Vanessa Zinzi è la nuova segretaria cittadina del Partito democratico di Catanzaro. Il congresso si chiude con 105 voti alla vincitrice, 52 ad Antonio Ionà, due schede bianche e due nulle. Una vittoria netta, secondo pronostico. Il Pd ha trovato chi guiderà il partito. Per capire chi vorrebbe alla guida della città, invece, bisognerà aspettare. È qui che finisce la cronaca dello scrutinio e comincia il problema politico. Attorno a Zinzi si è raccolto il grosso della dirigenza che conta. Ma essere d’accordo sulla segretaria non significa esserlo sul prossimo candidato sindaco. Francesco Pitaro e Nicola Fiorita sono la prova vivente della distanza fra le due cose.
I big vincono, ma un terzo del congresso dice altro
Il risultato assegna a Zinzi circa il 66,9% dei voti validi. Ionà si ferma al 33,1%. Il rapporto è di due a uno: sufficiente per governare il partito, insufficiente per raccontare una pacificazione generale. La candidatura vincente poteva contare sulla convergenza delle aree riconducibili a Ernesto Alecci, Gregorio Buccolieri, Jasmine Cristallo, Giusy Iemma e Francesco Pitaro. La sorpresa, semmai, sarebbe stata una sconfitta. Proprio per questo i 52 voti di Ionà meritano attenzione. Con un fronte avversario così largo, raccogliere un terzo dei consensi significa che il dissenso non è stato cancellato. C’è poi una sproporzione che dovrebbe suggerire meno enfasi: Gregorio Buccolieri è rimasto l’unico rappresentante del gruppo Pd in Consiglio comunale, dopo le uscite di Fabio Celia e Igea Caviano. Il partito dispone di diverse aree di influenza e di una rappresentanza consiliare ridotta all’osso. Molti generali, una truppa da ricostruire.
Cristallo e Iemma: il peso di Roma e quello dei voti
Nell’equilibrio catanzarese Jasmine Cristallo e Giusy Iemma occupano due posizioni di rilievo, costruite attraverso percorsi differenti. Cristallo, già portavoce delle Sardine, ha nel rapporto politico con Elly Schlein una risorsa evidente. Il suo ingresso nella direzione nazionale del Pd, nel 2023, avvenne in quota alla nuova segretaria. Iemma porta il ruolo di vicesindaca e un consenso elettorale già misurato in più tornate elettorali: dalle Comunali alle Politiche passando anche per le Regionali del 2025 dove raccolse 1.533 preferenze nel solo comune di Catanzaro. Un patrimonio che, in una discussione sulle future candidature, le consente di presentarsi con qualcosa di più concreto di una buona relazione politica.
Alecci e l’improbabile parte del portaborracce
Fra questi equilibri c’è Ernesto Alecci, capogruppo regionale del Pd e figura dotata di una forza elettorale che nessuno può fingere di non vedere. Immaginarlo nella parte del portaborracce pronto a mettere il proprio consenso al servizio dell’ascesa altrui senza pretendere peso nelle scelte, è una caricatura politicamente poco credibile. Chi raccoglie voti tende a voler contare anche quando si decidono le candidature e con la nuova legge elettorale i Dem avranno bisogno del suo appeal e dei suoi consensi per non perdere un’altra battaglia politica, la più importante. Ma per le elezioni che porteranno al rinnovamento dei due rami del Parlamento c’è ancora tempo e l’orizzonte appare ancora lungo, tutto da disegnare.
Pitaro e Fiorita, il paradosso della tessera
Il primo banco di prova per tutto il centrosinistra catanzarese sarà Palazzo De Nobili. Ed è un banco sul quale il Pd rischia di inciampare subito. Pitaro è un iscritto al Partito democratico, ha sostenuto Zinzi e ha già annunciato la disponibilità a candidarsi a sindaco attraverso il movimento civico “Catanzaro Punto di Svolta”. Ha dichiarato di avere cinque liste pronte. La sua appartenenza al Pd e la scelta di costruire una proposta civica sono state rivendicate pubblicamente. Non parte neppure da un consenso immaginario: alle ultime Regionali ha ottenuto 2.345 preferenze in città, più di Iemma e Alecci. Quel risultato non si trasferisce automaticamente alle Comunali, ma basta a rendere poco seria l’idea di trattarlo come un figurante.
Dall’altra parte c’è Fiorita, sindaco in carica, esterno al tesseramento dem, che guarda alla prosecuzione della propria esperienza amministrativa. La sponda di Cristallo può aiutarlo, ma non risolve la questione del sostegno dell’intero partito. La posizione di Alecci sulla scelta del candidato sindaco resta un passaggio da chiarire. Il paradosso è servito: un iscritto dem si candida da civico, mentre il Pd deve decidere se sostenerlo oppure puntare ancora su un sindaco che non ha la sua tessera e che è sostenuto da un altro movimento civico di sinistra. Nessuno statuto impone di preferire l’iscritto ma nessun richiamo all’unità può rendere superflua una discussione politica. La candidatura di Pitaro dimostra, inoltre, che la riconferma di Fiorita non è una scelta condivisa in partenza da tutto il campo progressista. Il sindaco può sentirsi già in campagna elettorale. Il consenso della coalizione, però, deve ancora conquistarselo.
Le Politiche possono cambiare gli accordi. Zinzi dovrà scegliere
Su questa contesa si innesta la partita delle elezioni politiche. Una prospettiva parlamentare può modificare priorità, disponibilità e rapporti di forza locali. Può avvicinare persone oggi distanti oppure separare quelle che hanno appena votato dalla stessa parte. È il rischio dell’intesa congressuale: tenere insieme ambizioni diverse finché la decisione riguarda la segreteria, per poi scoprire che sul Comune e su Roma ciascuno intende fare un’altra strada.
Per Zinzi il compito comincia adesso. Dovrà stabilire come il Pd sceglierà il candidato sindaco, quale giudizio esprime sull’amministrazione uscente e come intende confrontarsi con la proposta di Pitaro. Sono decisioni che richiedono una linea, non soltanto la mediazione fra i dirigenti che l’hanno sostenuta. Vincere il congresso con l’appoggio dei big era la parte più prevedibile. Guidare il partito quando quei big chiederanno cose diverse sarà la prova vera. A Catanzaro hanno contato le schede. Per sapere dove andrà il Pd bisognerà vedere chi avrà il coraggio di scegliere.














