Sette ore di confronto serrato, toni a tratti accesi e un esito finale che conferma gli equilibri politici in aula: il Consiglio comunale di Lamezia Terme ha approvato il bilancio di previsione 2026-2028 con 16 voti favorevoli, 7 contrari e un’astensione, quella del consigliere Giancarlo Nicotera.
Passano così il documento contabile – che prevede una manovra da 262 milioni per il 2026, 224 milioni per il 2027 e 133 milioni per il 2028 – insieme al Documento unico di programmazione, al Piano delle alienazioni e al programma triennale delle opere pubbliche. Un pacchetto che definisce non solo i conti, ma anche la traiettoria politica e amministrativa del prossimo triennio.
L’opposizione: “Un castello di carta”
Tra gli interventi più duri, quello del consigliere Gennarino Masi (Pd), che durante la seduta ha attaccato frontalmente l’impianto del bilancio. Secondo quanto dichiarato in aula, si tratterebbe di un “castello di carta costruito sulle fondamenta fragili di una crisi mai risolta”, un atto che – a suo giudizio – rischia di condurre l’ente verso il dissesto finanziario. Masi ha quindi chiesto il ritiro della proposta.
Sulla stessa linea critica anche una parte del centrosinistra, che ha sottolineato la mancanza di una visione strategica. Doris Lo Moro, intervenendo nel corso del dibattito, ha evidenziato la necessità di “guardare al futuro della città ma con atti concreti”, indicando nel rendiconto il prossimo banco di prova per l’amministrazione.
Il sindaco: “Prima mettere in ordine i conti”
Di segno opposto la posizione del sindaco Murone, che ha difeso il documento sottolineandone la natura prudenziale e necessaria. Nel suo intervento in aula ha ribadito che l’obiettivo resta quello di “portare la città fuori dalle secche“, chiarendo che il bilancio serve innanzitutto a consolidare l’ente.
Il primo cittadino ha inoltre ammesso che «in parte è vero che non si legge la mano della politica», ma ha rivendicato la necessità di operare in base ai vincoli esistenti. Ha poi aggiunto che un’amministrazione responsabile deve andare avanti anche in assenza di alcune figure chiave, facendo riferimento alle deleghe mancanti. Centrale, nel suo discorso, il richiamo ai rilievi della magistratura contabile: “Rimettere ordine nei conti significa tener conto dei rilievi del giudice contabile”.
Corte dei conti e revisori: il nodo resta aperto
Il tema dei controlli contabili ha attraversato buona parte della discussione, con momenti di tensione soprattutto dai banchi dell’opposizione. Diversa la lettura offerta da Mimmo Gianturco, secondo cui i rilievi della Corte dei conti “non hanno nessun impatto sul previsionale, al massimo sul rendiconto”, distinguendo quindi tra i due piani amministrativi.
Più prudente la posizione di Annita Vitale, che ha parlato apertamente di un “bilancio già instabile”, annunciando la possibilità di future variazioni proprio alla luce delle indicazioni arrivate dagli organi di controllo.
Il caso politico: assenze in giunta e astensione Nicotera
A movimentare ulteriormente il confronto è stato il tema delle deleghe mancanti. Il consigliere Giancarlo Nicotera, unico astenuto, ha criticato l’impostazione complessiva chiedendo come sia possibile approvare un documento così rilevante senza assessori al bilancio, alle opere pubbliche e alle politiche sociali. Da qui la definizione di un Comune «di fatto auto-commissariato».
Nicotera ha inoltre respinto le accuse del Partito Democratico sull’“operazione verità”, invitando i dem a rivolgere lo sguardo al proprio operato passato.
Una maggioranza compatta, un quadro ancora fragile
Nonostante le divisioni emerse nel dibattito, la maggioranza ha mantenuto la compattezza necessaria per approvare il bilancio. Resta però condivisa, anche tra i sostenitori del provvedimento, la consapevolezza di una “coperta corta” e di una struttura finanziaria rigida, segnata da criticità che affondano le radici negli anni precedenti.
Il passaggio in aula chiude formalmente la fase previsionale, ma apre quella – già evocata nel dibattito – del rendiconto, destinata a diventare il prossimo terreno di verifica politica e amministrativa.






