24 Settembre 2026
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Progetto Montagna, Baldino e Scutellà all’attacco: “Nessuna garanzia dopo il 2030, per i Comuni è un debito differito”

Incertezza sul futuro dei 320 lavoratori della Sila. Le esponenti pentastellate denunciano l'assenza di impegni scritti e annunciano due interrogazioni a Roma e in Consiglio Regionale

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Resta altissima la tensione sulla vertenza del Progetto Montagna, l’accordo di tutela ambientale tra Regione Calabria, Provincia di Cosenza e Comuni che coinvolge 320 lavoratori, di cui ben 173 nel solo Municipio di San Giovanni in Fiore. Un’intesa prorogata continuamente a scadenza e che continua a non dare risposte definitive alle maestranze.
All’indomani dell’incontro tra i sindaci di San Giovanni in Fiore, Longobucco e Bocchigliero con gli assessori regionali Gianluca Calabrese e Gianluca Gallo, le esponenti del Movimento 5 Stelle mettono in dubbio gli annunci trionfalistici sulle stabilizzazioni. La Vicepresidente M5S Vittoria Baldino e la capogruppo regionale Elisa Scutellà chiariscono subito il quadro: “Di invisibile qui non ci sono solo i lavoratori, ma anche i reali impegni della Regione”.

La richiesta del verbale e la mancanza di fiducia

Secondo il Movimento 5 Stelle, la narrazione emersa dal tavolo istituzionale non rispecchia la realtà dei fatti e nasconde forti perplessità da parte degli enti locali coinvolti.
“La vera notizia venuta fuori dall’incontro istituzionale non è lo sblocco della vertenza annunciato dalla Regione per bocca della consigliera regionale Rosaria Succurro, già sindaca di San Giovanni in Fiore. La notizia è che i tre sindaci interessati, usciti dalla riunione con gli assessori Calabrese e Gallo, hanno dovuto chiedere formalmente il verbale dell’incontro. Questo significa che non c’è fiducia su quello che è stato detto a voce. E in questa vicenda hanno ragione da vendere”.

Per Baldino e Scutellà la politica degli annunci ha ormai esaurito la sua efficacia, rendendo indispensabili atti ufficiali e vincolanti per tutelare i diritti dei lavoratori del territorio.
“La Regione deve formalizzare a cosa si impegna e cosa chiede ai Comuni. Finché quell’atto non c’è, non siamo davanti a una stabilizzazione ma ad un comunicato stampa. E di annunci su questi lavoratori ne abbiamo già letti abbastanza. Già a dicembre scorso si parlava di svolta e a settembre siamo ancora qui a chiedere un verbale che cristallizzi gli impegni della Regione”.

L’incognita bilanci: costi insostenibili per i Comuni

Il nodo centrale della polemica riguarda la tenuta contabile dei piccoli Comuni montani dopo il quadriennio iniziale di aiuti da parte della Cittadella regionale. Senza una copertura permanente, il peso delle assunzioni a tempo indeterminato ricadrà interamente sulle casse locali.
“Il punto che nessuno vuole affrontare è quello dei conti. Lo schema che applicherebbe la Regione prevede un contributo per quattro anni, poi il costo complessivo dei contratti a tempo indeterminato di questi lavoratori resterà per sempre interamente sui bilanci comunali. Solo a San Giovanni in Fiore, per i lavoratori del Progetto Montagna parliamo di oltre 2,3 milioni di euro ogni anno. I Comuni coinvolti nel progetto sono Comuni piccoli delle aree interne con notorie difficoltà economiche. Sopportare da soli il costo di questi lavoratori finirebbe, fra l’altro, per irrigidire la pianta organica di modo da non poter più assumere, un domani, un ingegnere, un geometra, un agente di polizia locale, ecc. Se nel 2030 la risposta è ‘pagano i Comuni’ questa non è una stabilizzazione: è un debito differito”.
Nel dibattito entra anche il parallelo con le precedenti stabilizzazioni storiche dei bacini precari, che secondo il M5S poggiavano su basi legislative e finanziarie del tutto differenti rispetto all’attuale platea dei TIS e degli “Invisibili”.
“Chi si fa vanto di aver stabilizzato lavoratori LSU dimentica di dire che in questo caso parliamo di un contributo pubblico storicizzato cioè permanente: lo Stato eroga ogni anno le risorse proprio per queste stabilizzazioni. È con quelle norme nazionali e con quei soldi statali che sono stati stabilizzati gli oltre cento LSU-LPU di San Giovanni in Fiore. Il problema vero è che per i Tis a cui si vogliono ricondurre gli ‘Invisibili’ un meccanismo permanente non esiste”.

Interrogazioni parlamentari e regionali: il M5S passa all’azione

Per fare chiarezza sull’accordo e mettere al sicuro la tenuta finanziaria delle amministrazioni locali, le due rappresentanti pentastellate hanno annunciato un’azione d’attacco coordinata su due livelli istituzionali.
Vittoria Baldino presenterà un’interrogazione ai ministri del Lavoro e dell’Economia per sollecitare interventi normativi nazionali a tutela dei bilanci delle piccole comunità montane. Sul fronte calabrese, Elisa Scutellà presenterà un’interrogazione in Consiglio Regionale indirizzata al Presidente Roberto Occhiuto e agli assessori competenti.
“Sin da quando mi sono insediata ed anche attraverso un’interrogazione di novembre scorso ho sollevato il problema della stabilizzazione reale di questi lavoratori. Oggi è il tempo di avere risposte certe”.
La vicenda necessita di una soluzione definitiva per superare la precarietà storica dei lavoratori coinvolti.
“Su questi lavoratori si è costruito consenso per anni, sei mesi alla volta. Adesso serve una firma”.

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