Il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati continua a dividere politica e magistratura. Tra i sostenitori del No c’è Ernesto Carbone, ex deputato, calabrese di Cosenza e attuale componente laico del Csm, che in un’intervista al Corriere della Sera boccia senza mezzi termini la riforma sostenuta dal governo. “Perché è una non riforma: non affronta i problemi della magistratura né della giustizia”. Secondo l’esponente di Italia Viva, il provvedimento non inciderebbe sui veri nodi del sistema giudiziario italiano.
“Sui tempi della giustizia lo dicono anche Nordio e Bongiorno”
Uno degli argomenti più utilizzati dal governo è che la riforma contribuirebbe a ridurre i tempi dei processi. Una tesi che Carbone contesta duramente, citando due figure della stessa maggioranza. “A lei rispondono direttamente Giulia Bongiorno e Carlo Nordio stesso: “Sostenere che questa riforma incide sui tempi della giustizia è da ignorante”, ha detto la prima. E “la riforma non c’entra niente coi tempi della giustizia”, ha detto il secondo. Di cosa parla Meloni?”. Per Carbone, dunque, collegare la riforma ai tempi dei processi sarebbe fuorviante.
“Le carriere sono già separate nei fatti”
Altro punto centrale è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, da anni cavallo di battaglia del centrodestra ma storicamente sostenuta anche da parte del mondo riformista. Carbone però sostiene che il problema sia praticamente inesistente. “Le carriere dei magistrati sono già separate nei fatti: se solo 34 su 10 mila, nel 2024, hanno lasciato la carriera giudicante per quella requirente o viceversa, che urgenza c’è di approvare questa norma? E perché con una riforma costituzionale? Per indebolire l’organo che assicura l’indipendenza della magistratura”.
Il nodo del Csm e le accuse di correntismo
Il dibattito pubblico ruota spesso attorno al tema del correntismo dentro la magistratura e nel Consiglio Superiore della Magistratura. Ma Carbone respinge l’idea che il Csm sia dominato dalle correnti e ricorda un dato politico preciso. “No. Ogni giorno questo governo attacca la sezione disciplinare del Csm o la quinta commissione, che stabilisce incarichi direttivi e semidirettivi. Ma Meloni se lo ricorda che ben sette laici su dieci di questa consiliatura sono espressione dell’attuale governo? Lo sa che presiedono la sezione disciplinare e la quinta commissione, e lo fanno, aggiungo, con serietà e rigore?”.
“La riforma serve a disarticolare il Csm”
Secondo il consigliere laico, il punto centrale della riforma non riguarda l’efficienza della giustizia ma l’equilibrio dei poteri. “Il cuore di questa riforma è disarticolare il Csm che garantisce autonomia e indipendenza della magistratura. Altrimenti perché inventarsi i due Csm? Perché l’Alta corte? Perché indicare i componenti col sorteggio, vera sconfitta dello Stato? Se il correntismo è una patologia, si interviene sulla patologia, non ci si affida al fato. La politicizzazione è l’effetto di una riforma sfuggita a qualsiasi discussione in Parlamento”.
La frase di Bartolozzi: “Ha detto la verità”
A far discutere nelle ultime settimane è stata anche una frase attribuita al capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio. “Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che agisce come un plotone di esecuzione”. Parole che, per molti osservatori, rivelerebbero lo spirito della riforma. Carbone non usa giri di parole. “Guardi, se fossi Nordio inizierei a separare la sua carriera da quella del suo capo di Gabinetto. Battute a parte, apprezzo la franchezza di Bartolozzi: la riforma va esattamente in questa direzione. Ha detto la verità”.









