La confusione regna sovrana in politica. Anche rispetto a situazioni che non dovrebbero comportare dubbi ed incertezze.
Chi oggi intende far politica ha come strumenti forse necessari ed obbligati i Partiti e i Movimenti. Certo può anche farsi politica in solitudine, soprattutto nel tempo delle piazze virtuali e degli strumenti comunicativi di massa. Ma più che far politica, in questi casi, si tratta di testimonianza politica. Certamente è possibile associarsi anche fuori dai partiti politici – movimenti politici per far politica ma in questi casi si tratta di forme partecipative parziali, magari circoscritte ad un ambito (dunque più culturale, ideologico che politico) o a temi specifici spesso locali (più che altro comitati per migliorare la vivibilità in un quartiere, per promuovere la costruzione di una piazza, per ravvivare un territorio, magari anche per mettere su una lista locale di frazione o di circoscrizione).
Il ruolo centrale dei partiti secondo Costituzione
La politica però nel senso proprio, anche per dettato costituzionale, la propongono e la fanno i partiti e i movimenti: persone che si mettono insieme per realizzare progetti di vasta valenza territoriale, con idee forti e basi piuttosto definite, che si danno e presentano una organizzazione diffusa sul territorio, con iscritti, aderenti, quadri dirigenti centrali e periferici, programmi generali proiettati sui singoli territori ma lungo idee e indirizzi di rilevanza complessiva; che partecipano alle elezioni. Un partito che non concorre alle elezioni è quasi una negazione in termini.
Certo ci sono partiti e movimenti piccoli, altri grandi, da grandi si può diventare piccoli e da piccoli grandi, ma non si esce da certi percorsi, ambiti, caratteri.
Senza dubbio anche altro, tanto altro sono i partiti e i movimenti, ma in sintesi quanto sopra è abbastanza indicativo.
Regole e statuti: fondamenta dell’appartenenza
I partiti e i movimenti fissano dunque linee, ambiti di operatività, delimitazioni aggregative, regole. Regole anche di adesione.
All’atto costitutivo, partiti e movimenti fanno seguire statuto e regolamenti.
Per cui quando vengono fuori certe notizie – tipo espulsioni in serie da un partito, epurazioni, purghe, e così via – bisogna tener conto di quanto le regole, che valgono ovviamente per tutti coloro che ne fanno parte, stabiliscono.
Lo schema base dello statuto di partito
Uno schema base di statuto – che in effetti accomuna quasi tutti i partiti e i movimenti di rilevanza nazionale – indica anzitutto la denominazione, l’oggetto, la finalità, il simbolo.
Poi approfondisce la figura umana centrale rappresentata dagli iscritti, di cui si indicano diritti e doveri; seguono le norme organizzative, gli organi (quasi sempre assemblea nazionale, direzione nazionale, presidente e segretario nazionale, esercizi sociali e bilanci), le articolazioni territoriali quasi sempre su basi regionali, provinciali e comunali. E ovviamente altri elementi. Quasi sempre sono previsti organi di garanzia variamente denominati quali appunto i Comitati di Garanzia, il Collegio dei Probiviri e il Collegio dei Revisori dei Conti.
Iscritti, adesioni, espulsioni: serve chiarezza
Tornando alla figura centrale – gli iscritti e i loro diritti e doveri – evidentemente in tanto si aderisce ad una forza politica in quanto se ne condivide oggetto e finalità. Il momento iniziale del percorso, la stessa iscrizione, è sottoposta a prestabilite procedure e così i vari passaggi del percorso; e così anche la eventuale conclusione del percorso e dunque la cessazione del rapporto di iscritto.
Va da sé che per cessare un rapporto, deve essere iniziato. Come dire: si può essere espulsi da un partito, solo se si è iscritti a quel partito.
Direte: banale, ovvio. Ma ritorno all’apertura dell’articolo: in politica la confusione regna sovrana.
Così ho iniziato e così concludo.
Approfondimenti nei prossimi appuntamenti. Intanto però suggerisco di memorizzare lo schema: politica – partito – adesione – espulsione.








