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9 Marzo 2026
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Referendum costituzionale, il Pd si mobilita a Lamezia: “Votare No per difendere l’equilibrio tra i poteri dello Stato”

All’incontro organizzato dal Circolo dem interviene la vicepresidente del Senato Anna Rossomando. “La riforma rischia di alterare l’indipendenza della magistratura e rendere discrezionale l’azione penale”

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Un confronto pubblico per spiegare le ragioni del No al referendum sulla giustizia. È quello che si è svolto a Lamezia Terme, su iniziativa del Circolo del Partito democratico cittadino, alla presenza della vicepresidente del Senato Anna Rossomando, che ha concluso i lavori dell’incontro.
Ad aprire il dibattito è stato il segretario del PD di Lamezia Terme Vittorio Paola, che ha puntato l’attenzione sulle criticità del sistema giudiziario e sulla necessità di intervenire sui problemi concreti.

“L’idea di sconvolgere una parte della Costituzione senza affrontare i problemi quotidiani della macchina giudiziaria è inaccettabile”, ha dichiarato, citando tra le questioni irrisolte la situazione carceraria, la stabilizzazione dei lavoratori precari e l’abbattimento dell’arretrato nei tribunali.

Il confronto con i cittadini nei territori

All’incontro è intervenuto anche il segretario provinciale del PD di Catanzaro Gregorio Gallello, che ha sottolineato l’impegno del partito nel promuovere momenti di confronto nei territori in vista della consultazione referendaria.
“Il Partito democratico è impegnato in tutti i comuni a confrontarsi con i cittadini per approfondire le questioni giuridiche e arrivare al voto con la massima consapevolezza”, ha affermato.

Il dibattito, moderato dall’avvocato Luigi Muraca, ha visto le relazioni tecnico-giuridiche degli avvocati Rosario Piccioni e Lidia Vescio, che hanno analizzato nel dettaglio i contenuti della riforma e le possibili conseguenze sull’assetto della giustizia.

Rossomando: “Il No serve a tutelare l’equilibrio istituzionale”

Nelle conclusioni, la vicepresidente del Senato Anna Rossomando ha ribadito la posizione contraria alla riforma, sottolineando i rischi di un’alterazione dell’equilibrio tra i poteri dello Stato.
“Votare No significa non compromettere l’equilibrio tra i poteri dello Stato, già garantito dalla separazione delle funzioni introdotta con la legge Cartabia”, ha spiegato.

La normativa attualmente in vigore, ha ricordato Rossomando, indirizza le carriere dei magistrati in modo stabile verso la funzione requirente o giudicante, consentendo il passaggio da una funzione all’altra una sola volta nei primi nove anni di attività.

I rischi per il CSM e l’indipendenza della magistratura

Secondo la vicepresidente del Senato, anche altre proposte contenute nella riforma rischiano di produrre effetti destabilizzanti.
In particolare, la creazione di due Consigli superiori della magistratura potrebbe indebolire l’autorevolezza dell’organo di autogoverno dei giudici, mentre il sorteggio indiscriminato dei componenti – senza criteri di equilibrio territoriale né garanzie di rappresentanza di genere – potrebbe generare squilibri difficilmente correggibili.
Rossomando ha poi richiamato l’attenzione sul ruolo del pubblico ministero, che nella cultura giuridica italiana è chiamato a ricercare anche le prove a favore dell’imputato.

Allontanare il pubblico ministero dalla cultura della giurisdizione e trasformarlo in una sorta di avvocato della polizia giudiziaria, sotto il controllo del ministero e quindi della politica, rischia di minare l’indipendenza della magistratura”, ha avvertito.

Il nodo dell’azione penale

Il punto più delicato, secondo Rossomando, riguarda il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale.
Se l’azione penale diventa discrezionale e finisce sotto l’influenza della politica, si apre la strada a decisioni arbitrarie e viene meno una garanzia fondamentale dello Stato di diritto”, ha concluso la vicepresidente del Senato.
Un rischio che, secondo i promotori dell’iniziativa, rende necessario un voto consapevole al referendum, per preservare l’equilibrio istituzionale e l’autonomia del potere giudiziario.

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