“La sconfitta è il blasone dei bennati. Ed io, oggi come allora, mi sento bennato”. E poi: “Dieci anni non si cancellano con un atto, né un’idea tramonta perché una stagione si interrompe”.
Corrado L’Andolina affida a queste due frasi il congedo da Zambrone e dalla Provincia di Vibo Valentia. Parole scelte per riconoscere la sconfitta senza rinnegare il percorso compiuto, dopo che le dimissioni contestuali di sei consiglieri comunali su undici, tre di maggioranza e tre di opposizione, hanno fatto cadere la sua seconda amministrazione e interrotto un’esperienza durata dieci anni.
Il post pubblicato sui social non lascia spazio a interpretazioni. L’Andolina sa che la perdita della carica di sindaco trascina con sé anche la presidenza della Provincia e apre il messaggio con una sola parola: “Grazie!”.
“Ho avuto l’onore e il privilegio di rappresentare per dieci anni la mia comunità e, negli ultimi anni, anche la Provincia di Vibo Valentia”, scrive. Poi indica quella che considera la ferita più profonda: “Oggi prevale soltanto una tristezza: non poter onorare fino alla sua naturale scadenza il mandato che i cittadini mi avevano affidato”.
Lo scettro passa a Nico Console
Adesso lo scettro di Palazzo ex Enel passa al vicepresidente Domenico “Nico” Console, consigliere comunale di Vibo Valentia ed esponente considerato politicamente vicino al consigliere regionale del Pd Ernesto Alecci.
Sarà l’alecciano Console a traghettare la Provincia nella fase più delicata: eserciterà le funzioni presidenziali fino all’insediamento del successore di L’Andolina. La nuova elezione, secondo la disciplina prevista per gli enti provinciali, dovrà svolgersi entro 90 giorni dalla decadenza. Il Vibonese dovrebbe quindi conoscere il nome del nuovo presidente entro Natale.
Non si tratterà di un’elezione popolare. A scegliere il successore saranno i sindaci e i consiglieri comunali della provincia, attraverso il sistema del voto ponderato, nel quale il peso di ogni amministratore varia in base alla popolazione del Comune rappresentato.
Console assume così una centralità politica che va oltre la gestione provvisoria dell’Ente. Eletto in passato nel centrodestra e già capogruppo di Forza Italia al Comune di Vibo, negli ultimi mesi si è avvicinato all’area politica che fa riferimento ad Alecci. Ora si ritrova alla guida della Provincia proprio nel momento in cui inizieranno le manovre per costruire le alleanze, contare i voti ponderati e individuare i possibili candidati alla successione.
Sei firme chiudono due esperienze
La crisi di Zambrone non produce soltanto lo scioglimento del Consiglio comunale. La legge stabilisce infatti che il presidente della Provincia decada qualora cessi dalla carica di sindaco. Le sei firme depositate contestualmente hanno quindi chiuso nello stesso momento due esperienze amministrative: quella comunale e quella provinciale.
È il risultato che gli avversari di L’Andolina avevano cercato di ottenere già un anno fa. Nell’ottobre 2025 sei consiglieri erano pronti a dimettersi: dalla maggioranza il vicesindaco Nicola Grillo e Mariana Iannello; dall’opposizione Mariella Epifanio, Fabio Cotroneo, Amelia Conca e il presidente del Consiglio comunale Marcello Giannini. Il piano saltò all’ultimo momento. Giannini non si presentò all’appuntamento fissato per formalizzare le dimissioni e, venuta meno la sesta firma, anche gli altri consiglieri fecero un passo indietro. L’Andolina rimase in sella e consolidò la propria fama di “highlander” della politica vibonese.
Questa volta, invece, Giannini sarebbe tra i dimissionari. Il consigliere che un anno fa aveva salvato il sindaco sarebbe diventato la firma decisiva per determinarne la caduta. È il rovesciamento che spiega più di ogni altro particolare la fine della lunga resistenza politica di L’Andolina.
La frattura dentro la maggioranza
Il dato più pesante non è rappresentato soltanto dal numero delle dimissioni, ma dalla loro provenienza. Alle tre firme dell’opposizione si sono aggiunte quelle di tre componenti della maggioranza. La caduta dell’amministrazione, dunque, non è il prodotto di un’offensiva esterna, ma l’epilogo di una frattura interna diventata insanabile.
L’Andolina non pronuncia i nomi dei consiglieri che hanno staccato la spina, ma nel suo messaggio inserisce una frase destinata a pesare nel confronto politico che seguirà: “Grazie, soprattutto, a quei consiglieri comunali che sono rimasti fedeli fino alla fine a un ideale alto e nobile della politica e del servizio alla comunità”.
È il passaggio nel quale il ringraziamento diventa giudizio. Da una parte chi sarebbe rimasto fedele al progetto amministrativo, dall’altra chi ha deciso di interrompere anticipatamente la consiliatura. La resa dei conti viene rinviata, non cancellata: “Ci sarà tempo e modo per fare un bilancio dettagliato di questi anni, dal primo all’ultimo giorno”.
Il messaggio agli avversari
L’Andolina rivendica i risultati ottenuti e affida al tempo la valutazione della propria esperienza. “La politica conosce il giorno della vittoria e quello della sconfitta, il consenso e il dissenso, gli inizi e le fini. Ma ci sono cose che non si misurano con il risultato di una votazione”, scrive.
Quindi il passaggio che assume il significato di una risposta indiretta a chi ne ha determinato la caduta: “Passano gli uomini, passano le amministrazioni, passano le stagioni. Restano le opere, restano le parole, restano le scelte. E resta, soprattutto, la coscienza di aver servito la propria comunità con onore”.
Il finale è una rivendicazione e insieme una promessa di silenzio soltanto temporaneo: “A quella coscienza affido questi dieci anni. Il resto lo giudicherà il tempo. E il tempo, alla fine, è il giudice più severo, ma anche il più giusto”.
Il tempo politico, intanto, ha già iniziato a correre. A Zambrone si apre la fase del commissariamento. Alla Provincia cominciano i 90 giorni di Nico Console, mentre partiti, sindaci e consiglieri dovranno preparare l’elezione di secondo livello destinata a ridisegnare gli equilibri del Vibonese entro Natale.













