30 Settembre 2026
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L’Andolina silurato, chi sono i registi del “golpe”? Le trame su Zambrone e la partita per la Provincia di Vibo

Sei dimissioni travolgono Comune e Provincia: sullo sfondo lo scontro con Pitaro e i presunti accordi con l’area Alecci. Poi la contromossa di L’Andolina che sostituisce Console con Barbalace e ribalta la partita della successione

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Le elezioni suppletive nel collegio uninominale di Reggio Calabria hanno sottratto la scena al “terremoto politico” registratosi nel territorio vibonese nello scorso fine settimana, innestato dalle simultanee dimissioni di sei consiglieri comunali – tre di maggioranza ed altrettanti di minoranza – del comune di Zambrone, che ha causato, come primo effetto, la decadenza da sindaco di Corrado L’Andolina em di conseguenza, da presidente della provincia. Riteniamo opportuno approfondire la vicenda poiché essa rappresenta la prova evidente di come gli interessi di una comunità vengano messi in secondo piano rispetto alle trame politiche.

La mancata nomina e lo scontro con Pitaro

Per comprendere appieno le ragioni e gli obiettivi che presiedono la vicenda bisogna fare un passo indietro e ricordare il rifiuto opposto da L’Andolina, nella veste di presidente della provincia, al diktat di Vito Pitaro, il quale, a suo tempo, intendeva imporgli come vicepresidente dell’ente Alessandro Lacquaniti; quella mancata nomina, vissuta dall’odierno consigliere regionale come un delitto di lesa maestà, ha dato inizio ad una lotta senza quartiere con l’obiettivo di defenestrare o, in subordine, delegittimare L’Andolina. Basti ricordare il precedente tentativo – non riuscito- di far dimettere i soliti sei consiglieri comunali o la scelta, senza capo nè coda, di non presentare le liste da parte dei partiti di centrodestra, che in precedenza lo avevano fatto eleggere, in occasione dell’ultimo rinnovo del consiglio provinciale, col risultato di consegnare l’assemblea alle forze progressiste ed ulteriormente rivalutare, agli occhi dei cittadini, la figura di un presidente che aveva mantenuto la schiena diritta.

Zambrone e lo strappo dei tre consiglieri di maggioranza

Ciò posto, bisogna chiedersi come sia stato possibile che dei consiglieri comunali di un piccolo comune – che nel corso degli ultimi dieci anni, sotto la guida di L’Andolina, ha vissuto una crescita esponenziale nel settore turistico, al punto da fargli assumere un ruolo centrale lungo la Costa degli Dei, e che ha visto la realizzazione di imponenti opere pubbliche che hanno migliorato l’intero territorio – abbiano posto fine ad un’esperienza amministrativa proficua. In particolare i tre consiglieri di maggioranza – Marcello Giannini, presidente del consiglio comunale e segretario cittadino del PD, Nicola Grillo, vice sindaco e politicamente vicino al segretario provinciale di Forza Italia Michele Comito, Mariella Iannello, ex Udc ed in avvicinamento a Vito Pitaro – hanno preferito anteporre trame politiche più grandi di loro ed orchestrate altrove agli interessi della loro comunità.

I registi del “golpe”

A questo punto bisogna capire chi sono i registi del “golpe” e quali i loro accordi spartitori. Su uno di essi non ci sono dubbi: l’inossidabile Vito Pitaro che, dopo i precedenti tentativi falliti, oggi, grazie al supporto di utili idioti, è finalmente riuscito a realizzare quello che era diventato un suo desiderio inappagato. L’altro certamente va ricercato in casa PD ed il maggior indiziato non può che essere Ernesto Alecci, atteso che Nico Console, suo uomo di punta nel vibonese, avrebbe dovuto sostituire il decaduto L’Andolina.

I presunti accordi e la contromossa: Barbalace al posto di Console

Per quanto concerne i termini “dell’accordo”, secondo alcuni rumors, che, alla luce della comprovata tendenza ed abilità di Pitaro nello stabilire accordi trasversali, non possono essere esclusi, gli alecciani avrebbero governato l’ente fino all’elezione del nuovo presidente, che, visti i rapporti di forza sul territorio, sarebbe stato ad appannaggio di un uomo di Pitaro. Ma, come è noto, il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi e questo ha messo nelle condizioni L’Andolina di consumare la propria vendetta, revocando Console e sostituendolo con Barbalace, vicesindaco di Spilinga, lasciando con un pugno di mosche in mano i congiurati.

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