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20 Marzo 2026
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Sorical, l’inciucio che fa esplodere il Pd calabrese: la nomina di Naccari Carlizzi scatena incredulità e rabbia nel mondo dem

La designazione dell’ex assessore al Bilancio alla guida del colosso idrico alimenta i sospetti di un accordo trasversale. Malumori e tensioni nel campo largo: il sindaco di Acri promette battaglia

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Incredulità. È il sentire che lega non poche sensibilità del mondo dem calabrese da quando Calabria 7 ha dato questa mattina per prima la notizia della designazione di Demetrio Naccari Carlizzi a presidente del colosso Sorical.

Gli espertoni, nel tentativo vano di sedare gli animi, sconvolti da quella che ha tutta l’aria di essere una pastetta tra centrodestra e parte del centrosinistra, giustificano il nascente Cda adducendo normative e sistemi fatti apposta per non far capire nulla al cittadino sul funzionamento di Sorical e di Arrical. Ma sulle supercazzole meta giuridiche a basamento del “funzionamento” delle due entità torneremo presto. Ci torneremo al fine di dimostrare quanto siano ingarbugliati e indegni certi meccanismi che non conoscono un bel pò di sindaci.

Il Cda e la “grande coalizione” che imbarazza

Il quadro politico che emerge dalla designazione dei membri del consiglio d’amministrazione Sorical è invece chiaro nelle sue tinte avvilenti. E ci dice che un importante esponente di centrosinistra, nonché già assessore regionale al Bilancio con Loiero, andrà a guidare uno dei pezzi più pregiati dell’argenteria regionale insieme a: Maurizio Nicolai, espressione del governo regionale, già peraltro in corsa per altra carica Sorical, che pare non sia riuscito a conquistare di recente; Elisabetta Aiello, ex candidata alle ultime regionali tra gli azzurri; Cataldo Calabretta, esponente di rilievo della Lega;
Giovanna Famularo, che i bene informati danno in quota a Noi Moderati. Una composizione che ha il sapore evidente di una grosse koalition in salsa calabrese.

Il caso Fratelli d’Italia e i malumori interni

E l’esponente di Fratelli d’Italia dov’è? Semplicemente non c’è. Non tutti, all’interno del partito della Meloni, ci viene detto, hanno gradito certo modus operandi, ma soprattutto la fretta e la furia con cui si è proceduto alla indicazione della nuova governance, di fatto lasciando fuori Cosenza e provincia, ma anche altri territori importanti.

Una procedura opaca e pochi comuni coinvolti

Per via, infatti, dell’orrido e macchinoso percorso procedurale, il board di Sorical è stato promosso da pochi comuni: tra essi Lamezia Terme, Crotone, Rosarno e Reggio Calabria. C’era anche Acri all’assemblea di ieri, ma il suo primo cittadino, Pino Capalbo del Pd, ha votato contro e ha anche promesso battaglia sulla verifica dei titoli di alcuni, nel momento in cui alle designazioni dovessero seguire le accettazioni dei diretti interessati.

Il nodo politico e l’imbarazzo del Pd

Ma c’è anche il senso della opportunità istituzionale, trascurato, che avrebbe dovuto imporre maggiore prudenza nella scelta di Naccari. Senza contare i danni politici che deriveranno al già derelitto campo largo da questa alleanza trasversale tra esponenti di area progressista e papaveri di destra uniti nella guida di uno degli asset più strategici dell’esecutivo a guida Occhiuto. Raccontano in proposito di un Nicola Irto assai piccato per l’operazione frettolosa che la Cittadella ha voluto concludere nella serata di ieri. E ci crediamo: il Partito Democratico, mai avrebbe potuto, senza provare rossore, avallare l’inciucio Sorical, peraltro a poche settimane dal voto reggino.

Il rischio boomerang sul voto

Ma l’improvvida operazione societaria rischia di vanificare l’entusiasmo delle primarie da poco celebratesi in riva allo Stretto. Del resto, che senso ha sforzarsi per battere le destre se poi ti ci metti insieme per governare?

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