Nel dibattito sulla legge “tampone” per la continuità dei servizi sanitari regionali, l’intervento di Ernesto Alecci segna uno spartiacque politico e culturale. Non un no alla legge – che voterà – ma una demolizione frontale della narrazione dominante: quella che riduce la crisi della sanità calabrese alla sola mancanza di medici. “Pensiamo davvero che la sanità in Calabria non funzioni solo per la carenza di personale medico?”, esordisce. “Questo è un problema nazionale. Ma in Calabria il problema principale è un altro: l’incapacità di governare il sistema sanitario regionale”.
La PET di Catanzaro: vent’anni, rotta e mai sostituita
Il primo esempio è simbolico e pesantissimo. Alecci riporta l’Aula al 16 gennaio 2024, quando visitò l’azienda ospedaliera di Catanzaro, nel presidio di Germaneto. “Lì insiste una PET, uno dei macchinari più importanti in sanità. È vecchia di circa 20 anni, si rompe continuamente e rimanda indietro ogni giorno persone che devono fare un esame salvavita”.
All’epoca, racconta, gli fu assicurato che nel giro di settimane sarebbe partito un bando per l’acquisto o il leasing di una nuova apparecchiatura. “Sono passati due anni. Catanzaro, città capoluogo di Regione e hub sanitario che dovrebbe essere riferimento per il Mezzogiorno, ha ancora una PET vecchia di vent’anni”.
I tecnici, riferisce Alecci, sono costretti a interventi continui: “Siamo disperati, anche i pezzi di ricambio facciamo fatica a trovarli”. La domanda è secca: “La PET non funziona perché mancano i medici o perché non si è capaci di fare una gara, quando le risorse ci sono?”.
Presidi salvavita negati: famiglie costrette alla Procura
Secondo caso: Monasterace. Una famiglia è costretta a rivolgersi alla Procura della Repubblica per ottenere presidi salvavita per il proprio figlio. “È seguito da anni dall’ASP, ma ogni volta i presidi non arrivano o arrivano in ritardo”. Alecci inchioda il sistema:
“È colpa della mancanza di medici o dell’incapacità dell’ASP di consegnare in tempo un presidio salvavita?”.
L’elisoccorso senza carburante: il paradosso di Cutro
Altro episodio, definito “surreale”: Cutro. Un bambino rischia il soffocamento, arriva l’elicottero con il medico a bordo. “Poi però non riparte: si accorgono che il carburante non è sufficiente per arrivare in ospedale. Il bambino viene trasferito in ambulanza”. Ancora una volta la domanda ritorna: “È un problema di medici o di organizzazione?”.
Farmaci salvavita che “saltano” dagli ordini
Il racconto diventa quotidiano. Alecci riferisce di una chiamata ricevuta pochi giorni prima da un cittadino del Catanzarese. “Da due settimane va in farmacia per un farmaco salvavita. Ogni volta il farmacista lo rimanda indietro perché il farmaco non è arrivato”. La spiegazione arriva dal Dipartimento regionale alla Salute: “Era saltato l’ordine, lo abbiamo rifatto in ritardo”. Conclusione amara: “Non è mancanza di medici. È incapacità di organizzare persino la consegna dei farmaci salvavita”.
Visite a nove mesi e geografia ignorata
Altro caso: una visita diabetologica fissata a nove mesi per un anziano di quasi ottant’anni, residente a Soverato. “Peccato che la visita sia a Martirano Lombardo. Ora io sfido chiunque a raggiungerla con i mezzi pubblici”. Alecci ironizza amaramente:
“Metterei chi collabora con lei su un autobus, da Soverato a Martirano”. Il punto è chiaro: “Questa persona non ci andrà mai, se qualcuno non la accompagna. È un problema di medici o di organizzazione territoriale?”.
Istologici dopo due mesi: quando la malattia corre
Il quadro si fa drammatico quando il consigliere racconta di una donna che aspetta due mesi il referto di un esame istologico. “Due mesi, mentre la malattia galoppa”. I medici del Ciaccio, riferisce, chiamano ripetutamente i colleghi di Germaneto: “Dobbiamo intervenire, ma non possiamo finché non abbiamo il quadro clinico completo”.
Medici cubani ed extra UE: aiuto sì, ma non basta
Alecci riconosce il contributo dei medici cubani. “Li ringrazio, sono stati un aiuto vero. Ce ne sono di bravissimi, altri meno, come in ogni settore”. Ma avverte:
“Esistono differenze nei metodi, nella formazione, nella comunicazione e nella lingua. Problemi che restano anche dopo un anno e mezzo o due”. E rilancia: “Immaginiamo cosa accadrà con medici provenienti da altri Paesi, con lingue e sistemi sanitari completamente diversi”.
Crotone e l’area SIN: la sanità che dovrebbe prevenire
Il finale è politico e ambientale. Alecci racconta l’incontro di Crotone sulla bonifica dell’area SIN. “La sanità non deve solo curare chi si ammala. Deve fare in modo che le persone non si ammalino”. Crotone ha, ricorda, “un’incidenza tumorale molto più alta della media nazionale”. L’accusa è diretta: “Troppo silenzio da parte del Governo regionale sulla bonifica dell’area SIN di Crotone”.
Chiama in causa il ministro Pichetto Fratin, collega di partito del presidente, e il ruolo di Eni: “Una società controllata dal Governo che muove affari da 100 miliardi di euro. Si parla di energie rinnovabili, ma non c’è un minimo interesse per bonificare terreni avvelenati che producono tumori”.
“Dopo quattro anni siamo ancora all’urgenza”
Alecci chiude citando le parole pronunciate dallo stesso presidente della Regione anni prima. “C’è urgenza, non possiamo più aspettare. Lo diceva lei quattro anni fa”. La constatazione finale è durissima: “Dopo quattro anni siamo ancora qui a dire che c’è urgenza. Quel deficit straordinario di capacità amministrativa del sistema sanitario è ancora tutto qui”. (mi.fa.)







