3 Novembre 2026
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Reddito di cittadinanza, Tridico rilancia il modello 2.0: più sostegno e percorsi verso il lavoro

L’economista calabrese chiede di inserire la misura nel programma progressista, rafforzando l’inserimento lavorativo degli occupabili. Il M5S cerca l’intesa con gli alleati: platea, requisiti e coperture restano da definire

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Il Reddito di cittadinanza torna al centro della trattativa sul programma del centrosinistra. A rilanciarlo è Pasquale Tridico, economista calabrese, ex presidente dell’Inps e oggi capodelegazione del Movimento 5 Stelle a Bruxelles. La proposta è un modello “2.0”, capace di ampliare la protezione contro la povertà e rendere più efficaci i percorsi verso il lavoro. “Il Reddito 2.0 deve entrare nel programma del fronte progressista”, afferma Tridico. È una delle richieste che il M5S porta al confronto con gli alleati, in una fase nella quale devono ancora essere definiti destinatari, funzionamento e finanziamento della misura.

La critica di Tridico alle scelte del governo

La posizione dell’ex presidente dell’Inps parte da una critica alla scelta del governo sul sostegno alle fasce più fragili. Secondo Tridico, la povertà è aumentata e l’intervento dell’esecutivo ha ristretto il carattere della protezione sociale. “Meloni ha fatto un’operazione subdola: non potendo eliminare interamente il sostegno per le fasce più deboli, ha cancellato il carattere universalistico della misura dividendo i poveri in categorie”, sostiene l’esponente pentastellato. Il rilancio comprende però anche una revisione degli strumenti per chi può lavorare. “Il nostro obiettivo primario è rafforzarne la parte attiva, rivolta cioè agli occupabili”, spiega Tridico. Sostegno economico e reinserimento lavorativo diventano così i due capitoli sui quali il Movimento cerca una convergenza politica.

Formazione, imprese e Comuni: che cosa prevede il progetto

Il tentativo è intervenire su uno dei passaggi più discussi della precedente esperienza: la capacità di accompagnare i beneficiari verso un’occupazione. Secondo la ricostruzione pubblicata dal Fatto Quotidiano, nell’articolo di Luca De Carolis, il M5S lavora a una revisione della formazione, dei percorsi per gli occupabili e del ruolo delle agenzie del lavoro. Tra gli esponenti impegnati nel progetto viene indicato il vicepresidente Mario Turco. Sul tavolo c’è anche una piattaforma informatica che dovrebbe mettere in relazione beneficiari e aziende.

L’ipotesi dei 10 miliardi e le coperture da trovare

Il capitolo più impegnativo resta quello delle risorse. Il Fatto indica nel titolo un fabbisogno di 10 miliardi di euro l’anno e riferisce un ragionamento, interno al Movimento, su ulteriori 3-4 miliardi da reperire rispetto alle somme già destinate alle misure di sostegno in vigore. L’eventuale nuovo intervento, quindi, non ha ancora condizioni definitive sulle quali i cittadini possano basare una richiesta di accesso. Il M5S trova disponibilità tra gli alleati, accompagnata da accenti diversi. Alleanza Verdi e Sinistra sostiene la prospettiva di un rafforzamento della protezione sociale. Il Partito democratico richiama la formula della protezione sociale universale e insiste sulla necessità di aggiornare gli strumenti. Il capogruppo dem al Senato Francesco Boccia sottolinea che la misura deve essere adattata ai tempi. Anche da Italia Viva arriva un’apertura prudente: Raffaella Paita mette insieme la tutela dei poveri e il contrasto alle truffe. La disponibilità al confronto lascia aperti nodi sostanziali: chi includere, quali obblighi prevedere per gli occupabili, come organizzare i servizi e quali controlli introdurre. Su queste scelte si misurerà la possibilità di passare dalle dichiarazioni a una proposta condivisa.

Conte vuole una platea più ampia

Per Giuseppe Conte, il recupero di una protezione più estesa resta una priorità politica. Nell’intervento ad Accordi & Disaccordi, il presidente del M5S ha chiesto di ampliare la platea e rendere più efficace il sostegno. La proposta ha trovato un consenso molto ampio anche nel percorso di Nova: il punto sul Reddito 2.0 è stato approvato dal 97,8% dei partecipanti alla votazione. Ora il passaggio è il tavolo della coalizione. Il Movimento vuole un programma essenziale, costruito intorno a pochi impegni riconoscibili; il Pd richiama il lavoro parlamentare già svolto. Il Reddito 2.0 è uno dei temi sui quali le due impostazioni devono incontrarsi.

Dalla proposta alla prova del lavoro

Il terreno indicato da Tridico è quello del collegamento tra la tutela di chi è in difficoltà e l’effettiva possibilità di trovare un’occupazione. Perché il progetto produca risultati, il sostegno economico dovrà essere accompagnato da servizi capaci di seguire le persone, formazione utile e imprese disponibili ad assumere. La partita rimane aperta su destinatari, risorse e funzionamento. È su questi elementi che il centrosinistra dovrà costruire l’eventuale accordo: al momento il Reddito 2.0 è una proposta per il programma di coalizione, ancora in attesa di una definizione condivisa.

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