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29 Marzo 2026
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Paralisi Catanzaro, la città che non riesce a correre: ferma tra cantieri in ritardo e giochi di palazzo

Sindaco in bilico, fondi Pnrr a rischio e maggioranze fragili e variabili: mentre la politica sopravvive, il capoluogo di regione resta sospeso tra promesse e ritardi

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Marzo 2026. A Catanzaro il tempo scorre in due velocità: quello della politica, che si muove frenetica tra manovre di palazzo e prove di forza, e quello dei cantieri, che invece sembrano fermi. O quasi. Nicola Fiorita è sopravvissuto. A febbraio l’opposizione di centrodestra ci ha provato: raccogliere 17 dimissioni contestuali per far cadere il consiglio comunale e aprire la strada a elezioni anticipate. Si è fermata a 15. Quei due voti mancanti insieme alle sei astensioni che hanno permesso pochi giorni fa l’approvazione del Bilancio di previsione finanziario 2026/2028 in Consiglio Comunale, raccontano tutto dell’equilibrio precario su cui regge questa amministrazione e salvata non dalla forza propria, ma dall’indecisione altrui.

Il cosiddetto “mondo di mezzo”, i consiglieri del gruppo Misto che non si decidono a scegliere da che parte stare, tiene in piedi una maggioranza che maggioranza non è. Il sindaco ha commentato lo scampato pericolo parlando di “sconfitta di Catanzaro”. Una frase che sa di retorica, ma che contiene, forse involontariamente, una verità più profonda: a perdere, in questi quattro anni, è stata soprattutto la città.

I cantieri: trasformazione o vetrina?

Fiorita racconta una “città in trasformazione”. Cantieri aperti in ogni quartiere, opere in corso, una stagione di investimenti senza precedenti. L’opposizione e una parte crescente della cittadinanza descrive invece un’altra scena: lavori a singhiozzo, ritardi sistematici, scadenze mancate. Guardando i fatti, il quadro è meno entusiasmante della narrazione ufficiale.

La galleria Sansinato e i lavori su viale dei Normanni avrebbero già dovuto essere conclusi. La riapertura è attesa per aprile 2026, ma il condizionale è d’obbligo. Il raddoppio di via Carlo V e il ponte sulla Fiumarella sono promessi “entro l’estate”.

Lo stadio Ceravolo con i 12 milioni di euro stanziati dalla Regione e in attesa del restyling ma i tempi sono talmente stretti che il cantiere non chiuderà quasi certamente con l’inizio della nuova stagione calcistica.

Il porto di Catanzaro Lido, altri 12 milioni regionali, un progetto da 405 posti barca: il primo stralcio è in fase di bando, ma resta il labirinto giudiziario e amministrativo relativo all Carmar.

Non è solo una questione estetica. Ogni cantiere incompiuto è un potenziale buco nel bilancio, perché dietro molti di questi lavori ci sono fondi PNRR con scadenze europee fissate al dicembre 2026. Ogni progetto non completato entro quella data comporta la restituzione dei fondi. E per un comune che ha già anticipato 181.526 euro di tasca propria per non bloccare la mensa scolastica del plesso Porto, la prospettiva di dover restituire finanziamenti europei non è uno scenario teorico. È una minaccia concreta.

I conti pubblici: il risanamento che non si vede

L’amministrazione rivendica un risultato: il disavanzo strutturale sarebbe sceso da 61,5 milioni di euro nel 2022 a una proiezione di 38 milioni per fine 2026. Un dimezzamento, nelle parole del sindaco, che dimostrerebbe la serietà della gestione.

Ma i numeri vanno contestualizzati. Il bilancio 2026-2028, approvato il 5 febbraio scorso, prevede entrate per 304 milioni di euro. Le aliquote IMU sono state confermate invariate, il che significa che la coperta è corta quanto prima. Nel frattempo, la manovra nazionale di fine 2025 ha tagliato i trasferimenti ai comuni — tanto da spingere quasi mille sindaci italiani a firmare una lettera aperta al governo Meloni.

Catanzaro Servizi — la partecipata comunale — è il caso più eloquente. Portata sull’orlo del collasso finanziario, è ora in procedura negoziata con un anno di tempo per costruire un piano di risanamento. Un anno. Come se non bastasse, fonti dell’opposizione segnalano presunte irregolarità nei bandi rifiuti, già portate all’attenzione dell’Anac.

Il rimpasto che non si fa (o quasi)

Dentro la coalizione, la crisi di febbraio ha lasciato strascichi. Il Partito Democratico chiede “prudenza” e il “minimo indispensabile”. Tradotto: nessun ribaltone, nessuna scossa che possa far saltare l’equilibrio tra correnti.

Il nome che circola con più insistenza come vittima sacrificale del possibile rimpasto è quello della vicesindaca Giusy Iemma. In compenso si parla di una promozione per Irene Colosimo. Ma nulla è deciso, e il sindaco avrebbe già rimandato tutto a dopo Pasqua — ammesso che si faccia davvero qualcosa. Il paradosso è evidente: un’amministrazione che ha bisogno di dare segnali di svolta si ritrova paralizzata dalla necessità di non toccare nulla per non perdere i propri stessi alleati.

Il centrodestra cerca un volto

L’opposizione, intanto, non è messa meglio. Uscita dalle manovre di febbraio divisa e senza una linea chiara, deve ora trovare un candidato sindaco per il 2027.

La Lega punta su Filippo Mancuso, vicepresidente della Regione, con un curriculum da giuntista di lungo corso nelle amministrazioni Abramo. Fratelli d’Italia ragiona su Aldo Ferrara, presidente degli industriali calabresi, come espressione del mondo produttivo. Sullo sfondo aleggia il nome di Sergio Abramo, l’ex sindaco che in molti vorrebbero ripescare come “cavallo di ritorno”. Le elezioni provinciali del 28 marzo hanno nel frattempo offerto un primo termometro sullo stato di salute del centrodestra. Ne parliamo a parte in questo articolo (leggi qui). Ma la sensazione è che la coalizione stia ancora aspettando che Fiorita cada da solo, prima di decidere con chi raccogliere i pezzi.

La scadenza

La scadenza vera, quella che nessuna mossa politica può spostare, è il dicembre 2026. Il termine ultimo per i fondi europei del Pnrr non si negozia. A livello nazionale, a metà percorso risultava speso meno di un terzo dei 194 miliardi disponibili. Il ritmo necessario da gennaio 2025 in poi è di quasi 6 miliardi al mese. I comuni italiani sono stati finora i soggetti più efficienti nell’attuazione, ma i tagli ai trasferimenti statali rischiano di vanificare questo primato.

Per Catanzaro, il conto è semplice e spietato: o i cantieri Pnrr vengono completati entro i termini, o quei soldi tornano a Bruxelles. In una città con 38 milioni di disavanzo ancora da ripianare, non è un’opzione sostenibile.

Il tempo e la trasformazione

Fiorita ha ancora un anno e mezzo di governo effettivo. Il tempo è sufficiente per dimostrare che la “trasformazione” di cui parla è reale. Ma ogni mese perso in giochi di palazzo, ogni cantiere che slitta, ogni rimpasto rinviato è un mattone tolto alle fondamenta di quella narrazione. La domanda che si pone Catanzaro non è ideologica. Non riguarda destra o sinistra. Riguarda qualcosa di più semplice e più difficile allo stesso tempo: la capacità di finire quello che si inizia. E su questo, i cittadini hanno memoria lunga. (m.c.)

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