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13 Aprile 2026
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Referendum Giustizia, Gratteri: “Per il sì voteranno imputati e massoni deviati”. Occhiuto: “Così infanga la Calabria”

Le dichiarazioni del magistrato sul referendum accendono lo scontro istituzionale. Il presidente della Regione Calabria difende i sostenitori del "sì": "No alla contrapposizione tra buoni e cattivi"

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Scoppia la bufera politica dopo le parole del procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, rilasciate in una video intervista sul referendum sulla giustizia.

“Per il No voteranno le persone perbene, le persone che credono che la legalità sia un pilastro importante per il cambiamento della Calabria. Per il Sì voteranno gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente in Calabria”, ha dichiarato il magistrato.

Un passaggio che ha immediatamente acceso il dibattito politico, sia a livello regionale sia nazionale.

La replica di Occhiuto

Tra i primi a intervenire il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, che ha definito le affermazioni “estremamente gravi”.

“Sono davvero sconcertato dalle parole pronunciate da Nicola Gratteri. Si tratta di affermazioni estremamente gravi, che infangano la Calabria e che gettano un’ombra ingiusta su un’intera comunità”, ha dichiarato.

Occhiuto ha ricordato la collaborazione istituzionale avuta con Gratteri negli anni in cui il magistrato ha operato in Calabria, ribadendo la legittimità della scelta di votare “Sì” al referendum. “Ci sono tantissimi calabresi perbene – me compreso – che voteranno Sì perché vogliono una giustizia più giusta, più efficiente e meno politicizzata”.

Comitato per il Sì: “Nessuno detiene la moralità pubblica”

Dura anche la presa di posizione del Comitato nazionale “Sì Riforma”, che sui social ha invitato Gratteri a scusarsi.

“Caro Gratteri, la invitiamo a chiedere scusa immediatamente ai milioni di italiani che voteranno Sì. Nessuno, lei compreso, è detentore della moralità e dell’etica pubblica. Questa presunzione di superiorità morale è francamente insopportabile”.

Nel post si legge inoltre: “Noi votiamo orgogliosamente Sì. Questa volta il giudice sei tu. Non Gratteri”.

Tajani: “Attacco alla libertà”

Netta la posizione del vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, che su X ha scritto: “Sono una persona perbene, non sono massone, non sono indagato e non sono imputato. E voterò convintamente Sì al referendum sulla riforma della giustizia. Le parole del procuratore Nicola Gratteri sono un attacco alla libertà e alla democrazia che offendono milioni di italiani”.

La Russa e Calenda: “Parole gravi”

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che si è detto “basito dalla grave dichiarazione” del magistrato.

“Gratteri ricopre un incarico molto importante e la sua affermazione, oltre ad essere priva di verità, offende milioni di cittadini che non voteranno come lui. Mi auguro possa tornare sui suoi passi perché la sua dichiarazione fa alzare e di parecchio i toni dello scontro politico”.

Critico anche il segretario di Azione, Carlo Calenda, che sui social ha scritto: “Le parole di Gratteri sono di una gravità incredibile. Voterò Sì al referendum, ma non mi verrebbe mai in mente di catalogare chi farà una scelta diversa in questo modo indegno”.

Unione Camere Penali: “Superato il limite, confronto inquinato”

Nel dibattito interviene anche la Giunta dell’Unione Camere Penali Italiane (Ucpi), che in una nota prende posizione contro le dichiarazioni del procuratore di Napoli.

“L’affermazione del dott. Nicola Gratteri, secondo cui voterebbero per il ‘No’ le ‘persone perbene’ e per il ‘Sì’ indagati, imputati e poteri deviati, non è un’opinione: è un insulto. Riduce milioni di cittadini a una categoria di sospetti e li dipinge come moralmente indegni solo per la loro scelta di voto. Qui si è oltrepassato il limite”.

Secondo l’Ucpi, “un magistrato, per il ruolo che ricopre, non può permettersi parole che dividono, diffamano e deformano la realtà. Non è libertà di espressione: è delegittimazione del pluralismo. E quando simili esternazioni provengono da chi amministra la giustizia, il danno non è personale ma istituzionale, perché incrina la credibilità dell’intera magistratura”.

Nel comunicato si fa riferimento anche a precedenti polemiche, parlando di “consuete iperboli retoriche” e sostenendo che, dopo le “false affermazioni attribuite al dott. Giovanni Falcone”, l’uscita sul referendum rappresenterebbe “una recidiva che inquina il confronto elettorale con disinformazione e allarmismo”.

“È il volgare attacco di chi non ha argomenti, un moralismo antipluralista che svuota il confronto democratico e sostituisce il merito delle idee con la delegittimazione personale. Non è dibattito: è greve propaganda”, prosegue la nota, che si conclude con un auspicio: “Ci auguriamo un richiamo da parte del Presidente della Repubblica, quale garante dell’equilibrio istituzionale e presidente del Consiglio superiore della magistratura, a tornare nell’alveo di un confronto rispettoso sul merito della riforma”.

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