Il Consiglio regionale della Calabria si trasforma in terreno di scontro politico sulla reintroduzione dei sottosegretari alla Presidenza della Giunta. A segnare la rottura è l’abbandono dell’aula da parte dell’opposizione durante il voto, gesto definito “inevitabile” dal capogruppo del Partito Democratico, Ernesto Alecci. “Non volevamo essere complici né testimoni oculari di un tradimento contro i cittadini calabresi”, ha dichiarato Alecci, accusando la maggioranza di centrodestra di aver ignorato ogni proposta di modifica.
Secondo il consigliere dem, i tentativi di ridurre l’impatto economico della norma sono stati respinti: “Abbiamo presentato emendamenti per limitare la spesa pubblica, ma non siamo stati ascoltati”.
Costi e critiche: “Centinaia di migliaia di euro l’anno”
Al centro della polemica c’è il peso economico delle nuove figure istituzionali. Alecci parla di “costi rilevanti” per una regione già segnata da criticità strutturali: “Queste figure, di cui non si comprendono ruolo e obiettivi, costeranno centinaia di migliaia di euro all’anno”.
Il nodo, per l’opposizione, non è solo finanziario ma anche politico: le nomine dirette da parte del presidente della Regione, Roberto Occhiuto, vengono contestate per l’assenza di criteri meritocratici. “Nessuna garanzia di produttività, nessuna meritocrazia”, attacca Alecci, parlando di una scelta che risponde più a equilibri interni che all’interesse pubblico.
Falcomatà: “Una poltrona per altri quattro”
Ancora più duro l’intervento del consigliere regionale Giuseppe Falcomatà, che ironizza sulla misura paragonandola al film Una poltrona per due: “Oggi assistiamo a ‘una poltrona per altri quattro’, tra sottosegretari e nuovi assessori”.
Falcomatà parla di “paradosso politico”, ricordando come la figura fosse stata abolita in passato da esponenti dello stesso schieramento oggi al governo regionale. Sul piano tecnico, il consigliere solleva dubbi sulle coperture finanziarie: “Da dove arriva il milione di euro necessario? State sottraendo risorse alla programmazione europea per finanziare figure senza poteri reali”.
Sanità e priorità: “La Regione pensa alle poltrone”
Il confronto si allarga poi alle condizioni della sanità calabrese, portata come esempio di priorità disattese. “Mentre aumentate i costi della politica, 40 pazienti dializzati rischiano di doversi spostare ogni giorno per curarsi”, denuncia Falcomatà, citando ritardi nelle strutture e nei progetti legati al PNRR.
Secondo l’opposizione, il quadro è emblematico: “È una regione che invece di occuparsi della cura delle persone, pensa alla cura delle poltrone”.
Un clima politico sempre più teso
Le accuse si estendono anche al metodo legislativo. Alecci definisce la norma una semplice “manutenzione normativa”, espressione che, a suo dire, nasconderebbe la reale portata dell’intervento.
E conclude con un monito politico: “Chi ha votato questa legge dovrà prima o poi renderne conto agli elettori. Pensare che i cittadini siano disattenti è un errore grave”.









