le istituzioni hanno un peso e quel peso dovrebbe sentirsi anche nel linguaggio.
L’affidabilità si misura nelle decisioni
La Repubblica non deve scegliere tra due ragazze. Deve scegliere politiche, priorità e soluzioni. L’affidabilità non si misura dall’orlo di una gonna, ma dalla qualità delle decisioni. L’Italia non ha bisogno di una donna affidabile. Ha bisogno di una politica che sia tale.













