Il dibattito sulla riforma della giustizia e il ruolo dell’Italia nello scacchiere mediorientale sono stati i temi portanti dell’intervento di Giorgio Mulè a Catanzaro. A margine di un evento a sostegno del “Sì” al referendum, il vicepresidente della Camera ha delineato un quadro di profondo rinnovamento istituzionale, ponendo l’accento sulla terzietà del giudice e sulla sovranità parlamentare in materia di difesa.
Una riforma di civiltà: verso la parità tra accusa e difesa
Per Mulè, il cuore della riforma in discussione supera le logiche di fazione per abbracciare un principio di equità universale. L’obiettivo dichiarato è quello di eliminare ogni percezione di contiguità tra chi accusa e chi giudica, garantendo al cittadino un processo realmente imparziale.
“Questa è una riforma non di una parte ma di civiltà che riguarda tutti e dice una cosa: c’è finalmente un giudice libero ma, soprattutto, terzo e imparziale in una forma di parità tra accusa e difesa in cui un cittadino entra in un’aula e non ha l’impressione che il giudice e il pm siano stessa famiglia e stessa capacità di incidere sulla sua vita. È una riforma che aiuta la giustizia e i cittadini”, ha affermato Mulè.
L’Alta Corte e il nodo delle ingiuste detenzioni
Un passaggio cruciale dell’intervento ha riguardato l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, strumento ritenuto necessario per garantire una maggiore responsabilità all’interno della magistratura. Il vicepresidente ha richiamato l’attenzione sui numeri critici del sistema giudiziario italiano per giustificare il nuovo organo di controllo.
“L’Alta corte disciplinare, finalmente, disciplinerà comportamenti di magistrati che in questo momento vengono sempre ritenuti corretti a fronte di 32mila casi di ingiusta detenzione”, ha spiegato il deputato, concludendo con una nota di ottimismo sul consenso territoriale: “Ho certezza che la Calabria voterà sì in maniera decisa”.
Crisi in Medio Oriente: il ruolo delle basi militari in Italia
Spostando il focus sulla politica estera e sui rischi legati alla guerra in Medio Oriente, Mulè ha chiarito la posizione del governo circa l’eventuale utilizzo delle basi americane sul suolo italiano. Al momento, le attività restano confinate all’ambito logistico, ma ogni mutamento di scenario passerà obbligatoriamente dal vaglio delle Camere.
“Laddove mai dovesse essere chiesto all’Italia di usare le basi per operazioni diverse da quelle logistiche la presidente del Consiglio ha già detto che il Parlamento verrà coinvolto e si chiederà un voto al Parlamento. Ma, attualmente, nulla di ciò è stato chiesto”, ha precisato Mulè.
Centralità del Parlamento e trasparenza del Governo
Il vicepresidente ha rivendicato la costante attività di coordinamento tra l’esecutivo e le assemblee legislative, assicurando che non ci saranno decisioni unilaterali su temi di tale gravità.
“Il governo – ha spiegato – immediatamente ha riferito alle Camere. Ieri, ancora, i due ministri degli Esteri e della Difesa sono venuti alla Camera. L’11 marzo verrà la presidente del Consiglio. L’informazione è garantita ma soprattutto la responsabilità del Parlamento”.









