× Sponsor
9 Marzo 2026
12.4 C
Calabria
spot_img

Lo strano caso del consigliere Laudadio: leghista alla Provincia, ma “misto” al Comune. Il paradosso che tiene in piedi Fiorita

Il consigliere comunale di Catanzaro deposita la lista della Lega per le elezioni provinciali e posa nella foto ufficiale con i candidati del Carroccio. Ma a Palazzo De Nobili siede nel Gruppo Misto e non ha firmato la sfiducia al sindaco

spot_imgspot_img
spot_imgspot_img

A Palazzo di Vetro, nella mattinata di ieri, è stata formalmente presentata la lista “La Provincia ci Lega”, che correrà alle elezioni per il rinnovo del Consiglio provinciale di Catanzaro, in programma il prossimo 28 marzo. La documentazione è stata depositata dal sindaco di Sellia Marina Walter Placida e dal consigliere comunale di Catanzaro Manuel Laudadio, presenti anche nella tradizionale foto di rito insieme ai candidati.

La lista comprende nove amministratori locali. Tra questi figurano tre consiglieri uscenti: Francesco Argento, sindaco di Gizzeria, Gennaro “Mimmo” Gianturco, consigliere comunale di Lamezia Terme, ed Eugenio Riccio, consigliere comunale di Catanzaro. Completano la squadra: Pasqualina Corica (consigliere comunale di Gizzeria), Luca Cortese (vicesindaco di Stalettì), Laura Moschella (sindaco di Gimigliano), Serena Notaro (presidente del Consiglio comunale di Caraffa), Maria Lucia Raso (consigliere comunale di Lamezia Terme) e Salvatore Sinopoli (sindaco di Gagliato). Fin qui la cronaca. Poi, però, arriva la politica. E la politica – specie quella catanzarese – sa sempre regalare qualche curiosa contraddizione.

Il caso Laudadio: leghista alla Provincia, “misto” al Comune

Tra i dettagli che non sono sfuggiti agli osservatori più attenti c’è proprio il ruolo di Manuel Laudadio. Non è candidato nella lista, ma è stato tra coloro che hanno depositato la documentazione e ha partecipato alla foto ufficiale con i candidati della Lega. Un gesto che, nel linguaggio della politica, equivale a una sorta di riconoscimento politico.

Il punto è che Laudadio, a Palazzo De Nobili, non risulta formalmente tra i consiglieri della Lega. In Consiglio comunale siede infatti nel Gruppo Misto, insieme ad altri consiglieri ritenuti politicamente vicini all’area che fa riferimento al vice presidente della Regione Calabria Filippo Mancuso, ma senza una collocazione partitica ufficiale nel Carroccio. Una situazione che, osservata da fuori, appare quantomeno singolare: leghista quando si tratta della Provincia, “misto” quando si tratta del Comune.

Il “mondo di mezzo” che tiene in piedi Fiorita

Il Gruppo Misto di Catanzaro è ormai diventato una sorta di zona grigia della politica cittadina, dove convivono provenienze e sensibilità diverse. Fatta eccezione per Fabio Celia, ex capogruppo del Pd e oggi tra i principali oppositori del sindaco Nicola Fiorita, gli altri componenti vengono spesso descritti nel dibattito politico come l’area che, nei fatti, contribuisce a mantenere in equilibrio l’attuale amministrazione.

Sono i cosiddetti “nuovi responsabili”, una categoria politica che in Italia ha una lunga tradizione: consiglieri che si collocano a metà strada tra opposizione e maggioranza, in tal caso tra il centrodestra e l’area progressista, in una posizione fluida che consente di incidere sugli equilibri consiliari. In questo mosaico politico piuttosto composito rientra anche lo stesso Laudadio, che appare muoversi tra diverse appartenenze senza una collocazione formalmente definita.

Il confronto con Riccio e il nodo della sfiducia

La situazione appare ancora più evidente se confrontata con quella di Eugenio Riccio. Riccio, infatti, oltre a essere candidato al Consiglio provinciale nella lista della Lega, è anche capogruppo della Lega al Comune di Catanzaro e tra i firmatari del documento di sfiducia al sindaco Fiorita, che ha raccolto 15 firme. Tra quelle firme, però, non compare quella di Manuel Laudadio. E non compare neppure quella di Manuela Costanzo, altra consigliera comunale eletta nel centrodestra.

Le firme mancanti e la sfiducia sfiorata

Il dettaglio non è secondario. Secondo quanto emerso nel dibattito politico cittadino, le firme di Laudadio e Costanzo avrebbero portato il totale a 17, la soglia che avrebbe consentito di far cadere l’amministrazione Fiorita. Ma la storia è andata diversamente. Costanzo, nonostante le pressioni politiche ricevute – compreso l’ultimatum lanciato dal coordinatore provinciale di Forza Italia Marco Polimeninon ha sottoscritto il documento. E, almeno allo stato delle informazioni disponibili, non risultano provvedimenti di espulsione dal partito. Quanto a Laudadio, la sua posizione resta quella di un consigliere politicamente collocato in un’area intermedia.

La politica delle casacche variabili

In fondo la vicenda racconta molto della politica catanzarese contemporanea. Una politica in cui le identità di partito spesso diventano elastiche, dove le alleanze locali non sempre coincidono con quelle ufficiali, e dove le foto di rito talvolta dicono più dei documenti depositati. Così può accadere che un consigliere si mostri accanto ai candidati della Lega alle elezioni provinciali, mentre nello stesso tempo, a pochi metri di distanza, sieda in un gruppo consiliare, quello dell’Aula Rossa comunale, che – almeno secondo la lettura di una parte del dibattito politico – contribuisce alla sopravvivenza della giunta guidata da Nicola Fiorita. Un paradosso? Forse. Oppure semplicemente una delle tante sfumature della politica catanzarese, dove le casacche cambiano meno nei simboli e più nei comportamenti. E dove, a volte, una firma mancata pesa più di una foto di gruppo.

spot_imgspot_img

ARTICOLI CORRELATI

ULTIME NOTIZIE