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4 Aprile 2026
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Un’eroina popolare senza seggio: la lezione di Wanda Ferro che demolisce la “legge schizofrenica”

La Sottosegretaria, forte di 10.000 preferenze, sottolinea: "Il sistema favorisce l'esperienza e i calcoli personali. Il mio voto è la conferma che il lavoro viene riconosciuto"

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Si parlerà  a lungo del caso- Wanda Ferro. Il sottosegretario agli interni del governo Meloni,  con un cursus honorum sontuoso, ha regalato  alla politica una gran prova di generosità, tuffandosi in una campagna elettorale insidiosa e altamente competitiva. In una parola: rischiando. Ma al cuor non si comanda, specie quando il partito ha bisogno.

Girare a tappeto la circoscrizione centrale non avrà fruttato il seggio, nonostante le oltre 10 mila preferenze conquistate, ma è la  lezione politica di attaccamento che conta. E che resta. Roba rara in tempi in cui nessuno fa niente per niente.

Ma cosa ne pensa Wanda? Glielo abbiamo chiesto nell’intervista che segue

“Come tutti sanno, l’obiettivo non era il seggio, ma quello di dare un contributo al partito, attraverso una candidatura che era stata indicata come fortemente identitaria. Non è stato semplice affrontare una nuova campagna elettorale da una posizione tutt’altro che comoda, quella di sottosegretario all’Interno, e per di più con una candidatura arrivata in modo improvviso. Chi ha seguito il mio percorso sa che non sono nuova a queste sfide: mi sono candidata alla presidenza della Regione nel 2014, una missione impossibile dopo la traumatica interruzione della legislatura, e appena due anni fa mi è stato chiesto di candidarmi a sindaco di Catanzaro con la sola lista di Fratelli d’Italia, composta in gran parte da giovani alla prima esperienza.

Credo che confrontarsi con l’elettorato sia sempre un bene. E devo dire che ho provato una forte emozione davanti alla stima e all’affetto ricevuti: oltre diecimila preferenze, conquistate in meno di un mese, battendo tutti i territori, occupandomi nel frattempo dell’organizzazione degli eventi con gli esponenti nazionali, contro candidati che preparavano questa elezione da tre anni. È la conferma che il lavoro che sto facendo, con passione e serietà, viene riconosciuto e apprezzato dai cittadini, da tanti amministratori, dai militanti e dai giovani che ho avuto accanto”.

È mancato qualcuno all’appello, si è sentita tradita da chi non si aspettava?

“No, non parlerei di tradimento perché la mia candidatura non perseguiva ambizioni di natura personale. Forse non tutti ne hanno compreso il senso e il valore che ad essa aveva dato il partito, come d’altro canto avevano chiarito Giovanni Donzelli, Francesco Lollobrigida, Arianna Meloni. In politica spesso prevalgono i calcoli personali, è avvenuto anche due anni fa alle Comunali, quando anziché seguire la linea di Fratelli d’Italia qualcuno preferì sostenere candidature in una lista alternativa. Faccio politica da più di 30 anni, posso dire con presunzione che è difficile che qualcosa mi colga di sorpresa. Mi dispiace che non sempre si comprenda che quello che sta costruendo Fratelli d’Italia è un progetto più grande e con una visione di lungo periodo. Gli obiettivi personali, che sono del tutto legittimi, rappresentano un valore aggiunto se si inseriscono in questo percorso, altrimenti rischiano solo di indebolirlo”.

Senza entrare nei tecnicismi, è diffusa la consapevolezza che quella elettorale regionale, sia una legge quantomeno schizofrenica, che ne dice, è giunto il momento di apportare qualche correttivo?

“Tutte le leggi elettorali hanno limiti. Se l’obiettivo è garantire governabilità e stabilità, questa legge raggiunge il suo scopo. Certo, può sembrare assurdo che vengano eletti candidati con poco più di mille voti e restino fuori altri con migliaia di preferenze, ma è una distorsione che serve a tutelare la rappresentanza delle diverse forze politiche. Sarà il prossimo Consiglio regionale a valutare se servono correttivi per rendere il voto più aderente alla volontà dei cittadini”.

Ci giunge voce che il partito la voglia nell’esecutivo prossimo a guida Occhiuto in un ruolo e con deleghe di rilievo, tenuto conto anche della sua esperienza amministrativa, che farà?

“Credo si tratti solo di ipotesi giornalistiche. Io faccio quello che mi chiede il partito, con lo spirito di una militante. Sono profondamente grata a Giorgia Meloni per la fiducia che mi ha accordato nel ruolo di sottosegretario all’Interno, da cui credo di aver dato un contributo concreto alla Calabria. E ritengo giusto continuare a concentrarmi su questo incarico”.

Le si riconosce quel quid pluris che ha salvato percentualmente il partito dal rischio figuraccia. Come deve cambiare Fdi in Calabria, dopo queste elezioni?

“Sono felice di essere riuscita a dare il contributo che mi ha chiesto il partito, forse anche oltre le mie aspettative, ma non credo che si possa parlare di “rischio figuraccia”. Il dato percentuale più basso rispetto alla media nazionale è legato a fattori oggettivi, a partire dall’effetto trainante del presidente Occhiuto sulle liste di Forza Italia.  Questo lo sapevamo, anche perché Fratelli d’Italia, in questa legislatura, non ha avuto leve di consenso forti: le deleghe assegnate non avevano capacità di spesa e riguardavano settori complessi. Ma non siamo un partito che costruisce consenso sulla clientela: preferiamo farlo attraverso la responsabilità, l’impegno e il coraggio delle scelte. Di certo riteniamo che il prossimo governo regionale debba essere improntato ad una maggiore collegialità e ad una condivisione non solo delle responsabilità e del lavoro, ma anche dei risultati ottenuti”.

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