29 Settembre 2026
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Suppletive di Reggio, la stampa nazionale incorona Roscioli ma non archivia Vannacci: quell’11% fa paura a Meloni

Quasi tutti gli analisti dei principali quotidiani italiani vedono nel 10,94% di Futuro Nazionale un dato da non liquidare. E dietro la vittoria emerge un altro risultato politico: la forza dell’asse calabrese Occhiuto-Cannizzaro dentro Forza Italia

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Il seggio era uno, la competizione formalmente locale, l’affluenza appena al 22,34%. Eppure le suppletive di Reggio Calabria sono finite sulle prime pagine e nelle analisi dei maggiori quotidiani nazionali. Perché il voto reggino è diventato molto più di un’elezione per sostituire Francesco Cannizzaro alla Camera: è stato il primo confronto elettorale diretto tra il centrodestra di Giorgia Meloni e Roberto Vannacci, il primo test per Futuro Nazionale e, contemporaneamente, una prova sulla tenuta del campo largo. Partiamo dalla fotografia aritmetica: Fabio Roscioli 51,02%, Frank Benedetto 36,59%, Domenico Giannetta 10,94%, Francesco Toscano 1,44%. Ma è proprio sull’interpretazione di quell’11% di Vannacci che i giornali si dividono.

Per alcuni è la dimostrazione che il generale non è riuscito a terremotare il centrodestra. Per altri è un risultato tutt’altro che trascurabile, soprattutto perché ottenuto nella roccaforte calabrese di Forza Italia. Quasi tutti, invece, concordano su un punto: la vittoria porta la firma politica soprattutto di Roberto Occhiuto e Francesco Cannizzaro, molto più che del candidato romano Roscioli.

Il Corriere: “Battuti il Campo largo e Vannacci”. Ma Mieli avverte: Meloni può dormire tranquilla solo relativamente”

Il Corriere della Sera dedica al voto due pagine nella sezione Politica e richiama la notizia già in prima pagina. Il titolo principale è inequivocabile: “In Calabria vince il centrodestra. Battuti il Campo largo e Vannacci”. Il sottotitolo mette insieme i tre numeri decisivi: Roscioli al 51%, Futuro Nazionale al 10,9% e meno di un reggino su quattro alle urne. Adriana Logroscino sottolinea che la vittoria di Roscioli era considerata probabile e che la vera partita riguardava la misura del successo e la distanza da Giannetta. Il candidato del centrosinistra Frank Benedetto viene descritto come destinato a un “prevedibile sacrificio”, mentre tutta l’attenzione politica si concentra sull’ex capogruppo regionale azzurro passato con Vannacci.

Il Corriere registra anche un dettaglio significativo: nel quartier generale forzista si sperava inizialmente che Futuro Nazionale restasse sotto l’8%. Alla fine Giannetta arriva al 10,9% e dunque l’obiettivo di schiacciare Vannacci sotto la soglia psicologica del 10% fallisce, pur senza mettere in pericolo Roscioli.

Ancora più politica è l’analisi di Francesco Verderami, che titola: “Dal generale nessun effetto. E la campagna di Meloni insisterà sul voto utile”. La sua lettura è che Vannacci non abbia ottenuto lo scopo strategico principale, cioè far perdere il candidato di Forza Italia. Ma il Corriere non considera chiusa la partita: Futuro Nazionale resta una possibile minaccia verso le Politiche e proprio per questo Meloni tenderà a presentare Vannacci come parte di quel “campo larghissimo” dei nemici, da destra a sinistra, e a insistere sul voto utile.

La lettura più ampia arriva però da Paolo Mieli, nell’editoriale significativamente intitolato “Cosa ci dice il voto in Calabria”. Mieli giudica poco credibile il paragone tra Futuro Nazionale e le grandi rivoluzioni elettorali del passato. Scrive, in sostanza, che “la politica non si improvvisa” e ricorda che tanto la prima Lega quanto l’Afd tedesca hanno costruito i loro successi dopo anni di radicamento, mentre “un esercito improvvisato di transfughi” non può produrre immediatamente lo stesso effetto. Mieli individua poi un dato strutturale: con un’affluenza ridotta all’osso si vede meglio la consistenza reale degli apparati politici. Il suo giudizio è che il centrodestra conservi un vantaggio storico sul centrosinistra, e che la scissione vannacciana possa metterlo in difficoltà ma non equivalga alla frattura che nel 1996 consentì all’Ulivo di vincere. Per Mieli il centrosinistra deve decidere rapidamente programma e leadership, perché Reggio ha mostrato ancora una volta l’incapacità di produrre una mobilitazione capace di ribaltare i rapporti di forza.

Repubblica: “Urne deserte”, Roscioli vince ma è una “vittoria dimezzata”

Molto diversa l’impostazione di Repubblica. Il titolo della pagina dedicata al voto è: “Calabria, urne deserte. Seggio al candidato di FI. Vannacci sfiora l’11%”. Sotto: “A Reggio il centrodestra tiene il collegio alla Camera: Roscioli al 51%. Al voto un elettore su cinque”.Gabriella Cerami racconta una competizione che politicamente si consuma nel raggio di poche decine di metri, tra il quartier generale forzista e quello di Giannetta. E definisce Reggio un territorio particolarmente ostico per il centrosinistra, sottolineando come l’elezione sia stata soprattutto il primo banco di prova della tenuta del centrodestra dopo la nascita di Futuro Nazionale.

L’editoriale della reggina Annalisa Cuzzocrea, intitolato “Una vittoria dimezzata”, offre la lettura più severa. Per Cuzzocrea non basta fermarsi all’esultanza della maggioranza: la fotografia della festa azzurra, con Roscioli, Occhiuto, Cannizzaro, Lotito e Craxi, è per lei l’immagine plastica di una “elezione di apparato”. La giornalista osserva che Roscioli è stato “catapultato” in un territorio con cui non aveva rapporti politici, lasciando che fossero Occhiuto e Cannizzaro a organizzare consenso e mobilitazione. Il 51% è dunque una loro vittoria, ma non realizza il sogno del centrodestra di inchiodare Vannacci all’8-9%. E qui Repubblica individua il problema per la maggioranza: Giannetta disponeva certamente di un forte pacchetto personale di preferenze, ma il suo 10,94% crea comunque un primo “smottamento”. Cuzzocrea aggiunge un elemento territoriale importante: alcune delle aree più forti di Giannetta, come Oppido Mamertina e la Piana di Gioia Tauro, erano addirittura fuori dal collegio interessato dalle suppletive.

Ancora più esplicito il retroscena di Tommaso Ciriaco: “Un sollievo per Meloni ma la guardia resta alta. Va incalzato a destra”. Palazzo Chigi, racconta Repubblica, temeva un Futuro Nazionale sopra il 15%. Il risultato quindi rappresenta un sollievo, ma l’11% viene considerato un campanello d’allarme, perché proiettato su scala nazionale può diventare sufficiente a compromettere la vittoria del centrodestra. La sintesi di Repubblica è dunque diversa da quella dei quotidiani più vicini alla maggioranza: Vannacci non ha vinto, ma non è stato nemmeno neutralizzato.

Il Fatto Quotidiano: “Non è la Sassonia”. Ma l’11% non è affatto un flop

Anche Il Fatto Quotidiano apre la pagina politica con una formula molto netta: “Non è la Sassonia: a Reggio è vittoria FI, Vannacci non sfonda”. Nel sommario: affluenza al minimo, Roscioli eletto, Meloni esulta e Marina Berlusconi telefona al vincitore. Giacomo Salvini insiste innanzitutto sull’affluenza. Secondo la ricostruzione del Fatto, il 22,3% avrebbe favorito deliberatamente la macchina organizzativa più forte, quella di Cannizzaro, capace di portare ai seggi il proprio elettorato. Roscioli viene definito un candidato “catapultato da Roma e sconosciuto sul territorio”, ma sostenuto da una struttura locale nettamente superiore.

Il giornale mette anche in evidenza un dato che conferma l’analisi territoriale: una quota enorme del vantaggio finale nasce proprio a Reggio città, dove lo scarto tra Roscioli e Benedetto arriva a circa settemila voti. Per il Fatto, però, sarebbe sbagliato parlare semplicemente di flop vannacciano. Luca De Carolis scrive: “Niente effetto Sassonia, questo è evidente. Ma neanche un flop”. Futuro Nazionale non raggiunge il 15% vagheggiato alla vigilia, ma il 10,94% supera le rilevazioni nazionali citate dal quotidiano, compresa quella di Nando Pagnoncelli all’8,8%. È una distinzione cruciale: Vannacci non riesce a far perdere Roscioli, ma ottiene abbastanza da presentarsi come soggetto autonomo. E il Fatto annota che dentro Fratelli d’Italia resta una certa preoccupazione: anche una percentuale molto inferiore all’11%, in una competizione nazionale, potrebbe sottrarre al centrodestra i voti decisivi per vincere. Non solo. Il giornale di Travaglio collega la vittoria anche agli equilibri interni di Forza Italia: Roscioli viene presentato come uomo vicino alla famiglia Berlusconi, mentre Occhiuto esce rafforzato nel confronto interno con Tajani.

Libero: “Trionfa il centrodestra”. Per Senaldi Vannacci è sopravvalutato, Sallusti: gli «avventurieri» possono attendere

Libero è il quotidiano che legge il risultato nella maniera più trionfalistica per la maggioranza. Il titolo occupa quasi tutta la pagina: “Suppletive di Reggio Calabria. Trionfa il centrodestra, Pd staccato di 15 punti. E Vannacci non è decisivo”. Il sommario mette in evidenza anche un confronto politico più ampio: Roscioli al 51%, centrosinistra quindici punti dietro, Futuro Nazionale al 10,9% e, secondo il giornale, coalizione di governo in crescita di circa cinque punti rispetto alle Politiche nello stesso collegio. Per Pietro Senaldi il test reggino dimostra soprattutto una cosa: Vannacci può raccogliere consenso, ma non riesce a condizionare il risultato né a spezzare il centrodestra. Il direttore sottolinea inoltre che Giannetta disponeva già di un importante patrimonio personale e che quindi non tutto quel 10,94% può essere automaticamente attribuito al generale. Senaldi ribalta anche il tema dell’astensione: non la considera necessariamente un vulnus della vittoria, ma la prova che, persino con pochissimi elettori mobilitati, la struttura del centrodestra continua a prevalere nettamente su quella dell’opposizione.

Nello stesso spazio interviene Alessandro Sallusti con il corsivo dal titolo “Avventurieri e rosiconi possono attendere”. La conclusione politica è esplicita: “il potenziale partito del generale” alla prima prova reale appare, secondo Sallusti, più debole di quanto suggerirebbero le aspettative mediatiche. A pagina successiva Libero rilancia ancora: “Meloni bacchetta Fn: ‘Abbiamo battuto il campo larghissimo’”, trasformando il voto calabrese nel primo tassello della strategia con cui la premier intende collocare Vannacci fuori dal perimetro politico del centrodestra.

Il Giornale: “Centrodestra stravince, Vannacci ininfluente”. E si apre già il rebus dell’alleanza

La lettura de Il Giornale è altrettanto favorevole alla coalizione. Il titolo è categorico: “In Calabria stravince il centrodestra con FI. Vannacci ininfluente”. A firmare il pezzo è Alessandro Gonzato. Il giornale insiste soprattutto sul fatto che Giannetta abbia raccolto meno voti di quanti ne aveva ottenuti quando correva dentro Forza Italia. È il punto utilizzato per ridimensionare il valore aggiunto specificamente attribuibile a Vannacci. Il 10,9% viene dunque letto più come somma del patrimonio personale del candidato e del nuovo simbolo che come esplosione autonoma del vannaccismo. Nel commento riportato in pagina viene sintetizzata la tesi: il centrodestra non soltanto resta primo, ma “è cresciuto” e mobilita più persone del generale. Il vero test per Vannacci, osserva il quotidiano, sarebbe stato riportare alle urne masse di astenuti: cosa che a Reggio non è accaduta.

Molto interessante il secondo articolo di Augusto Minzolini, dal titolo “Il rebus dell’alleanza a destra. Duri con lui, poi decidiamo”. Qui lo sguardo si sposta già sul dopo: Forza Italia insiste nel voler tenere Vannacci fuori, mentre dentro la Lega prevale un atteggiamento più pragmatico. In altre parole, la partita dell’eventuale alleanza alle Politiche non viene considerata definitivamente chiusa: saranno i numeri e soprattutto il rischio di perdere a dettare le scelte.

Il Foglio guarda oltre il risultato: “Vittoria azzurra in Calabria, ma quale Forza Italia ha vinto?”

È forse Il Foglio a cogliere l’aspetto più interessante per gli equilibri interni agli azzurri. Marianna Rizzini titola: “Vittoria azzurra in Calabria, ma quale Forza Italia ha vinto?”. La domanda non è retorica. Roscioli porta a casa il seggio, ma per il Foglio la vittoria rende visibili due Forza Italia: quella ufficiale guidata da Antonio Tajani e quella che ruota attorno a Roberto Occhiuto, Francesco Cannizzaro e al rapporto con la famiglia Berlusconi. Il quotidiano registra infatti che a Reggio i protagonisti della foto della vittoria sono soprattutto Occhiuto e Cannizzaro. E raccoglie anche le parole di Giorgio Mulè, che trasforma la “Sassonia” promessa da Vannacci in “un sassolino”, definendo il risultato una sorta di Waterloo politica per il generale. Ma il vero sottotesto riguarda Forza Italia: Mulè afferma che vince il partito quando è “saldo sul territorio con Occhiuto e Cannizzaro”. Una formula che, letta dal Foglio, dice molto su chi possa rivendicare realmente il successo calabrese. Il voto di Reggio, insomma, per il Foglio non è soltanto Meloni contro Vannacci: è anche un episodio della partita interna per il futuro del partito fondato da Silvio Berlusconi.

Domani: “Reggio non tradisce la maggioranza, ma Vannacci c’è”

La lettura di Domani è probabilmente quella che sintetizza meglio le due facce del risultato. Il titolo dice tutto: “Reggio non tradisce la maggioranza, esulta. Ma Vannacci c’è”. Il sottotitolo precisa: Roscioli eletto, Meloni rivendica la sconfitta del “campo larghissimo”, mentre il generale sfiora l’11% e il sistema uninominale lo neutralizza. Giulia Merlo nota come l’entusiasmo della premier sia già un indizio dell’importanza attribuita alla prova: una suppletiva che in altri tempi sarebbe passata quasi inosservata è stata invece vissuta dal governo come uno scontro campale con Vannacci.

Domani invita però a non trasformare Reggio in un sondaggio nazionale. Il territorio è particolare, l’affluenza bassissima e Roscioli ha potuto beneficiare della fortissima macchina di Cannizzaro. Tuttavia Futuro Nazionale, pur non riuscendo a guastare i piani del centrodestra, supera la soglia del 10% al primo vero test elettorale. Il quotidiano introduce poi un ragionamento interessante sulla legge elettorale: in un collegio uninominale l’11% di Vannacci è politicamente visibile ma elettoralmente sterile, perché non produce un eletto e non impedisce al centrodestra di vincere. In un sistema più proporzionale, invece, lo stesso consenso potrebbe trasformarsi direttamente in seggi.

Il vero vincitore nazionale? L’asse Occhiuto-Cannizzaro

Mettendo insieme le sette letture, emerge un dato sul quale giornali politicamente molto diversi finiscono quasi per convergere: Roscioli ha vinto, ma la vittoria non nasce da Roscioli. Il Corriere riconosce apertamente che il neo deputato deve il successo alla forza di Occhiuto e Cannizzaro. Repubblica parla di elezione di apparato e di candidato romano catapultato nel collegio. Il Fatto insiste sulla macchina del sindaco di Reggio. Il Foglio arriva addirittura a chiedersi quale Forza Italia abbia davvero vinto. Ed è forse questo il risultato politico più rilevante oltre i confini calabresi.

Cannizzaro, dopo il 65% ottenuto alle comunali di Reggio, dimostra di essere in grado di trasferire il proprio consenso su un candidato scelto dal partito. Occhiuto, contemporaneamente, può presentare il risultato come la prova che il suo modello di Forza Italia — territoriale, amministrativo, più autonomo rispetto al vertice romano — vince sul campo. Non a caso il Corriere raccoglie una sua frase che sembra andare molto oltre Reggio: “Non solo non abbiamo bisogno di lui”, dice Occhiuto riferendosi a Vannacci, sostenendo che il centrodestra dovrebbe invece aprirsi maggiormente a liberali e riformisti.

Vannacci sconfitto o promosso? I giornali non danno la stessa risposta

È qui che la rassegna stampa si divide davvero. Per Libero e Il Giornale, il generale esce ridimensionato: aveva trasformato Reggio nella possibile “Sassonia italiana”, schierato un candidato fortissimo sul piano personale e non è riuscito né a mettere in discussione Roscioli né a mobilitare gli astenuti. Per il Corriere, “l’effetto Vannacci” non si è prodotto, ma sarebbe prematuro dichiarare esaurita la sua spinta. Per Repubblica, quell’11% costituisce invece un campanello d’allarme autentico per Meloni. Per il Fatto, non è affatto un flop: Futuro Nazionale resta sotto le aspettative massime ma sopra diversi sondaggi nazionali. Domani arriva quasi alla stessa conclusione: sconfitto nel collegio, ma politicamente ancora presente. In altre parole, Vannacci ha perso la battaglia reggina ma ha ottenuto il numero che gli serviva per continuare la guerra nazionale.

E il centrosinistra? È il grande sconfitto che rischia di sparire dalla narrazione

C’è infine un dato quasi paradossale: la competizione era tra Roscioli e Benedetto, ma nella maggior parte dei giornali il centrosinistra finisce rapidamente sullo sfondo. Il 36,59% di Frank Benedetto dista quasi quindici punti dal centrodestra nonostante il campo largo fosse riuscito a ricompattarsi. Repubblica parla esplicitamente di “plateale sconfitta” e ricorda come Reggio arrivi da dodici anni di amministrazioni di centrosinistra segnate, nella sua lettura, da “molte ambizioni e troppi inciampi”. Mieli sul Corriere va ancora più lontano: ritiene che neppure una candidatura nazionale di primissimo livello avrebbe probabilmente cambiato molto il risultato, perché manca al centrosinistra calabrese una figura capace di produrre mobilitazione politica straordinaria. È una bocciatura che pesa forse persino più del dato numerico: mentre centrodestra e Futuro Nazionale combattono per stabilire chi rappresenti la destra del futuro, il campo largo non riesce nemmeno a diventare protagonista del racconto del voto che avrebbe dovuto provare a vincere.

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