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10 Giugno 2026
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Pitaro rompe il tabù del “timore reverenziale” e sfida silenzi e gerarchie: “Non sarò un figurino in livrea”

Dal caso “appestato” a possibile assessore: la partita dentro Noi Moderati, il duello che non è quello con Galati e il nodo Occhiuto-sanità. “Cura, lavoro, dignità: ecco cosa voglio per la Calabria”

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Noi calciofili inveterati abbiamo iniziato a interiorizzare l’espressione “timore reverenziale ” quando, ancora giovinetti, ci divertivamo a guardare il Processo del lunedì, quello vero, condotto dal mitico Aldo Biscardi (Iddio l’abbia in gloria). Le tifoserie di studio si dividevano a colpi di dichiarazioni-petardo, tra chi accusava l’arbitro di turno di farsela addosso dalla paura, ogni qualvolta gli capitasse la ventura di dirigere una grande squadra (spesso la Juve) e chi ne assolveva le prestazioni .

Anche  tra i politici esiste l’eccesso di reverenza, che- lungi dal tradursi in una buona pratica di galateo- diventa molte volte timore, ossequio, paralisi dello spirito di iniziativa. Uno dei peggiori morbi che affligge il consiglio regionale è proprio l’alta percentuale di timorati dal Presidente, che con il loro fare (politica) timido e balbuziente portano a casa poco o nulla. Essi, semplicemente, “si vrigognanu ” di affermare le loro ragioni; vanno in crisi appena incrociano il magnetismo occhiutiano, come gli scolari fulminati dallo sguardo della maestra.

Uno tra quelli (pochi, anche tra l’opposizione) che al timore reverenziale è allergico è Vito Pitaro da Vibo Valentia. 30 anni di politica su 50 scarsi, gli hanno insegnato a fissare negli occhi anche il Papa. E a chiedere per il territorio, che poi significa chiedere anche per sé, poiché se ottieni per la tua gente, vai avanti anche tu. Se, invece, fai il figurino adulante, come vari ragazzotti di palazzo Campanella, che ancora non han capito quanto sia importante il loro ufficio, ti condanni all’anonimato. Magari verrai pure nuovamente eletto, ma non conterai mai una “jambrenga”. Pitaro, non vuole fare la fine del damerino regionale in livrea, sotto la quale spesso alberga il vuoto pneumatico del pensiero, e  lo ribadisce nell’intervista che segue.

Adesso hai gli occhi di tutta la politica puntati su di te. Vito Pitaro qua, Vito Pitaro là. Eppure non distano molto i tempi in cui ti si considerava un appestato. Per cosa poi..?

“Penso sinceramente che l’immagine di appestato sia stata costruita non dalla politica ,ma da certa pubblicistica, che  in modo continuativo e strategico ha alimentato una mitologia negativa, che la realtà si è incaricata di spazzare via. I cittadini,  anche quelli che non mi hanno votato, sanno bene che mi battevo e mi batto da sempre a difesa delle istituzioni. Anche qualche dubbioso  si è reso conto che molto spesso le rappresentazioni dei politici sono frutto di strategie messe in campo per eliminare l’avversario”.

Farai l’assessore regionale?

“Sono solo una delle espressioni politiche di Noi moderati, partito che all’interno ha diverse figure che, ancora più di me, potranno dare un contributo fattivo alla Giunta guidata dal presidente Occhiuto. Il partito certamente saprà condividere con il presidente una figura autorevole e di spessore politico”.

Vito Pitaro e Pino Galati. Come possono convivere due galli nello stesso pollaio, verrebbe da chiedersi?

“Sono e sarò sempre grato a Pino Galati che mi è stato vicino in momenti particolari. Mi piace essere paragonato a lui, ma con molta sincerità Galati è un politico di livello nazionale, non solo per gli incarichi che ha ricoperto, ma per il ruolo che ha saputo ritagliarsi; mentre io rimango un politico del territorio,  per cui lui gioca in serie A e io in serie B, ma apparteniamo alla stessa squadra”.

Durerà Noi Moderati in Calabria o, alla fine,  si rivelerà un contrattino Co.co.co?

“Noi moderati è un partito vivo, con obiettivi ambiziosi e con una classe dirigente seria. Siamo presenti in modo significativo in tutto il territorio nazionale e sapremo dire la nostra, fattivamente”.

Glielo hai detto ad Occhiuto che vanno presi a calci nel sedere quei dirigenti che tanto alla Cittadella, quanto in ambito sanitario vogliono sostituirsi ai politici?

“Io sono convinto che la sanità non vada lottizzata politicamente, ma allo stesso tempo sono convinto che fare o aver fatto politica non possa essere considerato un limite o una pregiudiziale, anzi spesso l’aver fatto politica attiva aiuta il dg nell’esercizio del proprio ruolo”.

Dimmi un paio di obiettivi concreti che vorresti raggiungere in questa legislatura

“Garantire non solo il diritto alla prestazione sanitaria, ma alla cura, perché spesso si fa confusione tra i due diritti. E poi, investire sulle professionalità del nostro territorio che significa valorizzarle in Calabria prima che siano costrette ad emigrare.  Ancora: esaurire i bacini di precariato con un percorso chiaro di stabilità e soprattuto di dignità, perché spesso stabilizzare non equivale ad assicurare dignità al lavoratore e poi  investire in borse di studio per i nostri studenti e in percorsi di inserimento lavorativo”.

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