Il percorso della riforma statutaria della Regione Calabria giunge ufficialmente al traguardo. Il Presidente della Giunta, Roberto Occhiuto, ha promulgato in via definitiva la modifica dello Statuto regionale, sancendo l’entrata in vigore della Legge numero 2 del 2026. Il provvedimento, che era stato approvato in seconda lettura dal Consiglio regionale lo scorso 27 gennaio, è stato ripubblicato sul BURC (Bollettino Ufficiale della Regione Calabria), completando così l’iter legislativo necessario per l’efficacia delle nuove disposizioni sulla composizione dell’esecutivo.
Superato l’impasse della “doppia promulgazione”
Questa nuova firma si è resa necessaria per sanare un “vulnus” tecnico verificatosi nelle scorse settimane. Il 23 febbraio scorso, infatti, era stata disposta la revoca di una prima promulgazione a causa di quello che gli uffici hanno definito un “mero disguido”. In quell’occasione, la legge era stata promulgata prima che fossero decorsi i trenta giorni canonici dalla pubblicazione (avvenuta il 30 gennaio 2026), termine entro il quale il Governo avrebbe potuto sollevare una questione di legittimità costituzionale. L’atto formale di oggi ristabilisce la piena regolarità della procedura, ora che i termini sono ufficialmente scaduti senza alcun rilievo da parte di Roma.
Cosa cambia: Giunta più larga e nuovi Sottosegretari
Il cuore della riforma risiede nel potenziamento della macchina di governo regionale. Con la definitiva entrata in vigore dello Statuto modificato, la Regione Calabria introduce novità significative nella sua architettura istituzionale: Aumento degli Assessori: La Giunta potrà contare su un numero esteso di componenti, fino a un massimo di 9 assessori regionali. Figura dei Sottosegretari: Viene introdotta la possibilità di nominare due sottosegretari alla Presidenza, figure destinate a supportare l’attività del governatore.
L’operazione è stata blindata dal recente parere favorevole di Palazzo Chigi: nei giorni scorsi, infatti, il Governo ha deliberato di non impugnare la modifica, confermando la piena legittimità dell’autonomia statutaria calabrese.








