Sedici anni di commissariamento della sanità calabrese si chiudono con il via libera del Consiglio dei ministri, ma il bilancio resta controverso. Nato ufficialmente nel 2010 con l’obiettivo di risanare i conti, riportare ordine nella gestione e migliorare la qualità dell’assistenza, il sistema ha prodotto «pochissimi risultati» ed è stato segnato da «molte polemiche», fino a essere definito un sostanziale fallimento anche alla luce di una pronuncia della Corte costituzionale.
Sul piano teorico, il commissariamento doveva intervenire su un sistema caratterizzato da disordine gestionale, conti in rosso e criticità diffuse, aggravate da infiltrazioni criminali. Ma, secondo la ricostruzione, questi obiettivi non sono stati raggiunti.
Le origini: dal piano di rientro al commissariamento
Il percorso inizia già nel 2009, quando il governo valuta l’ipotesi di commissariare la sanità calabrese. L’allora presidente della Regione, Agazio Loiero, riesce a evitarlo, ma accetta un piano di rientro con tagli significativi.
L’anno successivo, però, il commissariamento diventa realtà con Giuseppe Scopelliti, nominato commissario ad acta nel luglio 2010. Una fase segnata da una gestione diretta della Regione, affiancata da sub commissari, tra cui il generale della Guardia di Finanza Luciano Pezzi, che subentrerà nel 2014 dopo le dimissioni di Scopelliti.
La stagione dei commissari esterni e gli scontri istituzionali
Dal 2015 si apre una nuova fase con commissari non coincidenti con il presidente della Regione. Il governo Renzi nomina Massimo Scura, la cui gestione è subito caratterizzata da tensioni con il governatore Mario Oliverio.
Nel 2018, con il governo Conte, arriva il generale dei carabinieri Saverio Cotticelli. La sua esperienza si intreccia con l’emergenza Covid-19 e si conclude nel 2020 tra polemiche, dopo un’intervista televisiva che ne segna l’uscita di scena.
A fine 2020 viene nominato commissario il prefetto Guido Longo, ma il quadro complessivo resta critico: i Livelli essenziali di assistenza (Lea) rimangono sotto la media nazionale e persistono problemi organizzativi e contabili.
La bocciatura della Consulta
Nel 2021, una sentenza della Corte costituzionale interviene sul sistema del commissariamento, censurando alcune norme e mettendo in evidenza le criticità dello strumento. Un passaggio che contribuisce a rafforzare la percezione di inefficacia dell’intero impianto.
La svolta con Occhiuto e il cambio di scenario politico
La svolta arriva a novembre 2021, quando il governo Draghi nomina commissario il presidente della Regione Roberto Occhiuto, su sua richiesta. Una fase che segna alcuni avanzamenti: la ricognizione del debito sanitario, la normalizzazione della contabilità e un miglioramento parziale dei Lea, con il raggiungimento della sufficienza in due indicatori su tre.
L’uscita dal commissariamento prende forma con il cambio di scenario politico nazionale. A settembre 2025, durante una visita a Lamezia Terme, la premier Giorgia Meloni annuncia l’avvio dell’iter per chiudere la gestione straordinaria. Un percorso che si conclude con il via libera definitivo del Consiglio dei ministri.
Fine del commissariamento, ma non dei problemi
La chiusura di questa fase segna un passaggio politico e amministrativo rilevante, ma non coincide automaticamente con la risoluzione delle criticità strutturali del sistema sanitario calabrese.
Restano aperti i nodi legati alla qualità dei servizi, all’organizzazione delle aziende sanitarie e al pieno raggiungimento degli standard assistenziali. Dopo sedici anni di gestione straordinaria, la sfida si sposta ora sulla capacità della Regione di garantire risultati concreti in un contesto ordinario.








