Circola un pò troppo per essere una boutade prenatalizia. E non tra i capannelli paolani, sferzati in questo periodo dai gelidi venti tirrenici, bensì sulle scrivanie che contano tra Roma, Catanzaro e Cosenza.
La nuova casella della Lega
Emira Ciodaro è in pole position per la seconda poltrona assessorile spettante alla Lega, quella che sarà possibile assegnare solo dopo l’approvazione della riforma tesa ad aumentare i posti nel governo regionale, in tutto una quattrina: due assessori e altrettanti “sottosegretari”, figure istituzionali, queste, talmente simboliche e inutili da candidarsi a ricoprire un posto di rilievo nella top ten degli sprechi di denaro pubblico.
Ruoli senza potere
Il sottosegretario sarà, infatti, poco più di un consulente, senza diritto di voto nell’esecutivo, senza reali poteri amministrativi. Insomma una stelletta di latta da appuntare al petto dei fortunati beneficiari, un doppione anzi, un triplone di professionalità che si troverebbero già nella disponibilità delle risorse interne, sovente penalizzate per far spazio a “scienziati” di regime.
Perché il nome della Ciodaro non è casuale
Tornando alla Ciodaro, il nome della attuale presidente del consiglio comunale della città di Paola, non si spende a caso. La ragione è presto detta: la già candidata sotto il vessillo della Lega alle ultime regionali ha portato in dote voti importanti, personali (oltre 4000 nel collegio provinciale) e strutturali rispetto alla sua causa politica (1400 preferenze nella sola città di San Francesco, roba da far impallidire un bel pò di sopravvalutati vip leghisti) che il Carroccio romano non vuole perdere.
Il peso politico di Simona Loizzo
Anche perché della Ciodaro è stata sodale nell’ultima campagna una certa Simona Loizzo, la parlamentare calabrese più ascoltata da Salvini, che nella nuova costruzione regionale vuole poter mettere qualche mattoncino, anche a livello di sottogoverno, dove il 90% degli enti è del presidente.
La tensione dopo l’affaire Film Commission
Una circostanza che è stata “dossierata” per benino, soprattutto dopo l’ennesima carica, quella di direttore generale della ricchissima Film Commission, andata in quota governatore. Recita un adagio: “Matteo agli altri li sente, a Simona la ascolta…”








