Nel pieno del confronto sulla riforma della giustizia spunta un emendamento che punta a limitare la presenza pubblica dei magistrati nei dibattiti televisivi e negli incontri pubblici. L’iniziativa porta la firma dei deputati di Forza Italia Mauro D’Attis, Francesco Cannizzaro e Andrea Gentile. Tra i promotori spiccano proprio due parlamentari calabresi, Cannizzaro e Gentile, che hanno sostenuto la proposta insieme al collega pugliese D’Attis.
Nel dibattito politico la norma è stata subito ribattezzata “anti-Gratteri”, con riferimento al procuratore di Napoli Nicola Gratteri, da anni tra i magistrati più presenti nel confronto pubblico sui temi della giustizia e della lotta alla ’ndrangheta.
Cosa prevedeva la norma
L’emendamento interveniva sul decreto legislativo 23 febbraio 2006 n. 109, che disciplina gli illeciti disciplinari dei magistrati. L’obiettivo era estendere i doveri di imparzialità e correttezza anche alle attività svolte fuori dall’esercizio delle funzioni giudiziarie, includendo quindi partecipazioni a programmi televisivi, convegni, dibattiti pubblici e incontri istituzionali.
Nel testo si stabiliva che il magistrato: “anche fuori dall’esercizio delle proprie funzioni, non deve tenere comportamenti, pur se legittimi, che possano compromettere la credibilità personale, il prestigio o il decoro della magistratura e dell’istituzione giudiziaria”. In sostanza, l’emendamento mirava a rendere disciplinarmente rilevanti alcune condotte pubbliche dei magistrati, qualora ritenute lesive dell’immagine di imparzialità dell’ordine giudiziario.
Lo stop della Commissione Bilancio
Il tentativo non è però andato a buon fine in questa fase. L’emendamento è stato infatti dichiarato inammissibile perché ritenuto estraneo alle materie trattate dal decreto sul Pnrr, attualmente all’esame della Commissione Bilancio della Camera. Si tratta quindi di uno stop procedurale, legato alla natura del provvedimento, e non di una bocciatura nel merito.
Il tema resta sul tavolo politico
Nonostante l’inammissibilità, Forza Italia non sembra intenzionata ad archiviare la proposta. Secondo quanto emerge dal confronto parlamentare, la norma potrebbe essere ripresentata in un altro provvedimento legislativo, riaprendo così il dibattito sui limiti della partecipazione dei magistrati al confronto mediatico e politico. Un tema destinato a restare centrale nella discussione sulla riforma della giustizia e sul rapporto, sempre delicato, tra magistratura, politica e opinione pubblica.









