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3 Marzo 2026
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Referendum giustizia, Di Matteo sta con Gratteri: “Per il Sì voteranno anche mafiosi e massoni”

Il magistrato accende il dibattito sulla separazione delle carriere: “La mafia ha bisogno di delegittimare la magistratura”

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Con l’avvicinarsi del referendum sulla separazione delle carriere, si accende il dibattito tra politica e magistratura. Il magistrato Nino Di Matteo, intervenuto alla presentazione del libro di Marco Travaglio, ha sostenuto di condividere l’analisi del collega Nicola Gratteri: “Assieme alle persone perbene che voteranno , voteranno sì i massoni, i grandi architetti del sistema corruttivo e i mafiosi”.

Delegittimazione della magistratura

Secondo Di Matteo, la riforma promossa dagli autori del Sì nasce da un clima di denigrazione sistematica della magistratura: “Quando ci bombardano di giudizi negativi sulla magistratura, dal caso Garlasco a quello Tortora, la delegittimano agli occhi del popolo. Parlano alla pancia di chi ha interesse alla delegittimazione: massoni, mafiosi, chi teme il controllo della magistratura”.

Reazioni politiche

Le dichiarazioni hanno subito scatenato le reazioni dei partiti. La sottosegretaria di Forza Italia Matilde Siracusano ha definito le parole di Di Matteo “indegne e inaccettabili”: “Attribuire in modo generalizzato il voto favorevole a mafiosi, massoni e criminalità organizzata significa scendere su un terreno che non appartiene alla cultura costituzionale di un magistrato della Repubblica”.

Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e responsabile azzurro della campagna Sì, ha aggiunto: “È il delirio di un invasato animato dal pregiudizio”.

P2 e referendum

L’intervista a Maurizio Gelli, figlio del “venerabile” della P2 Licio Gelli, ha alimentato ulteriormente il dibattito. “La separazione delle carriere realizza le idee di mio padre”, ha dichiarato. Per il Pd, M5s e Avs, queste affermazioni confermano la necessità di opporsi al progetto: “È pericoloso e viene da molto lontano, da un passato oscuro che in Italia non vuole passare mai”, ha sottolineato Luca Pirondini, capogruppo M5s al Senato.

La senatrice Antonella Zedda ha ironizzato: “Se la riforma è di stampo piduista, i 5Stelle sono i naturali eredi della P2?”.

Governo e campagna referendaria

Dal governo, il vicepremier Antonio Tajani ha invitato alla cautela: “I nostri avversari vogliono trasformare questo referendum in una rissa politica, non caschiamo in questa trappola. I cittadini daranno il giudizio sul governo nel 2027”.

Il leader della Lega Matteo Salvini ha sottolineato l’aspetto della responsabilità giudiziaria: “Con il sì al referendum, anche i giudici, come tutti gli altri lavoratori, se sbagliano potranno essere sanzionati”.

A Roma, Travaglio ha presentato il libro insieme a Di Matteo, Virginia Raggi e Giuseppe Conte, ribadendo come “Gelli ha rivendicato il copyright. Nel piano di rinascita c’è scritto separazione delle carriere, un piano sofisticatissimo”.

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