È già un errore di sottovalutazione politica, Peppe Scopelliti. Non c’è bisogno di arrivare alla attesa griglia di partenza per le comunali reggine, infatti, per ottenere la prova della lettura approssimativa in atto del potenziale elettorale dell’ex governatore. Lo stesso che diede a ottobre una mano consistente in città al partito di Salvini, sebbene qualche luogotenente dell’attuale ministro alle infrastrutture lo abbia scordato, dopo aver scroccato (percentuali).
Una lettura che certi fighetti della Lega limitano al solo contributo dato dall’ottimo Sarica alla causa regionale ultima del Carroccio, archiviando l’appoggio indiretto di Peppe con una spocchia tale, che la dice lunga sulla qualità umana non eccelsa di certi dirigenti apicali.
E se Scopelliti tornasse in campo?
Ma cosa succederebbe se l’impegno del già sindaco della città dello Stretto diventasse invece diretto; se si candidasse di nuovo a primo cittadino, per intenderci? I fighetti l’interrogativo non se lo pongono perché la pletora dei rispettivi yes man e yes woman alimenta l’idea che quel sostanziale 14% preso dalla Lega a Reggio nello scorso autunno sia merito loro, dei nuovi Churchill.
Palloncini verdi e politica reale
La realtà, tuttavia, si sta già incaricando di ammosciare i palloncini verdi gonfiati con l’ego, molto più leggero dell’elio. E infatti volano così alti da essere ormai distaccati dalla carne viva della politica cittadina. Tanto da non avvedersi che gli autori del ‘quid pluris’ dato alla Lega stanno facendo sintesi con Scopelliti, una cui creatura movimentistica è in procinto di diventare lista, anzi liste, all’interno delle quali troveranno posto e stimoli buoni player elettorali. Se poi il cartello sarà a sostegno dell’ex governatore, gli apporti cresceranno esponenzialmente, sia in qualità, che in quantità.
Il mito dell’amministratore unico
Con buona pace di chi creda, non senza fare ridere, che la Reggio Calabria di centrodestra abbia nel parlamentare di Fi, Francesco Cannizzaro, l’amministratore unico. Così non è, così non sarà, stando alle manovre in atto. E poi, quando un partito diventa un partitazzo, aumenta il rischio che taluni interni comincino a sentirsi dei numeri e quindi a guardare verso altri lidi, magari più accoglienti e disposti a valorizzare il legittimo protagonismo di chi si senta un pò compresso o, peggio, acquisito.
La regia silenziosa di Scopelliti
Scopelliti, non lo dice (mica è fesso), non lo fa intendere, ma tra un apparente atto di distacco e l’altro offre nuova ‘occupazione’ a chi si senta messo in disparte. Le segreterie romane, che volano molto più basso dei palloncini di cui sopra, sanno che Peppe Scopelliti è ben più di una suggestione. Soprattutto considerano le comunali reggine quale un test dalla indubbia valenza nazionale.
Cazziatoni e contropartite
Ecco perché i cazziatoni fioccano all’indirizzo di quanti stanno brigando per non valorizzare in chiave regionale l’apporto elettorale dato da Scopelliti a ottobre.
Ecco perché aumentano le possibilità che un uomo o una donna di stretta osservanza scopellitiana entri a febbraio nella giunta di Roberto Occhiuto. Pacta sunt servanda.








