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3 Febbraio 2026
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Rimpasto al Comune di Vibo, faccia a faccia tra Alecci e Romeo. Il sindaco: “Nessuno sconfinamento a destra”

Il primo cittadino fa l’equilibrista tra Pd e alecciani. Mirabello resta il nodo, Colelli il muro, dem una polveriera. E mentre la direzione provinciale prova a spegnere l’incendio, Romeo precisa: il perimetro non si tocca

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Nelle scorse ore il sindaco di Vibo Valentia, Enzo Romeo, ha incontrato il consigliere regionale Ernesto Alecci e il suo braccio destro Marziale Battaglia, arrivati in città per capire fino in fondo le intenzioni del primo cittadino e, soprattutto, come uscire dall’empasse che paralizza da settimane la giunta. Alla riunione era presente anche Nico Console, capogruppo degli alecciani in Consiglio comunale. Un segnale politico chiaro: il confronto non è più informale, ma diretto e senza filtri. Alecci non ha fatto passi indietro. Il profilo indicato ieri è lo stesso di oggi: Vincenzo Mirabello, imprenditore, uomo di fiducia del consigliere regionale a Vibo, candidato che gli alecciani rivendicano come unico nome sul tavolo.

Gli alecciani: “Siamo i più numerosi, chiediamo un solo assessore”

Il messaggio della delegazione è stato netto. Gli alecciani hanno ricordato di rappresentare la componente più numerosa della maggioranza in Consiglio comunale, precisando di non avanzare pretese eccessive: un solo posto in giunta, non di più. Non solo. La maggioranza della maggioranza ha ricordato a Romeo un passaggio chiave: lo scorso settembre lo stesso sindaco avrebbe acconsentito alla richiesta di maggiore visibilità politica per il gruppo, in virtù del sostegno garantito all’amministrazione nei momenti più delicati. Una rivendicazione politica, prima ancora che numerica. Ma il problema, oggi, non è il “se”. È il “come”.

Le dimissioni di Vania Continanza

Il sindaco ha provato a smontare il caso Mirabello, chiarendo un punto decisivo: non esiste alcun veto personale sul nome dell’imprenditore. Il problema è un altro, ed è tutto politico-istituzionale: la questione di genere. Il rimpasto, infatti, riguarderebbe le due assessore in quota Pd, Puntillo e Continanza. Quest’ultima in mattinata ha presentato le dimissioni (irrevocabili) motivando la propria scelta con la necessità di “facilitare il superamento dell’impasse” politico-amministrativa che da giorni domina il dibattito cittadino. Il problema resta: l’assetto attuale della giunta non consente l’ingresso di due uomini: si può sostituire un uomo e una donna, non due uomini. Tradotto: Mirabello sì, solo se l’altro ingresso è femminile. Ed è qui che la trattativa si incaglia. Perché se entra Mirabello, qualcuno deve uscire. E quel qualcuno non può che essere scelto dentro il perimetro democratico.

Colelli, Esposito e la regola non scritta

Il muro contro muro è ormai evidente. Da un lato il gruppo dirigente dem che esprime Francesco Colelli, dall’altro gli alecciani. In mezzo, un Pd lacerato. Sul tavolo, gli alecciani hanno messo una regola non scritta, ma politicamente esplosiva: “Non è accettabile che Colelli diventi assessore mentre sua madre, Teresa Esposito, resta segretaria provinciale del Pd”. Una gestione familiare del partito che non va giù a una parte consistente della maggioranza. E che rende lo scontro non più negoziabile, ma identitario. Mal di pancia diffusi che vanno oltre il gruppo che si richiama alle posizioni di Ernesto Alecci.

Direzione provinciale Pd: ultima chiamata

Per evitare il peggio, è stata convocata la direzione provinciale del Pd. L’obiettivo è trovare una via d’uscita condivisa prima che la crisi deflagri definitivamente. Ma il tempo stringe. Se il Pd non trova una sintesi interna, il sindaco ha davanti a sé una sola strada: applicare il manuale Cencelli, rimettere tutto in discussione, fare un rimpasto totale e rivedere tutte le postazioni, comprese quelle degli altri alleati.

Un’ipotesi che coinvolgerebbe anche Movimento 5 Stelle e il gruppo di Lo Schiavo, considerati da più parti sovradimensionati rispetto alla rappresentanza consiliare. Una mossa che rischierebbe di generare indigestioni politiche e un possibile terremoto capace di far crollare l’intero edificio.

Romeo chiude al centro: “Nessuno sconfinamento”

In questo scenario, il sindaco ha sentito il bisogno di mettere un punto fermo. E lo ha fatto con parole nette, respingendo con decisione le voci su un possibile dialogo con il centro e con i pitariani. “Ho sentito Vito Pitaro recentemente, ma esclusivamente per questioni di natura istituzionale non certamente per vicende di natura politica che ci vedono su posizioni diametralmente opposte”, chiarisce Romeo. “Non ho alcuna intenzione di allargare il perimetro della maggioranza. Lavoriamo tutti insieme per rafforzare l’alleanza che ci ha permesso di vincere. Tutte le scelte che farò andranno in questa direzione“.

Il concetto viene ribadito più volte: avanti con il centrosinistra, nessuno sconfinamento, impianto originario intatto, pur nella consapevolezza che un riequilibrio interno sia ormai inevitabile.

Il cerino acceso

Il rimpasto non è più solo una questione amministrativa. È diventato un test di tenuta politica. Qualcuno dovrà fare un passo indietro. Qualcun altro dovrà rinunciare a qualcosa. Perché continuare così significa solo una cosa: rischiare di far cadere il palazzo. Il cerino è acceso. E, per ora, resta saldamente nelle mani del sindaco.

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