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10 Marzo 2026
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Pd, faide interne e giunta sotto pressione: la mossa di Colelli e il vero scontro di potere a Vibo

La rinuncia alla delega agli Spettacoli non è uno strappo con il sindaco, ma un atto politico interno al Partito Democratico. Sullo sfondo la partita Alecci, gli equilibri di giunta e un’opposizione che grida allo scandalo

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La rinuncia di Francesco Colelli alla delega agli spettacoli ha catalizzato l’interesse dell’opinione pubblica, che si interroga sia in relazione ai veri motivi che hanno spinto il capogruppo del PD al passo indietro, sia sulle determinazioni che andrà ad adottare il sindaco per gestire la levata di scudi da parte del consigliere.

Anche alcune forze d’opposizione hanno offerto il loro contributo al dibattito, attraverso un comunicato stampa dai toni catastrofici e, tenuto conto che il tutto si inserisce in un contesto temporale nel quale il sindaco è impegnato a trovare la quadra per dare spazio nell’esecutivo agli uomini del consigliere regionale Alecci – i quali, va ricordato, in consiglio comunale rappresentano l’altro emisfero del Partito Democratico – diventa opportuno approfondire la questione per riportare il tutto sui giusti binari.

Una mossa tutta interna al Partito Democratico

Va subito detto che la scelta del capogruppo del Pd attiene più a lotte interne al partito che a dinamiche connesse all’amministrazione Romeo, la quale viene coinvolta per effetto riflesso delle prime. La mossa di Colelli non può essere letta come un atto di sfiducia nei confronti dell’operato del sindaco e dell’esecutivo, ma come il tentativo di porre con le spalle al muro il primo cittadino per costringerlo, nel momento in cui dovrà rimodulare l’esecutivo, a non adottare soluzioni che possano riverberarsi in maniera per lui negativa nei rapporti di forza all’interno del Partito Democratico.

Gli equilibri provinciali e l’ascesa della componente Alecci

Nella provincia vibonese, infatti, dopo la disfatta elettorale di Mammoliti e Tassone alle ultime consultazioni regionali, il partito era saldamente in mano a Colelli ed alla di lui madre Teresa Esposito, segretaria provinciale. Al ridimensionamento di Mammoliti e Tassone ha fatto però seguito il perentorio rafforzamento della componente
Alecci
non solo su scala provinciale, ma anche nel comune capoluogo, dove sta per ottenere quella rappresentanza nell’esecutivo che il sindaco Romeo aveva sempre dichiarato di non volergli riconoscere. Quindi, dopo che la sua area ha perso terreno a livello provinciale, oggi Colelli cerca di salvare il salvabile quantomeno al comune di Vibo, dove il Pd esprime due assessori, Stefano Soriano e Vania Continanza, oltre al presidente del consiglio Antonio Iannello.

Le opzioni sul tavolo del sindaco

Ciò posto, bisogna adesso soffermarsi su quelle che potrebbero essere le opzioni a disposizione del sindaco per fare spazio in giunta agli uomini di Alecci ed al contempo soddisfare le necessità di Colelli. Non essendo ipotizzabile che possa essere sacrificato un esponente degli altri partiti della coalizione per problematiche interne al Pd, riteniamo che, alla fine, Romeo sarà costretto ad attenersi alla famosa regola
secondo la quale in politica contano i numeri più del merito.

Applicando tale criterio nei confronti dei componenti dell’esecutivo, due sono le postazioni maggiormente a rischio: quella dell’assessore Pina Puntillo, la docente universitaria voluta dal sindaco per tenere in ordine i conti del comune, senza alcuna forza politica di riferimento in consiglio comunale; e quella di Vania Continanza, pescata da Romeo tra le fila dei candidati non eletti del Pd.

La possibile “quadratura del cerchio”

Così procedendo, il primo cittadino si ritroverà con due caselle libere da utilizzare per accontentare le due anime del Pd. Con molta probabilità la quadratura del cerchio sarà realizzata assegnando alla componente di Alecci un assessore donna, per garantire il necessario rispetto delle quote rosa in giunta, e promuovendo ad
assessore Colelli
, consentendogli così di non essere ulteriormente depotenziato, anche in considerazione del fatto che i rapporti con Sorianoblindatissimo nel suo ruolo di assessore, in applicazione della “regola” che consentirà al sindaco di togliere le castagne dal fuoco – sono molto freddi, per non dire gelidi.

L’opposizione e la polemica strumentale

Chiuso questo capitolo, bisogna occuparsi, facendo tesoro di quanto sin qui argomentato, della posizione assunta da alcune forze d’opposizione nella famosa nota stampa di cui si è detto in premessa, non sottoscritta da alcune forze politiche di centrodestra, tra le quali spiccano Lega ed Udc.

Riteniamo che sia stato strumentalmente travisato ed ampliato a proprio uso e consumo quello che era il vero intento di Colelli, trasformandolo in un presunto atto d’accusa contro il dedotto immobilismo dell’esecutivo, al fine di poter sentenziare, attraverso raffazzonate e per alcuni versi abnormi accuse, il crollo dell’intero impianto politico della maggioranza.

Il paradosso delle accuse

Già fa venire la pelle d’oca sentire le stesse forze politiche che fino a ieri governavano l’ente accusare gli odierni condottieri di cambi di casacca, regolamenti di conti, teatrini, spartizioni di poltrone, sigle di comodo, tutte materie nelle quali esse hanno dimostrato di eccellere negli ultimi quindici anni.

Se poi si pensa che tra i firmatari di quell’atto d’accusa vi è il gruppo ispirato da Vito Pitaro, “Cuore Vibonese”, il tutto diventa abnorme e farsesco; ma come fanno proprio loro a parlare di sigle di comodo e cambi di casacca se, ad ogni elezione, per ricrearsi una verginità, sono costretti a cambiare nome? L’ultima metamorfosi, in ordine di tempo, quella tra “Città Futura” dell’era Limardo e l’odierno “Cuore
Vibonese”
, per non parlare dei passaggi da una formazione politica all’altra dei componenti del gruppo, per riassumere i quali occorrerebbe non un intero giornale, ma una serie di tomi, è proprio il caso di dire il bue che chiama cornuto l’asino.

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