5 Ottobre 2026
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Ospedale della Sibaritide, agibilità “parziale” con un click e 22 ambulatori in mezzo al cantiere: il nastro di domani e il sospetto delle penali

Un modulo online del 1° ottobre fatto passare per agibilità, l'acqua da una vasca, un cronoprogramma che chiude l'iter autorizzativo il giorno stesso in cui si firma il fascicolo: il Comune si prepara a chiedere integrazioni, la Regione (con Occhiuto) si prepara al nastro

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Il nuovo ospedale della Sibaritide ha attraversato vent’anni di storia di cantiere. Ha collezionato un campo pozzi che Sorical aveva promesso per marzo 2025, un collettore fognario consegnato all’impresa a fine settembre con tempi stimati di almeno sei mesi, e un depuratore interno che pretratta reflui senza sapere dove mandarli. Ha poi una strada provinciale che porta il nome di “Insiti” e conserva il tracciato e le abitudini di una interpoderale.
In questo scenario, domani, martedì 6 ottobre, alle 12, alla presenza del presidente Roberto Occhiuto e del commissario delegato per l’attuazione degli interventi per i nuovi ospedali calabresi, Claudio Moroni, la Regione inaugurerà “22 ambulatori“, per come annunciato in una nota.
Gli inviti sono partiti con una pec della struttura commissariale (protocollo n. 10747 del 2 ottobre, oggetto “Invito all’inaugurale apertura progressiva dell’Ospedale della Sibaritide”) e sono stati recapitati alle sole istituzioni.
Il sindaco Flavio Stasi, interpellato da Calabria7 il 29 settembre a proposito della cerimonia inaugurale, aveva definito l’operazione “una pantomima per non pagare le penali”.

L’agibilità depositata con un modulo online

Giovedì 1° ottobre, sul portale del Suap di Corigliano-Rossano, è stata compilata una pratica intitolata “Segnalazione certificata di agibilità parziale – Ospedale della Sibaritide”. Calabria7 ha potuto consultare la distinta di riepilogo, che risulta generata alle 19.49.
Il dichiarante è Claudio Moroni, indicato come rappresentante della “Presidenza del Consiglio dei Ministri”, che ha conferito a un professionista procura speciale per la presentazione.
La pratica è inquadrata come “SCIA senza intervento edilizio”, riguarda l’immobile di contrada Insiti censito al catasto fabbricati, e indica come titolo la delibera del consiglio comunale n. 15 del 2 marzo 2018.

Per chi non mastica urbanistica, la SCA funziona sul modello della SCIA. A depositare è il titolare, a garantire sono i tecnici con le loro dichiarazioni, e nessun funzionario comunale firma un certificato.
Il testo unico dell’edilizia stabilisce che l’uso della costruzione può iniziare “dalla data di presentazione” della segnalazione corredata dai documenti. Il Comune, se trova carenze, interviene dopo. L’agibilità, in sostanza, va in automatico se nessuno dice di no. Nella stessa distinta il dichiarante prende atto che le amministrazioni competenti possono adottare, “nel termine di sessanta giorni dalla presentazione della segnalazione”, provvedimenti motivati di divieto di prosecuzione dell’attività, qualora accertino la carenza dei requisiti. Il conto, dal 1° ottobre, porta al 30 novembre. A ricevere la segnalazione è il Comune di Corigliano Rossano, lo stesso ente che per voce del sindaco ha fatto sapere di non aver rilasciato alcuna agibilità nei giorni scorsi.

La legge ammette la SCA per “singole porzioni della costruzione, purché funzionalmente autonomi”, ma a condizioni precise. Devono essere state realizzate e collaudate le opere di urbanizzazione primaria relative all’intero intervento edilizio.
Devono essere completate e collaudate le parti strutturali connesse, e collaudati e certificati gli impianti delle parti comuni. Le urbanizzazioni primarie, per come le elenca l’articolo 16 dello stesso testo unico, comprendono strade, fognature e rete idrica, cioè proprio ciò che a Insiti, per come abbiamo documentato, ancora non c’è.
Tra gli allegati depositati compaiono le dichiarazioni di conformità degli impianti elettrico (n. 13/2026), meccanico (n. 14/2026) e idrico-sanitario (n. 15/2026) del piano zero del corpo A, quella dell’impianto antincendio a idranti (n. 22/2026), il collaudo statico, l’attestato di prestazione energetica, le planimetrie e una dichiarazione di esenzione dai diritti di segreteria.
Nell’elenco non figura alcun atto sul collaudo delle opere di urbanizzazione primaria: né la strada, né la rete idrica, né la fogna, il cui primo lotto di collettore era stato consegnato all’impresa pochi giorni prima.

Secondo fonti accreditate, nella pratica non si sarebbe dato conto di ciò che ancora manca e la segnalazione sarebbe stata fatta passare per un’agibilità a tutti gli effetti, quando invece difetterebbero rete idrica, rete fognaria e sistema di raccolta delle acque.
Sempre stando alle stesse fonti, gli uffici del Comune chiederanno già oggi integrazioni su questi punti, oltre che su ulteriori aspetti della documentazione.

L’acqua: l’impianto c’è, la fonte no

Per quel che riguarda l’approvvigionamento idrico, almeno sulla carta, è stata individuata la toppa. L’impianto idrico-sanitario del piano zero ha la sua dichiarazione di conformità, la n. 15/2026, che attesta la regolarità di tubi e apparecchi, ma non dice nulla su ciò che dovrebbe scorrervi. A sopperire all’assenza di rete e di pozzi sarebbe, per quanto risulta a Calabria7, una vasca.
Il campo pozzi di Sorical, intanto, richiede dopo la fine dei lavori prelievi distribuiti sulle quattro stagioni, cioè un anno di analisi prima di poter immettere acqua nella rete di un ospedale. Da quei pozzi starebbe uscendo acqua torbida, quindi non utilizzabile.

L’autorizzazione sanitaria e il cronoprogramma del 6 ottobre

C’è poi il capitolo sanitario in senso stretto. Per esercitare l’attività, una struttura sanitaria ha bisogno dell’autorizzazione e, in seguito, dell’accreditamento istituzionale previsti dal decreto legislativo 502 del 1992 e dalla legge regionale 24 del 2008, che per la Calabria competono al Dipartimento Tutela della salute della Regione, la stessa Regione che invita al taglio del nastro.

Calabria7 ha potuto consultare il documento che avvia, sul piano organizzativo, quel percorso: un “progetto organizzativo e funzionale per l’attivazione del poliambulatorio specialistico pubblico presso il nuovo ospedale della Sibaritide”, redatto dalla direzione medica dello Spoke di Corigliano Rossano e firmato dalla direttrice, Maria Pompea Bernardi, il 1° ottobre alle 16.29, tre ore e venti prima della generazione della distinta del Suap.
Il testo si presenta come “documento a supporto del procedimento di autorizzazione sanitaria” ai sensi dell’articolo 8-ter del decreto legislativo 502/1992 e “del successivo accreditamento istituzionale”, e si definisce la “componente organizzativa del fascicolo autorizzativo”. La documentazione tecnica su locali, impianti, sicurezza e apparecchiature, vi si legge, “dovrà essere prodotta dai servizi competenti”. Tra gli allegati “da predisporre” figurano i “provvedimenti autorizzativi pertinenti al presidio” e le “relazioni e certificazioni tecniche”, e il progetto precisa di non sostituire le attestazioni tecniche di conformità.

Il cronoprogramma in calce assegna le scadenze. L’assegnazione del personale e l’approvazione delle procedure sono fissate al 25 settembre, il completamento e la verifica di locali, impianti e dotazioni al 27, la verifica dei provvedimenti e dei requisiti applicabili al 28, la definizione delle discipline al 30.
Il completamento del procedimento autorizzativo è fissato all’1° ottobre, cioè il giorno stesso della firma. L’attivazione delle agende e l’avvio delle attività sono fissati al 6 ottobre.

Secondo fonti interne all’Asp, la richiesta di autorizzazione non era stata presentata prima. La lacuna sarebbe emersa nei giorni scorsi, con l’arrivo a Rossano del nuovo direttore generale, Angelo Vittorio Sestito, nominato dalla Giunta il 17 settembre, e la Regione avrebbe disposto “immediatamente” l’avvio del procedimento.
Un sopralluogo ufficiale sarebbe stato richiesto, ma formalmente nessuno si sarebbe prestato; informalmente sarebbero andati alcuni dirigenti e funzionari dell’Asp e del Servizio di Medicina del Lavoro, forse per un parere preventivo che nelle procedure non esiste.

Ventidue ambulatori, tredici discipline

La Regione, nel frattempo, riferisce dell’attivazione di 22 ambulatori. Il progetto organizzativo dell’Asp, invece, elenca tredici discipline: geriatria, diabetologia di secondo livello, pediatria e neonatologia, oncoematologia, nefrologia, ortopedia e traumatologia, otorinolaringoiatria, medicina interna, pneumologia, ginecologia, diabetologia ed endocrinologia, endocrinochirurgia e corso preparto.
Il perimetro, precisa il testo, comprende visite specialistiche ed ecografie. La presenza dell’oncoematologia “non comporta” l’attivazione di chemioterapie, trasfusioni o altre somministrazioni complesse, e l’endocrinochirurgia è “intesa come attività di visita e controllo”.

Sommando le ore settimanali indicate per le discipline con orario definito si arriva a circa ottantasei ore, a cui si aggiungono tre ore e mezza al mese di endocrinochirurgia e le ore ancora “da definire” per pneumologia e corso preparto.
A conti fatti, è l’equivalente di poco più di due medici a tempo pieno. La geriatria e la pediatria dispongono di due ore alla settimana ciascuna, la nefrologia di quattro. Per geriatria e ginecologia le fasce orarie sono ancora “da definire”.

I medici indicati provengono tutti da reparti già in funzione, a Corigliano, Rossano, Cariati e Castrovillari, e dovrebbero dunque lasciare quei presidi per raggiungere Insiti.
Il documento stesso subordina l’attività a una condizione: le agende “sono attivate dopo la verifica della disponibilità di personale, locali, apparecchiature e materiali”. Per ogni turno sono previsti due infermieri e tre Oss. L’accoglienza dei pazienti “sarà garantita dal personale Avo”, mentre “dovrà essere previsto” personale amministrativo per il Cup. Pulizia, rifiuti e, se necessaria, sterilizzazione sono affidati al concessionario. Quanto alle emergenze, il documento indica il 118 con ambulanza non medicalizzata e un registro interno.

Da quel che ci risulta, ancora, nessuno dei medici ospedalieri intenderebbe svolgere attività ambulatoriale a distanza. Con l’ambulatorio vicino al reparto lo si fa insieme all’attività di corsia, con l’ambulatorio lontano il reparto resta vuoto.
Peraltro, il trasporto pubblico a Insiti è inesistente e la strada di accesso resta quella interpoderale.
Sullo sfondo restano numeri già noti: tra i sessanta e i settanta medici mancanti nello spoke di Corigliano Rossano, meno di 250 posti letto attivi tra Giannettasio e Compagna contro i più di 370 previsti nel nuovo ospedale.

La nota della Regione

Stamattina la Regione ha diffuso, come accennato, la nota con cui annuncia l’apertura. Annunciata anche la presenza del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, del commissario delegato della Presidenza del Consiglio dei ministri per l’edilizia sanitaria della Regione Calabria, Claudio Moroni, e delle massime autorità regionali e locali.
L’apertura, prosegue il la nota, “rappresenta il primo passo del percorso di attivazione per step temporali del nuovo ospedale, secondo un piano concordato con l’Azienda sanitaria per consentire il graduale trasferimento delle attività dagli attuali presidi ospedalieri di Corigliano e Rossano”. La giornata, conclude la Regione, “segnerà dunque l’avvio operativo del nuovo ospedale della Sibaritide e di un percorso destinato a portare progressivamente tutte le attività sanitarie nel nuovo presidio”.

La nota parla di “apertura” degli ambulatori, mentre la pratica depositata al Suap parla di “agibilità”. Non menziona l’agibilità, l’autorizzazione sanitaria, l’acqua, la fogna, la strada e l’area esterna, che resta un cantiere polveroso.
Non precisa nemmeno quali servizi saranno attivati: il documento dell’Asp ne indica tredici, con orari ancora in parte da definire.

Una data che resta un’incognita

Aprire una porzione alla data fissata dal contratto lascia aperta la domanda più importante.
Il cantiere, secondo le fotografie e le fonti raccolte da Calabria7 nelle scorse settimane, si aggirava attorno al 75-80% di avanzamento.
Il collettore fognario non sarà completo prima della primavera 2027.
I pozzi non sono finiti e le analisi stagionali richiedono un anno.
Il ritardo reale sul calendario ufficiale poteva già superare i dodici mesi. Con una parte dichiarata consegnata, resta da stabilire quando sarà ultimato l’intero complesso, cioè tutto ciò che sta fuori dal piano terra del lato ovest del corpo A.
Cerimonia ambulatoriale a parte, insomma, restano, dunque, incognite enormi sulla conclusione reale dei lavori, sulla data della consegna “chiavi in mano”, sull’entrata in esercizio con il ricovero del primo paziente.

Ed in tutto questo una Sca depositata l’1 ottobre viene fatta passare come agibilità, ventidue ambulatori inaugurati – ed è tutto da verificare – con l’equivalente di due medici a tempo pieno, l’acqua di una vasca e un’agibilità depositata con un modulo online.

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