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13 Giugno 2026
13 Giugno 2026
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Il teatro dell’assurdo affonda Vibo: alberi abbattuti, mare avvelenato e nuove poltrone a spese dei cittadini

Tra piazza Salvemini, torrente Sant’Anna e nuove nomine nello staff del sindaco, la città affoga tra polemiche, inquinamento e scelte incomprensibili. Il Pd prende le distanze, il M5S resta in silenzio. E Romeo? Sempre più solo

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La città di Vibo è ormai divenuta il teatro dell’assurdo, nel quale un’amministrazione in
balia di se stessa lascia sempre più attoniti i cittadini. Non esiste un provvedimento, una
scelta, una decisione che non dia adito ad accese polemiche. In questo contesto occorre
approfondire tre tematiche che in questi giorni stanno alimentando il pubblico dibattito:
l’abbattimento degli alberi di piazza Salvemini; l’inquinamento marino connesso agli
sversamenti del torrente Sant’Anna; il bando per l’individuazione di un esperto a supporto dello staff del sindaco.

Alberi sani danneggiati dal cantiere: la verità sotto il cemento

Cominciando con gli ormai celebri alberi abbattuti a piazza Salvemini, riteniamo che occorra semplificare ai minimi termini l’intera vicenda, ingigantitasi – in seguito a ricorsi, controricorsi al TAR, decine di interventi sulla stampa da parte delle diverse associazioni ambientaliste, repliche dell’amministrazione e quant’altro – al punto tale che alla fine è divenuto difficile, per coloro che si sono persi una sola “puntata”, individuare il vero nocciolo della questione. Gli alberi erano vivi, vegeti ed in perfetta salute, fin quando, in seguito ai lavori attualmente in corso per la sistemazione della piazza, i mezzi meccanici impegnati nel cantiere non hanno danneggiato in modo irreversibile il loro apparato radicale. A quel punto le piante sono andate in sofferenza ed una perizia redatta dal tecnico incaricato dal comune ha evidenziato un’alta probabilità di crollo.

Cause umane, non naturali: il punto ignorato dall’amministrazione

Evitando di entrare nel merito delle contestazioni sollevate dalle associazioni ambientaliste sui sistemi utilizzati dal tecnico per giungere alle proprie conclusioni, sulle quali si è fondata la successiva ordinanza d’abbattimento del sindaco, il nocciolo della questione è che l’origine della fine è certamente imputabile a cause “umane” e non a cause “naturali”, come invece ha tentato di argomentare l’amministrazione. Sull’impegno delle suddette associazioni, va detto che esso è stato meritorio fin quando sono riuscite a tenere il dibattito ancorato alle vere cause dello stato di sofferenza degli alberi e su chi ha omesso
ogni controllo
affinché non si creassero le condizioni per rendere inevitabile l’abbattimento.

Dai nidi degli uccelli al mare inquinato: ambientalismo a due velocità

La loro battaglia, a nostro avviso, scade poi di molto nel momento in cui dalle argomentazioni serie si è passati a quelle inconsistenti: di fronte ad uno stato di pericolo, non si può pretendere che tutto si fermi perché insieme agli alberi sarebbero andati distrutti i nidi degli uccellini. Se queste ultime prese di posizione non devono sorprendere – soprattutto dopo aver ascoltato l’opinione di alcune associazioni ambientaliste secondo le quali tra i motivi ostativi alla realizzazione del ponte sullo stretto andava incluso il disagio che la struttura avrebbe comportato ad alcuni volatili nella loro rotta migratoria – quello che invece ci sorprende, e anche molto, è il fatto che le stesse associazioni che, con merito e tanto ardore, si sono battute a tutela degli alberi di piazza Salvemini, non abbiano dimostrato lo stesso interesse per la tutela del mare di Bivona, messo a repentaglio dai liquami sversati dal Sant’Anna.

Sant’Anna, un torrente di veleno nel silenzio generale

Anche con riferimento a questa tematica occorre partire dal nocciolo della questione, rappresentato dal fatto che per undici mesi l’anno il torrente Sant’Anna, alimentato dalle acque reflue del depuratore di contrada Silicagestito dal comune – sversa in mare il suo carico di veleni nel disinteresse degli amministratori, i quali poi, a ridosso della stagione estiva, ritengono di risolvere il problema con inutili provvedimenti tampone,
peraltro limitati al solo mese d’agosto.

Va ricordato che, al momento del suo insediamento, Romeo aveva promesso che sarebbero state adottate soluzioni immediate, le quali, pur non risolvendo in maniera definitiva il problema, avrebbero comunque reso la stagione estiva 2024 certamente migliore della precedente, garantendo inoltre che gli interventi risolutivi sarebbero intervenuti nel successivo periodo invernale, con il risultato che finalmente l’estate 2025 avrebbe rappresentato l’inizio del ritorno alla normalità per i cittadini di Bivona. Sappiamo cosa è successo l’estate scorsa: un incubo senza precedenti, divieti di balneazione, spiaggia e mare trasformati in una cloaca, olezzi nauseabondi.

Sappiamo anche che, fino ad oggi, degli interventi promessi non v’è traccia e che il Sant’Anna continua a sversare in mare il suo carico inquinante. Conosciamo anche le recentissime dichiarazioni del sindaco, il quale annuncia le identiche cose di un anno fa, spostando in avanti nel tempo quei famosi “interventi risolutivi” ed insieme ad essi l’annunciata “normalizzazione”, che viene postergata dall’estate 2025 a quella del 2026, con buona pace delle illusioni dei cittadini e degli operatori turistici di Bivona.

Lo staff del sindaco e il caso del nuovo esperto

A questo punto il problema non può essere relegato alla sola incapacità amministrativa del
sindaco, ma attiene alla sfera della credibilità politica dell’intera coalizione che lo sostiene. Non a caso il segretario provinciale del PD, Insardà, partito che incarna il ruolo di primo attore nella maggioranza, ha cercato di salvare il salvabile attraverso delle dichiarazioni in perfetto politichese, che, nella sostanza, mirano a tracciare un netto solco per mettere al riparo il proprio partito, sottolineando che gli interventi andavano attuati prima e non a ridosso della stagione estiva. E che questo esecutivo stia diventando politicamente imbarazzante per il PD lo si evince anche dalla presa di posizione del capogruppo consiliare Francesco Colelli, il quale, in relazione al bando per il nuovo esperto, di cui si è detto in premessa, ha detto chiaramente che il suo partito non voterà mai una variazione di bilancio mirante a consentire al sindaco il reclutamento, dopo la nomina del capo di gabinetto, di un esperto esterno da inserire nel proprio staff.

Romeo e la sindacatura dell’occasionale

Di fronte a tutto questo, alcune considerazioni vanno fatte, ed attengono in primo luogo al modus operandi del sindaco, il quale, al di là degli impegni presi e fin qui non onorati, appare completamente scollegato dalle gravi criticità che attanagliano la città. Non si comprende come un sindaco consapevole della scarsa qualità della vita, per carenza
di servizi
e quant’altro, dei propri concittadini, possa pensare ad incrementare il proprio
staff
, depauperando le casse comunali al punto da rendere necessaria una variazione di
bilancio
per reperire le somme necessarie a retribuire un nuovo esperto, invece di utilizzare, in modo certamente più proficuo, le stesse somme magari per sistemare le strade cittadine il cui stato dovrebbe far arrossire il primo cittadino. L’impressione è che ormai Romeo agisca e pensi nella consapevolezza di ritrovarsi a fare il sindaco per una serie di circostanze fortuite ed irripetibili, le quali, proprio perché tali, qualunque siano i risultati conseguiti, renderanno l’attuale esperienza progressista un fenomeno non replicabile.

PD critico, M5S silente: la maggioranza si spacca

In questo contesto di allegra gestione della cosa pubblica da parte del sindaco, mentre il
PD ha preso posizione, manifestando un forte dissenso – come d’altro canto era già
avvenuto in occasione della nomina del capo di gabinetto – il M5S, l’altro partito nazionale a sostegno di Romeo, non ha ancora fatto conoscere il proprio pensiero su questo nuovo spreco di denaro pubblico.

Il silenzio dei grillini vibonesi conferma come quei famosi slogan tanto strombazzati – “onestà” e “costi della politica” – valgono solamente quando governano gli altri, mentre, nel momento in cui si è raggiunta la stanza dei bottoni, le priorità cambiano, ed attengono alla conservazione dell’agognata poltrona finalmente conquistata.

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