× Sponsor
4 Aprile 2026
7.4 C
Calabria
spot_img

Sanità in Calabria, il grande bluff della politica e la sfilata degli smemorati: destra e sinistra con le mani sporche di tagli

Hanno usato la sanità pubblica per anni come un bancomat e serbatoio di potere, hanno distrutto il sistema sanitario e ora fanno finta di salvarlo mentre i calabresi emigrano per curarsi altrove, continuano a morire di tagli e clientele che alimentano la diaspora silenziosa di medici e infermieri

spot_imgspot_img
spot_imgspot_img

Ora che la sanità calabrese è al collasso, il centrosinistra si riscopre paladino dei diritti. Scende in piazza, chiama alla mobilitazione, accusa gli altri. Ma dimentica — o finge di dimenticare — il proprio passato di tagli, commissariamenti e sudditanza al sistema clientelare. Dimentica che in Calabria, le emigrazioni sanitarie hanno un colore bipartisan: quello della vergogna.
Destra e sinistra, a braccetto o alternati nei palazzi del potere, hanno condannato una regione intera a curarsi altrove, spesso a caro prezzo e lontano dagli affetti.

Una sanità piegata agli interessi politici

Il centrodestra, oggi al governo regionale, non è meno colpevole. Anzi. Ha sposato in pieno la retorica del privato efficiente, alimentando una visione dove la sanità pubblica si smantella e quella privata si ingrassa. I dati parlano chiaro: più fondi alle cliniche convenzionate, meno personale negli ospedali pubblici, più servizi esternalizzati, meno reparti nei territori interni. Il diritto alla salute, garantito dall’articolo 32 della Costituzione, è diventato merce da trattare nei salotti del consenso.

Il grande inganno del “ce lo chiede l’Europa”

Per anni, centrodestra e centrosinistra si sono giustificati dietro il totem del disavanzo sanitario. Ma la verità è che il debito lo hanno creato loro, con nomine politicizzate, sprechi incontrollati, doppi incarichi, interessi incrociati. E quando è arrivato il conto, hanno tagliato i servizi, non i privilegi. Hanno mandato i cittadini nelle cliniche del Nord, ma non hanno mai toccato le clientele del Sud.

Una diaspora silenziosa di medici e infermieri

A pagare non sono solo i pazienti, ma anche i medici onesti. Quelli che non hanno accettato compromessi, che non si sono piegati al sistema e che per poter lavorare hanno dovuto emigrare fuori regione o all’estero. Oggi quegli stessi politici che hanno umiliato il merito, parlano di carenza di personale. Ma non dicono che è il sistema che ha cacciato i migliori.

La morte della sanità è la vita della politica

Il dramma è che questa agonia fa comodo a tutti. La mala sanità produce voti, alimenta l’assistenzialismo, consente nomine fiduciarie e genera potere. Ogni nuovo disastro diventa un’occasione per farsi vedere indignati. Ma chi oggi si mostra furente, ieri era complice. E chi governa oggi, domani fingerà sorpresa davanti al prossimo scandalo.

Schierarsi, ma contro l’ipocrisia

Chi fa informazione, come noi, ha il dovere di non dimenticare. Non possiamo raccontare la sanità calabrese come se fosse un’emergenza improvvisa, calata dal cielo. Non possiamo fingere che chi oggi scende in piazza — con slogan e proclami — non abbia responsabilità nel disastro che denunciano.
C’è chi manifesta per convenienza e chi ogni giorno combatte per sopravvivere. Le famiglie divise dal pendolarismo sanitario, i malati che attendono mesi per una TAC, i pazienti lasciati soli senza un’ambulanza, sono la vera carne viva di questo fallimento.
A loro, e non alla politica da palcoscenico, va la nostra attenzione. Perché la sanità è un diritto, non una rendita elettorale, e oggi più che mai serve una denuncia civile e libera, senza appartenenze, senza calcoli, senza ambiguità.

spot_imgspot_img

ARTICOLI CORRELATI

ULTIME NOTIZIE