Davanti alla porta dell’ospedale di Tropea, in una mattina che sa di paradosso e di vergogna, è comparso un foglietto. Un A4 in bianco e nero, come le vecchie fotocopie sbiadite degli anni ’90. Sopra c’è scritto: “A causa di carenza di personale, il servizio di guardia medica non è attivo.” Tradotto: se vi sentite male, arrangiatevi.
La capitale del turismo senza sanità
Benvenuti nella “perla del Tirreno”, la capitale del turismo calabrese, dove si fanno convegni sulla bellezza e si girano spot istituzionali da far commuovere pure il drone che li riprende, ma se vi prende un colpo di calore o vi tagliate con un riccio di mare, potete solo sperare in una grazia divina. Altro che sanità pubblica: qui la medicina d’urgenza è diventata una questione di fortuna e superstizione.
Una regione tra copertina e realtà
Il paradosso, si sa, è lo sport preferito della politica italiana. Ma in Calabria raggiunge vette da circo Barnum. Da un lato, Tropea è l’immagine patinata che sbandierano nei salotti romani e nelle fiere del turismo: mare cristallino, chiese barocche, vicoli instagrammabili. Dall’altro lato, appena si gira l’obiettivo della telecamera, c’è la realtà: reparti chiusi, laboratori analisi bloccati per “problemi informatici”, infermieri costretti a turni da campo di battaglia, e ora persino la guardia medica chiusa perché manca il personale. In piena stagione estiva. In una città che ospita migliaia di turisti. Geniale.
Occhiuto e la sanità che non c’è
Il Presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha dichiarato guerra alla mala sanità calabrese. Ottimo. Peccato che, mentre lui fa annunci in tv, la gente non sa a chi rivolgersi per un malore. Il fatto che il foglietto sia appeso lì, senza che nessuno abbia sentito il dovere – o la vergogna – di intervenire immediatamente, ci dice tutto: non c’è più neanche l’imbarazzo.
Una violazione costituzionale d’estate
Questa non è solo una figuraccia internazionale per una località che vive (o dovrebbe vivere) di turismo. È una violazione conclamata dell’articolo 32 della Costituzione, quello che garantisce il diritto alla salute. Ma si sa, in Italia certi articoli si applicano solo tra ottobre e maggio: d’estate, come i parlamentari, anche i diritti vanno in ferie.
Domande inevase e promesse sparite
E allora la domanda è: dov’è finito il grande piano per la sanità territoriale? Dov’è finito il personale che doveva tornare nei presidi di frontiera? Dove sono finite le promesse da libro dei sogni che abbiamo sentito ad ogni tornata elettorale? Forse si sono perse nei meandri delle consulenze esterne, nei comunicati stampa, nei post autopromozionali con la foto in camicia bianca e sorriso di plastica.
Non un set, ma una comunità
Basta. Tropea non è un set cinematografico da mostrare al G7. È una comunità viva, con bisogni reali. Chi la governa ha il dovere di garantire i servizi, non solo i selfie. Perché oggi è la guardia medica, domani sarà un’ambulanza che non arriva, un parto senza ginecologo, un infarto senza cardiologo. E quando questo succederà – perché succederà – qualcuno dovrà rispondere. Ma non con un altro comunicato. Con le dimissioni.









