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4 Marzo 2026
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La sanità 2.0 di Occhiuto: togliere ai poveri (e mantenerne lo status quo) per dare ai ricchi

La rivoluzione del governatore: dalla partita sull’Asp di Cosenza al caso Sibaritide. Incarichi, programmazione sanitaria e il rischio di un sistema che tutela i centri forti e lascia indietro i territori marginali

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Tutto ha una regia. Sia essa politica o organizzativa. Sì, proprio quel genere di pianificazione servita nei decenni alla politica regionale per abbandonare le periferie calabresi come possono esserle – udite udite – Corigliano-Rossano, Crotone o Vibo Valentia. E così anche la sanità de noantri, quella gestita dal palazzo calabrese che ha a cuore la sanità privata, appena rieletta si è messa subito in azione. L’obiettivo è rubare ai poveri per dare ai ricchi, in linea col governo centrale. Saccheggiare le periferie calabresi a discapito dei tre storici – non cinque – capoluoghi calabresi.

Occhiuto la manovra ce l’ha in testa da tempo. Vorrebbe porre sotto una unica egida – si legga azienda sanitaria – tutti gli ospedali calabresi, i tre hub di Reggio, Cosenza e Catanzaro, e tutti gli spoke (Castrovillari, Cetraro-Paola, Corigliano Rossano, Crotone, Lamezia Terme, Locri, Polistena e Vibo Valentia) per lasciare la medicina territoriale, quella delle case della salute o degli ospedali di comunità – che in Calabria è pari a zero – alle cinque Asp. E per la cronaca – è bene rammentarlo – della sessantina di case della comunità previste con fondi Pnrr, che stanno per scadere, nessuna è entrata in servizio.

Gli spoke come serbatoi di personale

E questo per mantenere l’equilibrio-immobilismo degli hub. Con la cronica carenza di personale, appena tamponata dai cubani – a leggere le linee programmatiche il governatore ne vuole assumere altri mille – gli spoke fungeranno da serbatoi a cui attingere. Con la carestia di medici e l’impossibilità di convincerli a venire a lavorare in Calabria, non resterà altro da fare che scippare un anestesista a Lamezia, Rossano o Vibo per “prestarlo” all’occorrenza – vita natural durante – ai tre ospedaloni calabresi. Togliere ai poveri per dare ai ricchi, appunto.

La “rivoluzione” in atto

Questa sorta di rivoluzione starebbe partendo in questi giorni. Occhiuto ha già incontrato alcuni manager delle aziende sanitarie provinciali e ospedaliere per iniziare a muovere le pedine sul suo personale scacchiere. Piazzerà gli uomini chiave nei posti giusti al momento giusto. E così all’ubidiente Antonello Graziano è stato chiesto di abdicare da Cosenza per andare a gestire l’Asp di Crotone. Al posto di Graziano, Occhiuto avrebbe voluto piazzare Simona Carbone, commissario straordinario della Dulbecco di Catanzaro, che però ha gentilmente declinato l’invito. E allora chi sistemare all’Asp di Cosenza? Le indiscrezioni si spingono tutte verso Vitaliano De Salazar, direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Cosenza, che così coordinerà ad interim le attività di sei ospedali: Cosenza, i due di Corigliano-Rossano, Castrovillari, Cetraro e Paola. Un primo passo – a quanto pare – verso la riforma e l’azienda unica che andrà a coordinare tutte le attività ospedaliere.

Il focus sull’Asp di Cosenza e il ruolo di Straface

Nel particolare, la regia che sta mettendo le mani sull’Asp di Cosenza sarebbe quasi tutta – con placet del grande capo – della neo assessora Pasqualina Straface, coriglianese doc, che probabilmente non vedeva l’ora di salire di grado per sbarazzarsi del management dell’Asp cosentina, gestita da rossanesi “brutti e cattivi” che vorrebbero – però – solo mettere in pratica quanto previsto dai documenti ufficiali, dai Dca. Quello di Scura (2015) e poi quello di Occhiuto, secondo cui – tra l’altro – a Corigliano devono essere allocate le branche mediche e a Rossano quelle chirurgiche, vista la presenza della rianimazione. Con questa prospettiva il punto nascite, la ginecologia e l’ostetricia dovrebbero essere trasferite al Giannettasio, il che sta andando di traverso all’assessora che ha bloccato tutto, nonostante l’Asp di Cosenza abbia speso 1,5 milioni di euro di risorse pubbliche per adeguare il quinto piano dell’ospedale di Rossano.

Ospedale della Sibaritide: sanità scippata al futuro

E non finisce qui. Perché di mezzo ci sta andato anche l’ospedale della Sibaritide, in cui – ormai sarebbe meglio utilizzare l’imperfetto – era prevista almeno la predisposizione alla Medicina nucleare, a quanto pare cancellata dalla programmazione col placet dell’ex capo del Dipartimento Tutela della Salute, oggi direttore sanitario dello spoke jonico, Maria Pompea Bernardi, con la complicità di Antonio Capristo, responsabile del servizio di Ingegneria clinica dell’Asp di Cosenza. E così l’ospedale della Sibaritide sarà scippato, per il presente e per il futuro, della Medicina nucleare e dell’unico ciclotrone programmato in Calabria, per mantenere lo status quo cosentino nel settore radio/chemio.

Profiti, Battistini e lo scontro di visioni

Malgrado ciò la Medicina nucleare era stata individuata per la Sibaritide dall’allora – e compianto – commissario di Azienda Zero Giuseppe Profiti, luminare di politica sanitaria che aveva immaginato una sanità moderna in Calabria. Toccherà eventualmente al generale Antonio Battistini, oggi commissario straordinario e responsabile unico del progetto per l’ospedale della Sibaritide, difendere il nosocomio nascente e tutelare le idee evolute di Profiti e non quelle della “novella Nerone”, Straface. E allora, l’Asp tornerà a essere gestita da cosentiniinsegnerà qualcosa il sistema Cosenza estirpato dalla magistratura? – che favoriranno i loro territori a discapito, come sempre, delle periferie. E così Sibaritide e Pollino potranno dimenticarsi una sanità degna di questo nome.

Dimissioni, epurazioni e ritorni forzati

Detto quindi di De Salazar, di Graziano in viaggio verso Crotone, a Cosenza rimarrebbe nelle vesti di direttore sanitario Martino Rizzo, anch’egli inviso a Straface, ma pronto alle dimissioni, benché il contratto scada a maggio. Stessa sorte per Remigio Magnelli, che riprenderà la direzione del Dipartimento tecnico amministrativo, mentre Capristo tornerà a capo di un umilissimo ufficio tecnico.

In fondo non interessa migliorare la qualità della vita dei calabresi, ma consolidare i propri cerchi magici, mantenendo una sopravvivenza politica garantita da oltre diecimila euro mensili. Non interessa la sanità. Non interessano i calabresi. Interessa solo il potere. Un castello di carte sul quale sarebbe facile soffiare, ammesso che questa regione voglia redimersi.

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