5 Novembre 2026
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Occhiuto prende le distanze da Trump: “La destra populista non è il futuro”. Il messaggio a Meloni e agli alleati

Il presidente della Regione Calabria e vicesegretario di Forza Italia rilancia il profilo liberale del centrodestra dopo il voto americano. Nel mirino il populismo e il rischio di privilegiare il consenso elettorale rispetto alla capacità di governare

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La sconfitta elettorale di Donald Trump negli Stati Uniti apre una riflessione sugli equilibri della destra occidentale. Non soltanto sulle conseguenze per il Partito repubblicano americano, ma anche sulle prospettive delle forze conservatrici europee, chiamate a interrogarsi sui modelli politici da seguire. È questa la lettura proposta da Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia, in un’intervista pubblicata da Il Foglio il 5 novembre 2026.

Per il governatore calabrese, “il dato politicamente più significativo non riguarda esclusivamente il risultato delle urne, ma il modello di destra che ne esce ridimensionato”. “La vicenda americana, secondo Occhiuto, dovrebbe rappresentare un’occasione per ripensare l’identità del conservatorismo, prendendo le distanze dalle impostazioni populiste associate alla stagione politica del presidente statunitense”.

Il richiamo alla tradizione repubblicana: Lincoln, Roosevelt e Reagan

Nel ragionamento del vicesegretario azzurro, il Partito repubblicano statunitense possiede una storia politica che precede ampiamente l’esperienza di Trump. Occhiuto richiama alcune delle figure che ne hanno segnato il percorso, da Abraham Lincoln a Franklin Delano Roosevelt, fino a Ronald Reagan, individuando nella loro eredità una tradizione che considera distante dall’attuale impostazione trumpiana.

Dice Occhiuto: “Il punto centrale è il rapporto tra identità conservatrice, libertà economica e capacità di governo. Secondo il presidente della Calabria, la strategia di Trump avrebbe puntato soprattutto sulla mobilitazione delle paure e sulla promessa di proteggere gli interessi nazionali. Una linea che, nella sua interpretazione, avrebbe incontrato difficoltà anche sul terreno economico, in particolare per gli effetti delle politiche commerciali e dei dazi“.

Da qui l’auspicio di “un riposizionamento repubblicano verso una cultura politica più vicina al liberalismo e meno dipendente dalla contrapposizione populista”.

Meloni e il confine con il populismo: il ragionamento di Occhiuto

L’analisi si sposta poi sul quadro italiano e sugli equilibri della maggioranza di governo. Occhiuto riconosce alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni “una collocazione distinta rispetto alle componenti più radicali del conservatorismo americano e considera importante mantenere una separazione politica dal populismo nazionale”.

Il governatore individua proprio nella capacità di distinguersi dalle forze che fanno leva sulle paure collettive una questione decisiva per il futuro del centrodestra: “Il problema, nella sua ricostruzione, non sarebbe la scomparsa delle insicurezze sociali, che continuano a essere presenti, ma la difficoltà di trasformarle in politiche pubbliche efficaci”.

Occhiuto osserva inoltre che “un eventuale ampliamento del perimetro della coalizione verso formazioni populiste potrebbe produrre vantaggi sul piano elettorale, ma aprirebbe interrogativi sulla successiva capacità di governare. Il consenso, dunque, non sarebbe sufficiente a garantire stabilità e risultati”.

Forza Italia punta a rafforzare il proprio profilo liberale

È soprattutto sul ruolo di Forza Italia che si concentra la parte finale dell’intervento. Per Occhiuto, “il partito deve rendere ancora più riconoscibile la propria identità, rafforzando la distanza politica e culturale dalle componenti populiste del centrodestra”.

La prospettiva indicata è quella “di una presenza liberale più incisiva all’interno della destra italiana ed europea. Una posizione che, secondo il vicesegretario, potrebbe contribuire a differenziare l’offerta politica conservatrice e a ridefinire gli equilibri tra le diverse sensibilità che compongono il campo”.

Il messaggio rivolto agli alleati è quindi legato alla scelta del modello politico: “Non inseguire automaticamente l’esperienza americana, ma valorizzare un’identità liberale capace di misurarsi con le questioni economiche e sociali”.

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