È una presa di posizione netta quella dell’assessore al Welfare Pasqualina Straface, intervenuta dopo aver appreso la vicenda di mamma Chiara e della piccola Giulia, la bambina di 10 anni affetta da grave disabilità costretta a vivere al terzo piano senza ascensore a Ricadi.
“Ho sentito personalmente mamma Chiara — ha dichiarato — e mi sono fatta descrivere una realtà che non può lasciarci indifferenti”.
“Non devono essere i cittadini a rincorrere i servizi”
Nel suo intervento, Straface punta il dito contro le difficoltà burocratiche che spesso rallentano le risposte istituzionali. “Non devono essere i cittadini a rincorrere i servizi, ma i servizi ad andare incontro a chi soffre”. Un passaggio chiave che sintetizza la linea politica annunciata dall’assessore: meno burocrazia e più umanità nella gestione del welfare.
Accesso domiciliare e verifiche immediate
L’assessore ha spiegato di essersi attivata subito con il Dipartimento Welfare, chiedendo un intervento concreto e tempestivo. “Abbiamo chiesto con urgenza un accesso domiciliare per verificare le reali condizioni abitative e attivare immediatamente il coinvolgimento dell’Unità di valutazione multidimensionale”. L’obiettivo è quello di passare rapidamente dalle parole ai fatti, costruendo un percorso concreto per la famiglia.
Un progetto di vita per la piccola Giulia
Tra le azioni previste, anche la definizione di un Progetto di vita personalizzato per Giulia, come previsto dalla normativa. “Vogliamo definire un percorso che metta al centro la persona — ha spiegato Straface — con una presa in carico reale e non solo formale”. Un primo passo si concretizzerà già nei prossimi giorni con l’incontro tra la madre e il Comune di Ricadi, che la Regione seguirà con attenzione.
“La burocrazia non può essere un ostacolo alla dignità umana“
Nel suo intervento, l’assessore ribadisce con forza il principio che guida l’azione regionale: “La burocrazia non può e non deve essere un ostacolo alla dignità umana”. Un messaggio che va oltre il singolo caso e richiama la necessità di un cambiamento strutturale nel sistema di assistenza.
Il caso di Ricadi simbolo di una sfida più ampia
La vicenda di Chiara e Giulia diventa così il simbolo di una criticità diffusa: quella della difficoltà di rendere concreti i diritti delle persone con disabilità.Straface lo riconosce chiaramente, indicando una direzione precisa:
“Stiamo cambiando approccio. Vogliamo passare dalle fredde procedure amministrative a una presa in carico fondata sull’umanità e sulla responsabilità”.
Impegno personale fino alla soluzione
L’assessore ha infine assicurato un impegno diretto sulla vicenda: “Seguirò personalmente questa storia fino a quando Chiara e Giulia non avranno una casa accessibile e il sostegno che meritano”. Una promessa che ora dovrà tradursi in atti concreti, mentre resta aperta una domanda: quanto tempo servirà perché una situazione così evidente trovi finalmente una soluzione?









