In Calabria succede spesso che una legge arrivi prima del bisogno. È il caso dei sottosegretari regionali, rientrati in servizio il 14 aprile con il Decreto del Presidente n. 26, pubblicato sul BURC n.78 del 15 aprile 2026.
I fatti, dal Burc
Il presidente Roberto Occhiuto nomina “sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale” l’avv. Ettore Figliolia, indicato come figura tecnica di riferimento per i rapporti con il Governo nazionale. Figliolia non è un nome nuovo a Palazzo: risulta già consulente del governatore dal 2022, avvocato cassazionista.
La base giuridica è la legge regionale 1 aprile 2026, n. 12. La data non è un pesce d’aprile fuori stagione: è proprio quel testo che inserisce l’art. 1-ter nella vecchia legge 3/1996 e consente al presidente di nominare fino a due sottosegretari.
Il decreto richiama espressamente l’art. 1-ter, comma 5, lettera c: niente indennità di carica piena, sì alle “spese di esercizio del mandato e alle altre indennità previste per gli assessori”.
Tradotto: non è uno stipendio da assessore, ma è tutto ciò che gira intorno allo stipendio da assessore.
Il metodo
Il punto non è chi occupa la poltrona, è come la poltrona viene costruita. Ovvero, si approva una norma che crea il posto, si definisce il posto come “di supporto strategico”, senza compiti esclusivi; si nomina con atto fiduciario, senza bando, senza concorso.
Un meccanismo perfettamente lecito, ed è proprio per questo che fa discutere: le regole del gioco scritte su misura.
Quanto costa davvero
La legge non fissa un compenso unico, rimanda al trattamento degli assessori. Quindi ogni calcolo dipende da cosa si conta: solo il netto, il lordo, l’auto, i rimborsi forfettari, il personale di staff.
La Regione parla di “sole indennità previste”, l’opposizione le critica.
E veniamo ai numeri, per il sottosegretario come recita art. 1 ter, comma 5 della lr n. 12/2026: una quota pari al 70 per cento dell’indennità di carica (3.350); una quota pari all’80 per cento dell’indennità di funzione degli assessori regionali (1.600,00); le spese di esercizio del mandato 6.000,00 (esentasse), oltre alle altre spese 3.330,00 (esentasse) e l’indennità previste per gli assessori incluse quelle di cui all’articolo 1, comma 3, senza ulteriori rimborsi (contributo auto 3.114,00 mensile esentasse).
Totale 176.160 l’anno per una singola figura di cui 111.960 euro al netto (si considerano rimborso spese).
Le imposte si pagano solo su 64.200,00 euro (indennità di carica e di funzione). Senza considerare eventuali altri costi indiretti.
Il cittadino, intanto, fa una proporzione semplice: un infermiere in Calabria guadagna al netto 1670 euro. Un sottosegretario 10.820 euro. Nella stima più prudente, vale 6 infermieri e mezzo.
A cosa serve
Il decreto assegna a Figliolia il coordinamento dei dossier con Roma e il monitoraggio dei piani. Sono funzioni già svolte da capo di gabinetto, segreteria particolare, direttori generali e, fino a ieri, dallo stesso Figliolia come consulente.
Non si aggiunge una competenza, si aggiunge un livello. È la classica legge di Parkinson applicata alle istituzioni: il lavoro si espande per riempire il tempo e le cariche disponibili.
Le voci critiche
L’opposizione non contesta ovviamente la persona, contesta il metodo, tra incarichi “su misura per il cerchio magico”, una legge definita “uno schiaffo alla sanità”, oppure accusa di moltiplicare “altre poltrone senza benefici per i cittadini”.
Il centrosinistra ha annunciato una battaglia per abrogare quella che chiama proprio “legge moltiplica-poltrone”.
Perché se ne parla
Il nodo politico vero emerge qui: non è una questione giuridica, ma di opportunità. Figliolia potrà anche svolgere un ottimo lavoro di raccordo istituzionale. Il problema è strutturale: in una regione ultima per reddito pro-capite, con la sanità commissariata per 15 anni ed ancora in fase di rientro dal debito, la priorità legislativa di aprile 2026 è creare due posti apicali nominati direttamente.
È lecito, è trasparente, è pubblicato sul Burc. Ed è proprio per questo che andava spiegato perché tutto questo non coincide sempre con l’opportunità.
Se la politica vuole davvero “blindare i rapporti con Roma”, forse basterebbe far funzionare meglio gli uffici che già esistono. Costerebbe meno.
E, dettaglio non secondario, non richiederebbe una nuova legge il primo di aprile.






