Dopo anni di rinvii, progetti incompiuti e morti sulla strada, qualcosa si muove lungo la Statale 106 Jonica. È stato pubblicato il bando europeo per la realizzazione del nuovo tratto tra Sibari e Rossano, 32 chilometri di strada moderna a doppia carreggiata, 9 svincoli, 28 viadotti e una galleria artificiale da 1,3 km.
Un’opera imponente, suddivisa in due lotti: il primo, dal Coserie allo svincolo di Corigliano Ovest, con base d’asta da 556 milioni di euro; il secondo, fino all’innesto con la Statale 534, da 397 milioni. Il valore complessivo netto è di 953 milioni, per un investimento totale (Iva inclusa) da 1,2 miliardi di euro.
Le offerte dovranno essere presentate entro il 30 giugno 2025. L’aggiudicazione è prevista entro novembre, e l’apertura dei cantieri tra maggio e giugno del 2026. Durata stimata dei lavori: cinque anni.
Corigliano Rossano protagonista dell’intervento
Il tratto ricade per 26 chilometri nel territorio del Comune di Corigliano Rossano, mentre solo 6 chilometri interesseranno Cassano all’Ionio. Il progetto rientra tra quelli commissariati sotto la guida di Francesco Caporaso, e punta a creare un collegamento diretto con il Terzo Megalotto già in costruzione tra Sibari e Roseto Capo Spulico.
Secondo le stime ufficiali, l’opera genererà circa 1.100 posti di lavoro, principalmente specializzati, con un investimento in manodopera pari a 140 milioni.
Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha commentato con ottimismo: “Stavolta le cose si fanno“. Ma il rischio è che questa sia solo l’eccezione, e non la regola.
Una strada di sangue e promesse mancate
La chiamano “strada della morte”. E non è un’esagerazione. La SS106, che attraversa la Calabria da Reggio a Taranto, è tra le più pericolose d’Europa per densità di incidenti mortali: oltre 700 vittime negli ultimi vent’anni. Curve strette, svincoli a raso, carreggiate uniche, segnaletica insufficiente. Un’infrastruttura da terzo mondo, in una regione che chiede solo di essere collegata.
Per milioni di calabresi, la SS106 non è solo una strada: è l’unico modo per raggiungere scuole, ospedali, tribunali, porti e aeroporti. Una via crucis quotidiana che fotografa il divario infrastrutturale tra Nord e Sud meglio di qualsiasi rapporto Svimez.
Un’opera divisa in mille cantieri (e mille stop)
Negli ultimi anni sono stati annunciati oltre 4 miliardi di euro per la SS106, grazie anche alla nomina del Commissario Straordinario e a fondi nazionali fuori dal PNRR. Ma la realtà è un’altra: solo pochi tratti sono in fase di costruzione o appalto.
Il resto è carta, rendering, slide ministeriali. I chilometri tra Rossano e Crotone e l’intero tratto reggino restano senza finanziamenti. Un’opera a metà, come metà è la Calabria che ne dovrebbe beneficiare.
Il Megalotto che corre (e quello che manca)
Il Megalotto 3 tra Sibari e Roseto Capo Spulico è l’unico cantiere davvero avviato: 38 chilometri, viadotti, gallerie, standard europei. Ma il tratto successivo fino a Crotone è al palo: mancano 4,1 miliardi di euro, senza i quali il nuovo tracciato resterà una superstrada mozzata nel nulla.
Lo stesso vale per il collegamento tra Crotone e Catanzaro, dove sono in gara 5 lotti da 2,2 miliardi. Ma tra ricorsi, prescrizioni ambientali e incertezze finanziarie, i tempi rischiano di allungarsi oltre il 2030.
Il grande vuoto del Reggino
Il tratto più emblematico del fallimento è quello tra Locri e Reggio Calabria. Nessun progetto a quattro corsie, solo piccole varianti locali e opere marginali. Zero cantieri. Zero fondi. Zero futuro. Una condanna per la Locride, una delle aree più isolate e abbandonate d’Italia.
Mentre le istituzioni tacciono e il Governo guarda altrove, i sindaci si arrangiano come possono. Ma senza una strategia nazionale, non c’è via d’uscita.
Dove sono finiti i fondi?
Ad oggi sono stati impegnati 4,2 miliardi, ma per completare tutta la SS106 ne servirebbero almeno 9,6. I fondi PNRR? Assenti. Quelli del Piano Complementare? Già spesi. Il segmento Rossano-Crotone – fondamentale per unire i tratti già in fase di costruzione – resta un progetto orfano, senza padrini politici né prospettive concrete.
Il rischio, più che fondato, è che si crei una superstrada spezzata, ancora più pericolosa dell’attuale.
Un sistema che si è svegliato (forse)
La nomina del Commissario ha accelerato le procedure, ma ha lasciato scoperta la progettazione definitiva, scaricandola sulle imprese in gara. Questo può generare ritardi, ricorsi, blocchi. Intanto, le associazioni civiche, come Basta Vittime Sulla SS106, mantengono alta l’attenzione, e i comitati locali tornano a farsi sentire.
Senza la SS106, nessun ponte potrà unire davvero il Sud
La Statale 106 non è solo una strada. È il simbolo di un’Italia divisa. Dove si muore per un sorpasso, dove fare 100 km può richiedere 3 ore, dove il futuro è ostaggio dell’asfalto.
Chi oggi parla di Ponte sullo Stretto, dovrebbe prima guardare qui. Perché senza una SS106 sicura, moderna, continua, non c’è alcuna vera connessione tra Nord e Sud. Solo un’altra promessa sospesa sull’abisso.









